Guerra in Ucraina, Draghi: «Non è recessione, ora sostegno alle famiglie». Asse con la Francia

Aiuti alle imprese e ai cittadini per proteggerli dai rincari

Guerra in Ucraina, Draghi: «Non è recessione, ora sostegno alle famiglie». Asse con la Francia
Guerra in Ucraina, Draghi: «Non è recessione, ora sostegno alle famiglie». Asse con la Francia
di Alberto Gentili
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Venerdì 11 Marzo 2022, 08:47 - Ultimo aggiornamento: 08:50

Alla guerra si risponde con misure di guerra. È questa la linea concordata da Mario Draghi e da Emmanuel Macron. Dunque, sì a un Recovery plan da 100 miliardi finanziato con eurobond per sostenere i settori energetici e della difesa: «L'Italia e la Francia sono completamente allineate anche su questo fronte», certifica il premier. Sì a rivedere le regole degli aiuti di Stato per scongiurare il collasso delle imprese strette alla gola dal caro-energia. E sì a cambiare il Patto di stabilità, anche per poter procedere a nuovi scostamenti di bilancio con cui aumentare i fondi (già 16 i miliardi stanziati) per tagliare le bollette di luce e gas. Perché è vero, come dice Draghi davanti all'ingresso di Versailles, che «l'Italia non è in recessione». Però «c'è stato un rallentamento dell'economia. E dunque dobbiamo sostenere le famiglie e le imprese», proteggendole dai rincari energetici e «diversificando le fonti di approvvigionamento» riducendo la dipendenza da Mosca. Le somme si tireranno a fine mese, in un nuovo vertice Ue o a maggio.

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Draghi e Macron si sono visti per oltre mezz'ora, in un incontro a quattr'occhi che ha preceduto il Consiglio europeo informale. Nel corso del colloquio - giudicato «significativo» e «molto importante», in quanto ha confermato «il forte allineamento» e l'asse tra Parigi e Roma nella partita delle sanzioni e delle risposte da dare agli effetti che le misure contro Mosca produrranno sulle economie italiana e francese - il due leader hanno fissato la linea sviluppata poi nel summit e sintetizzata da Macron con queste parole riferendosi al nuovo Recovery plan: «L'Europa deve cambiare. Ha cambiato sotto i colpi della pandemia, cambierà ancora di più sotto i colpi della guerra. Dobbiamo essere lucidi ed ambiziosi».

Draghi è arrivato a Versailles dopo che in mattinata, in Consiglio dei ministri, era stata esaminata la situazione «gravemente allarmante» provocata dalla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina e dalle sanzioni contro Mosca decise dell'Unione europea. Soprattutto nel settore dell'energia, ma anche delle forniture agroalimentari (grano in testa) e di materie prime. Così, in un punto stampa poco prima dell'inizio del vertice, Draghi mette a verbale: «Italia e Francia sono allineate, come il resto dell'Europa, nella risposta delle sanzioni. Ma anche nel sostegno ai nostri Paesi per le conseguenze che queste misure necessariamente comporteranno».
Ciò significa che l'Unione europea deve, secondo Draghi, cambiare le regole comunitarie che in questa «fase eccezionale» sono ormai superate. Anzi, rappresentano un freno, se non un danno, sia al settore energetico, sia a quello agroalimentare. Perciò, come si diceva, sì a introdurre flessibilità sugli aiuti di Stato per garantire liquidità alle imprese e abbattere i prezzi di luce e gas. E sì a scostamenti di bilancio con cui finanziare nuovi interventi sulle bollette, rimandando quanto più possibile il ritorno delle regole ferree del Patto di stabilità. Inoltre va fissato un tetto al prezzo delle materie prime, misura di fatto già accettata dalla Commissione Ue.

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«LA RISPOSTA SIA EUROPEA»
Per Draghi, «la risposta al dramma» della guerra e «il sostegno all'economia europea e italiana, non possono essere che europei». Perché la filiera di settori colpiti dal conflitto e dalle sanzioni è ampia: «Non c'è solo il campo energetico, ma anche quello agroalimentare, delle materie prime per acciaio, carta, ceramica». La conclusione del premier, che anche è un appello agli alleati contrari ad allentare i cordoni della borsa come Germania, Olanda, Svezia: «Dobbiamo reagire a tutto questo sostenendo le imprese e il potere di acquisto delle famiglie, con la stessa convinzione e la stessa rapidità con cui abbiamo sostenuto la reazione alla Russia». La risposta, ribadisce Draghi, «non è allentare la pressione su Putin», ridurre le sanzioni, «ma lavorare insieme per sostenere le nostre economie».


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