Roma, donna sotto la metro, psichiatri nel mirino: l'uomo che ha spinto Micaela era appena uscito dal Cim

Martedì 30 Gennaio 2018 di Michela Allegri

Venerdì scorso, quando ha spinto una donna sotto un treno della metro B, Igor Trotta era appena uscito dal centro di igiene mentale dell'ospedale Sant'Eugenio, dove i medici che lo avevano in cura gli avevano somministrato la terapia che seguiva da anni. Ieri, la documentazione sanitaria del quarantasettenne indagato per tentato omicidio è stata sequestrata. E al vaglio della Procura c'è proprio l'operato dei camici bianchi che hanno seguito il percorso clinico dell'indagato. Il gip Vilma Passamonti, nel frattempo, ha convalidato l'arresto dell'uomo che, in sede di interrogatorio, ha ammesso di aver tentato di uccidere la vittima, fornendo spiegazioni deliranti. Il magistrato ha anche disposto una perizia psichiatrica. Ma le indagini proseguono. I dottori nei prossimi giorni verranno sentiti come persone informate sui fatti dal pm Alberto Pioletti, titolare del fascicolo. «Andava ogni 14 giorni a fare la puntura al Centro di salute mentale. Anche venerdì mattina c'era stato, la psicologa lo ha visto alle 11 al Sant'Eugenio», ha raccontato la madre di Trotta. Due ore più tardi, davanti a decine di testimoni e ripreso dalle telecamere di sorveglianza della stazione Eur Fermi, l'indagato ha spinto sotto un convoglio in transito Micaela Castro Pizarro, colf peruviana di 47 anni. I magistrati vogliono capire se già di fronte ai medici il quarantasettenne si fosse comportato in modo anomalo, e se eventuali avvisaglie di un crollo psicotico siano state sottovalutate.

L'INTERROGATORIO
Trotta resta quindi nel carcere di Rebibbia. Di fronte al gip, ha confermato il racconto già fatto agli agenti della Squadra Mobile che lo hanno arrestato poche ore dopo l'aggressione. «Non conoscevo quella donna. L'ho fatto perché le voci che sentivo mi dicevano che dovevo spingerla, voci di emissari mandati da Dio. Loro hanno deciso». L'arrestato ha citato anche il «Vaticano e il terzo segreto di Fatima». Ha detto di aver cercato di contattare il Papa e che il suo gesto era un tentativo di «purificarsi, per sconfiggere un Dio cattivo». Una giustificazione delirante che ha spinto il pm Pioletti a formalizzare la richiesta di perizia psichiatrica. «Siamo in presenza di una tragedia - ha detto l'avvocato di Trotta, Maurizio Scuderi - una tragedia in cui ci sono solo vittime».

L'ARRESTO
I fatti risalgono a venerdì scorso. Sono le 13 quando Trotta, ripreso dalle telecamere di sorveglianza, spinge Micaela sotto al treno. Gli investigatori lo identificano grazie all'abbonamento elettronico della metropolitana - i dati degli intestatari sono nei database della motorizzazione - e grazie al giaccone rosso che indossa, che si vede nettamente nei fotogrammi finiti agli atti dell'inchiesta. La vittima viene invece portata all'ospedale San Camillo in codice rosso. I dottori le devono amputare un braccio, ha il bacino fratturato ed emorragie interne. Per la Procura, l'indagato ha agito mosso da una «volontà omicida» netta: voleva uccidere, sottolinea il magistrato nel decreto di fermo.
 

Ultimo aggiornamento: 15:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA