Massimo Galli spiega perché non va più in tv. E punta il dito sulle «magagne tirate fuori dal Covid»

Lunedì 17 Maggio 2021
Massimo Galli spiega perché non va più in tv. E punta il dito sulle «magagne tirate fuori dal Covid»

La scorsa settimana ha fatto parlare di sé per la sua decisione di non andare più in tv, per almeno 15 giorni: l'infettivologo Massimo Galli, primario di malattie infettive al Sacco di Milano, ora spiega quella decisione, in un intervento a un convegno online organizzato dalla Fondazione delle scuole civiche del capoluogo lombardo. «Mi sono tirato fuori da una mischia che stava diventando più scorretta di quella rugbistica», ha detto Galli: rispetto al rugby, «sport bestiale giocato da gentiluomini», ha aggiunto citando il rugbista Henry Blaha, «non so per chi sia fatta la politica ma è un altro paio di maniche e non ho più voglia di essere l'esperto definito come esperto di parte».

 

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Galli ha spiegato che la sua decisione è dovuta anche alla sua opinione sul coprifuoco. Al convegno online ha spiegato che «ognuno di noi ha quattro occasioni in cui si muove e incontra gente: quando va a lavorare, quando sta al lavoro, quando torna e quando esce di sera, l'unica limitazione possibile senza attaccare le attività produttive è l'uscita serale e su questo - ha concluso - non avrei più voglia di dilungarmi».

 

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«Tutte le magagne legate al Covid»

 

Dal Covid, ha detto poi Galli, ci sono da imparare alcune lezioni: l'esperto ha stilato l'elenco delle mancanze della sanità pubblica rese evidenti dalla pandemia. Prima di tutto l'«inadeguatezza della medicina preventiva e non solo per il Covid, perché la protezione vaccinale dell'adulto è inadeguata» come dimostra il fatto che questo inverno «santa mascherina ha abolito una stagione influenzale, e ci domandiamo cosa succederà a venire per questa realtà con grande curiosità scientifica e interesse epidemiologico».

 

E poi, «l'insufficiente coordinamento della medicina territoriale che va rivista da capo a fondo, soprattutto quella della cronicità, con le modalità di assistenza che vanno riviste con più tecnologia». E ancora: «la rete ospedaliera emergenziale non è di fatto riuscita a funzionare, non era preparata. Questo era un fatto eccezionale ma ha dimostrato di poter accadere e ha tirato fuori le magagne come le rianimazioni insufficienti e le camere di compensazione territorio-ospedale assolutamente carenti».

 

 

Immunità di gregge col vaccino ai più giovani

 

«La vaccinazione contro il Sars-Cov2, è molto importante anche per i più giovani, perché è ormai chiaro che, soprattutto con le varianti, questa fascia d'età è un importante serbatoio di infezione. Non potremo auspicare all'immunità di gregge se non saremo in grado di vaccinare nel più breve tempo possibile anche i bambini e i ragazzi», ha detto l'esperto secondo cui è positiva l'approvazione da parte dell'Fda del vaccino Pfizer per i ragazzi dai 12 ai 15 anni il vaccino anti-Covid Pfizer. «Finalmente, una buona notizia che speriamo venga al più presto approvata anche da Ema». 

 

Galli si è anche espresso sulle incertezze che riguardano il vaccino anti-influenzale 2021-2022 per il quale il Ministero della Salute ha diramato, con 2 mesi di anticipo, una circolare. «Nella scorsa stagione, i casi di influenza, in entrambi gli emisferi, sono stati pochissimi così come abbiamo avuto poche malattie da raffreddamento e pochissimi altri virus delle prime vie respiratorie, tipici della stagione invernale. Per la prima volta c'è stato un buco nella storia epidemiologica dell'influenza e in questa fase non siamo ancora in grado di anticipare quale sarà l'evoluzione. La scommessa, quest'anno ancora di più, sta a capire che cosa circolerà e se circolerà l'anno prossimo. Siamo di fronte a un avvenimento epocale: la pandemia da coronavirus, con tutte le sue misure di contenimento e di protezione individuale hanno condizionato la circolazione di tutti i virus tipici della stagione invernale».

 

Sui vaccini ai guariti

 

«Considerare l'opportunità o meno di vaccinare quelli che sono già guariti», propone Galli. Se non si vaccinassero i «guariti che sono 4 milioni e qualcosa, almeno quelli noti, risparmieremmo parecchio anche in dosi visto che quello è il problema, ci sono molte promesse, ma alcune vedono delle difficoltà tra cui il rifiuto esteso, soprattutto in alcune regioni, di Astrazeneca». Galli ha mostrato un lavoro danese per il quale «abbiamo l'80% di protezione dalla guarigione precedente rispetto alla possibilità di una seconda infezione. È un aspetto che deve fare considerare l'opportunità o meno di vaccinare quelli che sono già guariti».

 

Per quanto riguarda le vaccinazioni, poi, «trovo non accettabile per i fragili che si aspetti di vedere se si infettano o no senza andare a vedere il dosaggio degli anticorpi neutralizzanti per capire se il vaccino ha attecchito o meno». «Faccio il medico clinico, il mio problema - ha spiegato Galli - è come fare per chi non risponde e per chi non posso vaccinare, queste strategie meritano una riconsiderazione».

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