Presidi soddisfatti: «Finito l'on demand». Ma restano i dubbi sui tempi dei vaccini

Sabato 20 Febbraio 2021 di Serena COSTA

L'ordinanza ancora non c'è, ma la posizione è chiara: «Meglio la didattica a distanza per tutti, che la didattica digitale integrata. Per fortuna, è finita l'era della scuola on demand». I dirigenti scolastici pugliesi, stando ai rumors di queste ultime ore e alle dichiarazioni di ieri del governatore Emiliano, sembrano quanto meno appoggiare l'idea che non debbano più essere le famiglie a dover decidere se inviare o meno a scuola i propri figli. Ma a loro avviso due settimane non bastano per poter vaccinare tutto il personale scolastico, migliaia di persone, a detta dello stesso presidente della Regione Puglia, che ieri ha auspicato di riaprire le scuole di ogni ordine e grado solo una volta che saranno stati vaccinati contro il Covid docenti e personale amministrativo e Ata. Di sicuro c'è che le adesioni inviate finora dagli istituti scolastici raccontano di una quasi unanime partecipazione alla vaccinazione da parte del personale scolastico: 80% dicono i dati ufficiali, ma le scuole intervistate parlano perfino del 90%.
Il sacrifico più grosso del fare lezione a distanza, questo è ormai un altro fatto acclarato, proviene dai bambini delle scuole elementari, ma anche dai ragazzi delle superiori. Chi tira un pur minimo respiro di sollievo sono invece i docenti, che non saranno più costretti a tenere un paio di occhi davanti al pc e un altro paio di fronte al gruppo presente in aula. «La didattica a distanza è un sacrificio sensato, solo a condizione che la durata dell'ordinanza riesca a coprire il tempo impiegato per completare le vaccinazioni di tutto il personale scolastico commenta Giovangualberto Carducci, dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo Carrieri-Colombo di Taranto . Finora, abbiamo inviato all'Asl di Taranto gli elenchi trasmessi di chi vuole essere vaccinato, ma non abbiamo avuto alcun riscontro di tipo organizzativo, così come già accaduto in passato per gli screening volontari. Stoppare le lezioni probabilmente sarà utile per contenere la pandemia, ma il cambio di passo avrà contraccolpi sui bambini della scuola primaria, soprattutto su quelli dell'infanzia, che praticamente si ferma. Il dubbio è legittimo: solo nella mia scuola ci sono 150 docenti, che moltiplicati per le 100 scuole tarantine, diventano 15mila persone: faranno in tempo in 2-3 settimane? Tra l'altro, dall'Asl ci hanno chiesto di censire anche gli educatori e tutte le persone che entrano a scuola: addetti alle pulizie, alla manutenzione, alla mensa. Le persone da vaccinare così si moltiplicano».Decisamente scettica è poi Annarita Corrado, preside del liceo Da Vinci di Maglie: «Se il presidente Emiliano pensa di riaprire le scuole una volta terminate tutte le vaccinazioni, si arriva alla fine dell'anno. Il nostro istituto non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione su quando potremo procedere. C'è di buono che il 90% del personale ha dato la propria adesione e che abbiamo anche emanato una nuova circolare per chiedere se qualcun altro voglia aderire. Altro aspetto positivo che si delinea all'orizzonte della futura ordinanza è che viene meno la frequenza a domanda, che ha creato un disagio enorme per i docenti». Più ottimista è invece Patrizia Carra, dirigente dell'Istituto comprensivo Commenda di Brindisi: «Se la dad generalizzata può servire a vaccinare, allora va bene: parlando con alcuni referenti dell'Asl di Brindisi, sembrerebbe che due-tre settimane possano essere sufficienti a completare la campagna vaccinale. Certo, i nostri alunni, che stanno venendo in classe al 95%, soffriranno parecchio della chiusura della scuola. E tra l'altro non sono nemmeno d'accordo con il prolungare l'anno scolastico, come affermato dal neopresidente Draghi: semmai, quest'anno abbiamo lavorato il doppio, soprattutto con la didattica mista, pur di non lasciare indietro nessuno». Sicura che poche settimane basteranno a coprire tutto il personale dal Covid è anche Giovanna Caretto, preside del De Giorgi di Lecce: «L'Asl ha tutti i dati: se si volesse, si potrebbe vaccinare in molto meno di 3 settimane, concentrandosi solo sul personale scolastico però. Tra l'altro, una chiusura in concomitanza con la vaccinazione dei docenti è auspicabile, perché l'inoculazione dà a quasi tutti reazioni come mal di testa e febbre, e non sapremmo come gestire le assenze. Da noi ha aderito il 93% del personale».
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Ultimo aggiornamento: 13:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA