Il latitante Antonino Calì catturato a Milano: chi è il «narcos» che faceva affari con camorra e Casamonica

Giovedì 22 Aprile 2021
Il latitante Antonino Calì catturato a Milano: chi è il «narcos» che faceva affari con camorra e Casamonica

Un noto narcotrafficante vicino ad organizzazioni di stampo mafioso, Antonino Calì, latitante e su cui pende una condanna a 29 anni e 8 mesi di carcere, è stato arrestato ieri mattina a Milano secondo quanto reso noto dalla Polizia di Stato. Calì, ricercato in quanto destinatario di un provvedimento definitivo di carcerazione si era reso irreperibile il 3 ottobre 2018 a Roma, quando era evaso dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari manomettendo il braccialetto elettronico che portava addosso.

 

Calì è stato condannato per traffico illecito di sostanze stupefacenti aggravato dall'aver agevolato associazioni di stampo mafioso: l'arresto è scattato per opera degli agenti della Squadra Mobile di Roma e della Squadra Mobile di Milano. Era finito in manette l'ultima volta nel 2013 all'esito di una attività di indagine nei confronti un'associazione operante in varie attività illecite, tra le quali il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, le estorsioni, i reati contro la persona, il riciclaggio e il reimpiego di risorse economiche di provenienza illecita in attività imprenditoriali.

 

Dopo un periodo di custodia in carcere, a maggio 2018 aveva ottenuto i domiciliari da scontare presso la clinica «Villa Ardeatina» di Roma. Il 3 ottobre 2018, dopo aver manomesso il braccialetto elettronico, era evaso facendo perdere le proprie tracce. Da allora si era reso irreperibile finché nel 2020 le indagini della Squadra Mobile di Roma lo localizzavano in Spagna, precisamente a Valencia dove, in collaborazione con la polizia spagnola, attraverso il coordinamento del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, si stava cercando di localizzare il suo preciso indirizzo.

 

Recentemente però, l'attività investigativa ha registrato il suo spostamento dalla penisola iberica al paese natio, precisamente a Milano. Il cerchio si è quindi ristretto alla zona di Porta Venezia: individuato il possibile appartamento in via Paolo Frisi, gli agenti delle due Squadre Mobile hanno cominciato dei servizi di osservazione ininterrotti per due giorni, appostandosi in una terrazza che affacciava dall'alto sul cortile condominiale, dominando tutti gli appartamenti disposti a giro di fronte all'atrio comune, con l'ausilio di telecamere e binocoli, fino al momento in cui nella mattinata di ieri, notavano un uomo dalle sembianze simili al ricercato uscire dal condominio e dirigersi a piedi verso la metropolitana.

 

Pedinato e bloccato prima dell'ingresso della fermata della Metro, l'uomo, ha subito esclamato: «sono io… Antonino Calì». Con sé aveva un documento falso, nello specifico una carta d'identità valida per l'espatrio intestata a Sergio Calì, nato a Roma il 16 novembre 1960 per il cui possesso verrà arrestato. I 1.200 euro che aveva con sé sono stati sequestrati insieme a documentazione aerea comprovante il suo arrivo da Valencia, nonché alle chiavi di casa della sua abitazione iberica, trovati a seguito di perquisizione domiciliare della casa milanese in cui alloggiava, presa in affitto tramite un'agenzia immobiliare locale.

 

Il suo curriculum criminale

 

Lunga e consistente la carriera criminale romana di Antonino Calì, iniziando già dal 1998 a trafficare con la droga ed a fare quindi i conti con la giustizia. Nel 1999 venne già condannato perché facente parte di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, per il cui reato sconterà un lungo periodo di detenzione domiciliare, tornando libero nel 2003. Da quell'anno ricomincerà a trattare la droga, non disdegnando il perseguimento di reati contro il patrimonio, la frode, la ricettazione, finchè nel 2007 verrà arrestato per possesso di armi clandestine.

 

Poi, una volta scarcerato per questo reato, secondo gli inquirenti avrebbe ripreso i suoi affari illeciti nel mondo degli stupefacenti facendo parte di importanti associazioni finalizzate al traffico di droga, anche con i noti Casamonica, i Gambacurta e i Pelle di Locri ma soprattutto col noto clan camorristico dei Pagnozzi. Infatti, il provvedimento della Procura Generale presso la Corte di Appello di Roma, per il quale si arriva a una pena di 30 anni, è stato emesso nel mese di maggio 2020, dopo aver computato tutte le pene detentive alle quali era stato condannato proprio per i reati associativi volti ad agevolare attraverso il traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti l'associazione mafiosa dei Pagnozzi. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA