Rifiuti, impianto di Lecce in 3 anni: «vantaggi economici per la città»

Lunedì 2 Dicembre 2019 di Maurizio TARANTINO
Tempo tre anni per realizzare l'impianto di Lecce e chiudere il ciclo dei rifiuti con il compostaggio. Questa la previsione che arriva dall'Ager (l'Agenzia regionale dei rifiuti). E che, insieme con la Regione, fa i conti con il fattore tempo perché se n'è già perso troppo nel tira e molla con il Comuni.
Trentasei mesi la durata massima: per arrivare l'iter e per mettere in moto l'impianto per il trattamento dell'organico che nascerà a Lecce dopo l'annuncio-svolta del sindaco Carlo Salvemini pronto a ospitarlo nel territorio del capoluogo con una scelta nel nome «della responsabilità» come dichiarato nell'intervista di ieri a Quotidiano.


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Il luogo? La zona industriale, con ogni probabilità. Purchè si faccia presto, come sostengono tutti. Una svolta per l'intera provincia di Lecce perché l'impianto di Lecce, dicono dall'Ager, «riceverà l'organico della maggior parte del Salento che al momento trova posto a Ugento, Cavallino e Poggiardo».
Un tassello fondamentale per il territorio costretto a utilizzare impianti fuori dalla Puglia con una spesa esorbitante per le tasche dei cittadini: oggi infatti, come ricordato dallo stesso Salvemini, il capoluogo sostiene un costo di circa 185 euro a tonnellata per lo smaltimento della frazione umida, costi che raggiungono anche i 230 euro a tonnellata in altre amministrazioni.
In prima linea il commissario di Ager, Gianfranco Grandaliano, che da tempo era impegnato a spingere i Comuni salentini a dotarsi di un impianto di compostaggio tanto da aver, più volte, espresso rammarico per il ritardo visto che nelle altre province pugliesi la programmazione è già avanzata: nel 2020 sarà pronta una struttura a Bari, nel 2021 invece ce ne sarà una a Pulsano, a pochi chilometri da Taranto.
«Siamo ancora nella fase propositiva - dice Grandaliano - ma la volontà espressa dal sindaco di Lecce rappresenta una buona notizia. La provincia di Lecce ha bisogno di un impianto di compostaggio, così come del resto previsto dal Piano regionale dei rifiuti, che valorizzi davvero, economicamente e ambientalmente l'impegno dei cittadini nella raccolta differenziata evitando il ricorso ad impianti fuori regione». Un riferimento chiaro ai vantaggi economici. La conferma, dunque, che «evitando il trasporto fuori regione si potrà risparmiare sulla tassa dei rifiuti». E anche non poco sui numeri di partenza».
Bisognerà rispettare tutti i passaggi, ma anche premere sull'acceleratore. E qui è lo stesso Grandaliano a entrare nel merito: «Con l'interesse del Comune di Lecce pronto a concretizzarsi ci attiveremo subito, per quelle che sono le nostre competenze, per contribuire a dotare il territorio salentino di un impianto a gestione pubblica in grado di conferire al territorio autonomia ed efficienza nella chiusura del ciclo della frazione organica».
I prossimi passi dell'amministrazione leccese saranno la formalizzazione della disponibilità del sito. È quella che si chiama manifestazione d'interesse per il trattamento della frazione organica in un'area appartenente al perimetro comunale. Quindi sarà compito dell'Agenzia, con una nota, comunicare alla Regione la disponibilità del Comune ad ospitare l'impianto sottolineando l'importanza di questa opportunità alla luce dell'impossibilità di conferire nell'impianto di Cavallino. Appena la Regione darà il via libera, potrà partire la fase progettuale affidata dall'Agenzia. Quindi la palla tornerà alla Regione, con il progetto portato a termine, dovrà mettere a disposizione il finanziamento. Ci vorrà anche l'ok degli uffici per tutte le autorizzazioni, come l'Aia ad esempio, che dovrà essere pronta in massimo 180 giorni. A quel punto, concluso l'iter, ci sarà il bando di gara.
E, qui, si torna ai tempi. l nuovo impianto, secondo le stime dell'Ager che ragiona su quanto accaduto in casi similari avvenuti in altre province, serviranno non meno di 36 mesi complessivi. I nodi da sciogliere saranno, oltre alla localizzazione dell'impianto che dalle prime ipotesi potrebbe ricadere nella zona industriale leccese, anche la capacità di trasformazione che dovrebbe garantire lo smaltimento dell'intero bacino salentino, evitando costi e sprechi. La gestione pubblica assicurerebbe l'abbassamento delle tariffe che dovrebbero comunque essere concorrenziali per il mercato visto che l'esercizio non può andare in perdita, ma sarebbero di certo più convenienti e ragionevoli.
I vantaggi non saranno solo dal punto di vista economico, ma evidentemente anche da quello ambientale. Basti pensare al via vai di camion che intasano le strade della Provincia per raggiungere i luoghi di conferimento, spesso fuori regione, raggiungendo la Calabria e il nord del Paese. Sarebbero eliminati anche gli impianti di trasferenza che la scorsa estate hanno creato non pochi problemi alle comunità locali: siti dove imballare e trattare il rifiuto organico prima del trasferimento definitivo negli impianti di trasformazione.
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