C'è l'accordo: test rapidi anche dai medici di famiglia

Giovedì 29 Ottobre 2020

I medici di famiglia pugliesi potranno effettuare i tamponi rapidi, aiutando così i dipartimenti di Prevenzione nell'attività di contact tracing. E' stato firmato un accordo tra la Regione e i sindacati dei medici di medicina generale, i test potranno essere effettuati negli studi o in strutture messe a disposizione dalle Asl. I medici di base, per ora, si occuperanno solamente dei pazienti asintomatici usciti da 10 giorni di isolamento, in modo da supportare il Dipartimento di prevenzione e limitare il periodo di quarantena. «La sottoscrizione dell'accordo spiega il segretario della Fimmg Bari, Nicola Calabrese - apre un nuovo scenario, dato che per la somministrazione dei tamponi rapidi da parte dei medici di medicina generale non sarà su base volontaria, ma un'attività inclusa tra i loro compiti». L'intesa permetterà di rafforzare le attività di contact tracing e prevede che la somministrazione dei tamponi rapidi da parte dei medici di famiglia possa essere organizzata, prevedendo l'accesso su prenotazione e previo triage telefonico, anche in strutture messe a disposizione della Asl, laddove gli studi medici non siano adatti. «La medicina di famiglia in Puglia è pronta prosegue Calabrese - oltre che a somministrare i tamponi, a supportare i dipartimenti per le attività di isolamento e identificazione dei contatti». L'uso dei tamponi rapidi da parte dei medici di medicina generale ha l'obiettivo di contribuire a prevenire la diffusione dell'epidemia Covid e isolare in modo più rapido i focolai, così da evitare che l'attività di indagine epidemiologica con il tracciamento dei contatti e l'accertamento diagnostico, l'isolamento dei casi e l'applicazione delle misure di quarantena gravino esclusivamente sui dipartimenti di Prevenzione delle Asl. «I medici faranno la propria parte conclude Calabrese - come sempre. Ma la situazione è preoccupante. Per questo rilanciamo l'invito del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, rispetto alla necessità di adottare misure più restrittive per il contenimento della pandemia. È a rischio la tenuta del sistema e la possibilità di curare tutti».
In Puglia i cacciatori di Covid sono appena 546, 1,4 ogni 10mila residenti contro una media italiana di 1,5. Se il Veneto può contare su 2,8 dipendenti ogni 10mila abitanti nei dipartimenti di Prevenzione delle Asl (complessivamente 1.390 esperti per il contact tracing), l'Umbria su 2,7, la Puglia si ferma a 1,4 secondo i dati dell'Istituto superiore della sanità. Nei giorni scorsi è stato lo stesso assessore regionale alla Sanità, Pierluigi Lopalco, ad ammettere che il punto debole è nelle piante organiche: poco personale per seguire e ricostruire tutte le catene di contagio e i focolai Covid che si stanno sviluppando anche in Puglia. Lo scorso aprile, durante la prima ondata, il governo Conte sottolineò la necessità di potenziare il contact tracing fissando la soglia minima di un tracciatore ogni diecimila abitanti. All'epoca, però, l'epidemia sembrava aver risparmiato il Mezzogiorno ma adesso i numeri di chi va a caccia dei cosiddetti invisibili si rivelano risicati. I rinforzi dovrebbero arrivare a livello nazionale, la Protezione civile è pronta a reclutare 2mila operatori che si occuperanno del tracciamento dei casi di contatto con persone contagiate dal coronavirus. Di questi 2 mila, 1.500 saranno impiegati per effettuare i tamponi nelle Regioni e 500 di individuare le relazioni tra un positivo e i suoi contatti. Per alcuni esperti, però, l'incremento delle figure è insufficiente: in primis per i nuovi contagi quotidiani e poi perché il numero di tamponi minimo per provare a contenere il virus dovrebbe essere di almeno 300 mila al giorno. L'Italia, sino ad oggi, non ha mai superato quota 200 mila.
V.Dam.
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