Ritrovato il relitto del Titanic italiano: la «Principe Umberto» fu silurata nel 1916 e morirono 1926 persone

La nave è stata individuata un mese fa da Guido Gay, l’ingegnere italo-svizzero che nel giugno 2012 era riuscito a localizzare nel golfo dell’Asinara il relitto della corazzata «Roma»

Ritrovato il relitto del Titanic italiano: la «Principe Umberto» fu silurata nel 1916 e morirono 1926 persone
Ritrovato il relitto del Titanic italiano: la «Principe Umberto» fu silurata nel 1916 e morirono 1926 persone
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Giovedì 16 Giugno 2022, 13:38

È stato ritrovato il relitto del Titanic italiano. La carcassa della «Principe Umberto» è stata individuata al largo di capo Linguetta a 930 metri di profondità, nelle acque albanesi del canale d'Otranto. Si tratta della nave che fu silurata e affondata dall'esercito austroungarico l'8 giugno 1916 ed è la più grande più grande tragedia navale italiana di sempre con ben 1926 vittime.

La nave è stata individuata un mese fa e, adesso, identificata da Guido Gay, l’ingegnere italo-svizzero che nel giugno 2012 era riuscito a localizzare nel golfo dell’Asinara anche il relitto della corazzata «Roma», affondata il 9 settembre 1943 da aerei tedeschi. Dopo l'individuazione del relitto con il sonar, pochi giorni fa, è arrivata la certezza. Gay con un mezzo sottomarino robotizzato, costruito da lui, ha raggiunto il fondale e ha identificato quello che resta della «Principe Umberto».

COSA ACCADDE

La Brigata Marche era stata trasferita dal Carso all’Albania per organizzare il trasferimento in Italia dei prigionieri asburgici giunti a Valona con le truppe serbe, a costruire trincee e opere di difesa. A metà del maggio 1916, però, il comandante in capo Luigi cadorna ordina il rientro della Brigata per fronteggiare l'offensiva austroungarica nell'altopiano di Asiago. Nella notte tra il 7 e l’8 giugno 1916 inizia l’imbarco dei soldati e l'8 giugno la nave è pronta a salpare.

AFFONDATA PER CASO

Ma il destino volle che nel momento della partenza della «Principe Umberto», il sommergibile austoungarico U5 passasse in quelle acque. Il tenente Schlosser non sapeva che la Brigata Marche stesse facendo rientro in patria per aiutare la difensiva e così decise di agire. Scelse il bersaglio e ordinò lo sparo di due siluri. Uno mancò l'obiettivo, l'altro colpì lo scafo provocando l'esplosione delle caldaie del piroscafo. La tragedia sarà senza precedenti: 1926 vittime e solo 895 sopravvissuti di cui la maggior parte feriti.

IL RITROVAMENTO


Guido Gay è un piemontese di Pinerolo, laureato in ingegneria al Politecnico di Milano, da più di trent’anni residente in Svizzera, si costruisce da sé sia il catamarano con cui naviga, sia i robot sottomarini con i quali esplora gli abissi in cerca di relitti. E al Messaggero racconta come ha fatto l'incredibile scoperta. 

«Con il sonar - spiega Guido Gay - abbiamo individuato la presenza del relitto già al primo passaggio, circa un mese fa. Le caratteristiche del relitto, addirittura con un fianco che sporgeva dal fondo, rilevate dal sonar ci davano la quasi certezza che si trattasse proprio di quella nave. L’identificazione visiva è stata effettuata la settimana scorsa. Siamo tornati sul posto qualche giorno dopo il rilevamento sonar, ma ci siamo scontrati con le forti correnti dal canale d’Otranto. Per due volte non siamo riusciti a far scendere in profondità il robot sottomarino, una volta ha raggiunto il fondo, ma è finito lontano dall’area dove il sonar aveva rilevato la massa metallica. Finalmente, il quarto tentativo è stato quello buono: il robot è riuscito a raggiungere il relitto e a ispezionarlo, scattando le immagini che ci hanno dato la certezza dell’identificazione».


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