Segregavano il figlio 11enne in una stanza senza letto nè bagno: 8 anni di carcere per genitori e zia

I fatti risalgono al 29 giugno del 2019 quando il piccolo aveva deciso di chiedere aiuto ai carabinieri

Sentenza definitiva per i genitori e la zia di un bambino 11enne che, per punizione, veniva segregato in una stanza al buio senza viveri nè altro
Sentenza definitiva per i genitori e la zia di un bambino 11enne che, per punizione, veniva segregato in una stanza al buio senza viveri nè altro
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Venerdì 8 Aprile 2022, 12:22

Un castigo crudele. Per punizione, rinchiudeva per lunghi periodi il figlio di 11 anni in un stanzino al buio, senza letto e bagno. Condannati a 8 anni di carcere i genitori e la zia del piccolo: una sentenza definitiva che chiude l'orrore iniziato nell’estate del 2019 dalla casa di famiglia ad Arzachena, in provincia di Sassari.

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La suprema corte ha confermato l’impianto accusatorio emerso dal secondo grado di giudizio e ha convalidato la pena di otto anni, emessa nel marzo dello scorso anno al termine del processo davanti alla Corte d'appello di Sassari, che a sua volta aveva deciso di non modificare la sentenza emessa l’anno precedente dal gup di Tempio Pausania. Rigettati dalla Cassazione i ricorsi dei tre imputati considerando valide le sentenze emesse dai precedenti gradi di giudizio che non avevano concesso ai parenti-aguzzini del piccolo nemmeno le attenuanti.

I genitori del minore e alla zia, che ora sono in carcere, sono accusati di sequestro di persona e di maltrattamenti e sevizie psicologiche nei confronti del bambino, che aveva all'epoca 11 anni.

I fatti risalgono al 29 giugno del 2019 quando il piccolo aveva deciso di chiedere aiuto ai carabinieri componendo il numero 112 e chiedendo aiuto ai militari, perchè impossibilitato a chiamare la zia.

Una volta sul posto, i militari hanno scoperto la tragica verità. Il piccolo era rinchiuso in uno sgabuzzino buio, senza un letto e con solo un secchio a disposizione per i propri bisogni. Ascoltato con l’aiuto di psicologi, il piccolo ha raccontato di continui abusi psicologici, percosse e minacce. Il bambino veniva umiliato e picchiato con un tubo di gomma ma anche costretto ad ascoltare degli audio con voci spaventose, per poi essere segregato.

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