Roma e il candidato sindaco, Giletti: io tentato. Nel Pd si fa strada Barca

Sabato 10 Ottobre 2020 di Mario Ajello
Candidato sindaco a Roma, ​Giletti: io tentato. Nel Pd si fa strada Barca

Comincia finalmente a entrare nel vivo la partita romana 2021. E l’ipotesi Giletti fatta trapelare dal Messaggero movimenta da subito la partita, versante centrodestra in cerca del candidato forte come sindaco della Capitale. Parlando con gli amici si descrive «tentato» il giornalista super-pop di Non è l’Arena. Naturalmente però è il primo a sapere che «è tutto complesso: le alchimie le emozioni, le decisioni». E in diretta nella sua trasmissione radiofonica su Rtl 102.5: «Non smentisco. E’ il mio ultimo anno di contratto con La7. Fino al 30 giugno sono qui ma sarebbe disonesto dire no adesso. Ma farò politica a una sola condizione: solo se posso incidere». E comunque ieri la giornata è stata un fiorire di domande: sarà lui o non sarà lui il candidato? Giletti vuole o non vuole?

Roma, ipotesi Giletti candidato sindaco per il centrodestra. Calenda fa paura al Pd

LE OPZIONI

Quando Maurizio Gasparri riunisce i parlamentari romani di Forza Italia per il primo incontro sul caso Roma - e ci sono da Barelli a Baldelli, dalla Calabria a Giacomoni, dalla Polverini ad Andrea Ruggieri - proprio quest’ultimo, molto esperto di comunicazione politica, propone: «Ma se dev’essere Giletti, nome fantastico ma è di Torino, perché non Nicola Porro? Non sarebbe più adatto? E’ romano, è uno capace di allargare il campo, un vero liberalizzatore (nei trasporti, nel commercio, nell’industria) e questo tipo di scossa è quella che serve a Roma, per non dire delle sue notevoli capacità comunicative». A Baldelli e ad altri il lodo Ruggieri è piaciuto. Ma tutti hanno fatto due lamentele. La prima: mica il candidato del centrodestra dev’essere per forza un non politico! La seconda, così sintetizzata da Ruggieri: «Perché la Ronzulli ha accompagnato Tajani al vertice dei leader l’altro giorno a discutere le candidature per Roma? Lei conosce sì e no Milano». Sul fronte opposto ossia a sinistra, in questi giorni di giochi preliminari e di voci vere o supposte, e di velleità e di tentazioni, comincia a circolare un nome da album di famiglia: quello di Fabrizio Barca.

Su Roma lavora da un bel po’ (è autore, dopo la bufera Mafia Capitale, della mappatura e della classificazione dei circoli del partito: corrotti in pieno, solo un po’ o per niente), in tutta la filiera Pci-Pds-Ds-Pd è molto stimato, è stato ministro con Monti, viene dalla Banca d’Italia: candidato sindaco con le primarie le vincerebbe al volo, con l’aiuto di Zingaretti e dei big. E questo è un percorso che comincia ad essere esaminato. Ma è un teorico, un intellettuale Barca: è questo che oggi servirebbe, nel caso, a quel che resta di Roma? E servirebbe uno così targato sinistra, potenzialmente in grado solo di convogliare (ma non è poco) i voti grillini? Intanto c’è anche il nodo Calenda. Uno dei padri nobili del Pd, Pierluigi Castagnetti, esprime l’umore di tanti: «Calenda candidato sarebbe una benedizione per noi». Ma Zingaretti è stato drastico in questi giorni: Calenda faccia la sua strada se vuole correre per il Campidoglio, ma quella strada non è la nostra. Ieri, è intervenuto anche il vice segretario dem Andrea Orlando: «Le primarie non si devono fare per forza e non sono una panacea». Assist a Calenda? Lui non sembra prenderlo così: «Ma come?! Queste primarie non erano fondamentali? Aò Pd», dice il leader di Azione. «Ma Calenda vuole fare il sindaco di Roma o dividere e attaccare il Pd? L’avversario è la destra», replica il segretario romano dei dem, Andrea Casu.

COVID E TENDONI

E comunque, mentre Calenda giudica «follia» le primarie con le file e gli assembramenti nei tendoni mentre il Covid impazza intorno e le ritiene un rito autoreferenziale della sinistra e fa notare che Zingaretti in tre quarti delle regioni non le ha fatte fare, i renziani di Italia Viva - da Faraone a Giachetti - tifano per lui: «Sarebbe una manna caduta dal cielo la candidatura di Calenda a Roma». Il leader di Azione è attestato su questa linea: «Deciderò la prossima settimana ma una cosa è certa: le primarie non le farò mai». E non vorrà fare neppure il capro espiatorio del tipo: corro con il Pd e poi danno la colpa a me dell’eventuale sconfitta. Comunque come identikit - capacità manageriali, concretezza sviluppista, piglio combattivo - quello di Calenda potrebbe essere il meglio attrezzato rispetto ad altri profili più aleatori che volteggiano sul cielo della Capitale. Mentre qui sotto, occorre sbrigarsi a scegliere e a scegliere bene, perché Roma è allo stremo. 

Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre, 00:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA