Nuovo Centro: Europa e lealtà al governo: tra un mese la nuova formazione di Renzi e Toti

Nel programma il garantismo, attenzione al Mezzogiorno e lotta all'assistenzialismo

Nuovo Centro: Europa e lealtà al governo: tra un mese la nuova formazione di Renzi e Toti
Nuovo Centro: Europa e lealtà al governo: tra un mese la nuova formazione di Renzi e Toti
di Alberto Gentili
4 Minuti di Lettura
Domenica 6 Febbraio 2022, 00:43 - Ultimo aggiornamento: 11:39

La road map per il Grande Centro è tracciata. Matteo Renzi e Giovanni Toti hanno convocato gli stati generali dei propri partiti per avere il via libera alla federazione dei gruppi parlamentari. Pressoché deciso il nome: “Italia al centro”. E stabilito anche il «terreno programmatico» partendo da una premessa: «Il Centro sarà la guardia repubblicana di Draghi. Il sostegno leale e convinto al governo», dice il presidente di Iv Ettore Rosato, «sarà il vero collante che ci terrà insieme, la premessa di tutto». Il primo a partire sarà Renzi. Il 26 febbraio il leader di Italia viva riunirà l’assemblea nazionale. E di lì a poco, il 5 marzo, sarà Toti (attaccato frontalmente ieri da Matteo Salvini) a chiamare a raccolta Coraggio Italia e i suoi alleati, come Idea di Gaetano Quagliariello e forse l’Udc di Lorenzo Cesa e Noi con l’Italia di Maurizio Lupi. L’obiettivo: ottenere il via libera dai propri iscritti alla federazione dei gruppi parlamentari che, da qui alla fine della legislatura, puntano a muoversi compatti anche grazie al patto di consultazione siglato e sperimentato con successo per la partita sul Quirinale. In vista delle due assemblee, la parola d’ordine è frenare. Ecco così Rosato: «E’ prematuro parlare di federazione del Grande Centro, prima dell’assemblea di Italia Viva non succederà nulla e noi saremo concentrati non sulle alchimie politiche, ma nell’impegno per risolvere i problemi degli italiani». Sulla stessa linea Emilio Carelli di Coraggio Italia: «Le notizie su contatti tra gruppi parlamentari per la creazione di una formazione di centro vanno prese con la dovuta prudenza. Nulla è stato ancora deciso». In realtà, invece, molto è deciso. Ad esempio, avendo capito che di tempo ce n’è poco (per le Comunali si voterà tra maggio e giugno) e che esistono realtà come Genova (Italia viva sostiene il sindaco Marco Bucci, avversario di Toti) dove è difficile raggiungere un accordo, sta prendendo forza l’idea di lanciare “Italia al centro” alle elezioni politiche della primavera del prossimo anno. Con o senza il proporzionale perché, come va sostenendo Renzi, «anche con il Rosatellum si aprono praterie al centro». La ragione: «Quel sistema elettorale tiene ancorata Forza Italia alla destra, dunque...». Dunque Renzi e Toti sperano di vedere pezzi del partito di Silvio Berlusconi, ad esempio i ministri Renato Brunetta e Mara Carfagna, transitare verso il Centro. Nel frattempo i due leader mettono a fuoco i temi programmatici: «Il nostro compito è sviluppare in modo originale e non scontato le cose dette da Mattarella nel suo discorso», spiega Quagliariello, «occupandoci della aree fragili del Paese, della crisi demografica, del potenziamento della Sanità, della transizione ecologica e digitale, delle infrastrutture». A questi temi i renziani aggiungono «il garantismo, l’europeismo, l’atlantismo, più investimenti e meno assistenzialismo, la famiglia». L’accenno di Quagliariello alle «aree fragili» non è casuale. Renzi e Toti hanno messo a fuoco che è indispensabile puntare sul Centro-Sud. La ragione: «In quelle Regioni i 5Stelle alle elezioni del 2018 hanno raggiunto percentuali del 50%. Bene, ora quel partito non esiste più o quasi e quel bacino elettorale è “scalabile”. Perciò», dice un renziano, «pur senza trascurare il Nord, sarà indispensabile proporre politiche di attenzione al Mezzogiorno».

IL NODO DELLA LEADERSHIP

Il vero problema del Grande Centro è la leadership. Renzi ci crede e Toti è pronto a fare “ticket” con lui. Tanto più che nessuno pensa che Mario Draghi possa essere il front man del Terzo Polo: «Il premier deve governare, non può e non intende schierarsi. Anche perché potrebbe restare a palazzo Chigi dopo le elezioni, se nessuno com’è probabile vincerà», affermano da Coraggio Italia. Così molti continuano a pensare a Pier Ferdinando Casini, nonostante il diretto interessato si sia chiamato fuori. Tra questi Mario Baccini, ex ministro della Pa: «Casini è un patrimonio del Paese, è l’unico che può dare una copertura istituzionale alla nascita di un Centro che sia davvero centrale». Si vedrà. Di certo l’ex presidente della Camera sarà il padre nobile e l’ispiratore del Grande Centro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA