«L'Italia dà lezioni al mondo, basta pregiudizi e prendiamo appunti»: l'elogio e il mea culpa della stampa estera al nostro Paese

Giovedì 24 Settembre 2020 di Nico Riva

L'Italia elogiata ancora una volta dalla stampa estera per la gestione della pandemia di Covid-19. Dopo i complimenti del New York Times, del Financial Times, delle testate francesi e spagnole, arrivano anche quelli della rivista statunitense Foreign Policy, fra le più autorevoli nel campo della politica internazionale. La lucida analisi, intitolata "Come l'Italia ha strappato la Sanità dalle grinfie della Morte", parte subito con una velenosa frecciatina: «Chi all'inizio derideva l'Italia per la sua cattiva gestione dovrebbe invece prendere appunti dalla strategia di Roma». 

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Quando il nostro Paese è stato colpito per primo in Europa dal coronavirus, ricorda la giornalista Elisabeth Braw, il sistema sanitario italiano ha accusato un duro colpo. Gli occhi del mondo erano puntati su di noi, ed era diffuso un certo «senso di superiorità: gli italiani, i soliti disorganizzati, stanno affrontando male la crisi, mentre il resto del mondo saprebbe cosa fare». Sei mesi dopo, invece, i numeri parlano chiaro: l'Italia è riuscita a contenere meglio di tanti altri la pandemia. E stiamo continuando su quella strada, mentre l'Europa affronta la seconda ondata. In Francia si son superati i 13mila casi giornalieri, in Spagna e in Inghilterra sono ricominciati i coprifuoco e i lockdown mirati

Uno dei settori in cui l'Italia sta dando il meglio di sé è quello dei Trasporti. Il Foreign Policy ricorda infatti che l'aeroporto di Fiumicino ha vinto il premio per il miglior aeroporto al mondo nella prevenzione anti-Covid-19 secondo Skytrax. «Ma non sono solo gli aeroporti e le stazioni dei treni che gli italiani stanno gestendo bene. Questa settimana, l'Italia ha infatti tenuto un referendum nazionale in completa sicurezza». Secondo la giornalista, la gestione italiana della pandemia dovrebbe cambiare la percezione del resto del mondo nei confronti del nostro Paese, «spesso visto come disorganizzato e sovraburocratizzato allo stesso tempo». 

L'articolo ripercorre poi tutta la cronologia delle mosse dell'Italia: dai primi casi tra fine gennaio e inizio febbraio, alle prime chiusure. Poi il lockdown annunciato al nord che spinse migliaia di persone a viaggiare verso le regioni del sud. Infine, la decisione del premier di chiudere tutto il Paese, mentre il mondo ci guardava con un non troppo velato pregiudizio. Tant'è che i primi Stati a rispondere alla nostra chiamata d'aiuto son stati Cina e Russia. Sembrava un cammino senza ritorno verso la distruzione, invece l'Italia è risorta dalle proprie ceneri e oggi gode di tassi più bassi e una relativa sicurezza ben maggiore rispetto alla situazione in corso dai nostri vicini spagnoli e francesi. 

Infine, un altro splendido elogio. «Certamente, ogni Stato ha ricordato le proprie vittime e omaggiato i propri lavoratori sanitari (soprattutto con statue o cerimonie religiose), ma i meravigliosi concerti alla memoria (a Bergamo e a Milano), sono in una classifica a parte». L'Italia piange oltre 35mila vittime, ma la sua immagine esce rafforzata da questa tremenda crisi ancora in corso. Agli occhi del mondo la pandemia ci ha fatto dimostrare di essere un Paese meglio organizzato di quanto pensassero all'estero. Merito sia delle scelte del governo che dei cittadini italiani, adattatisi in fretta alla situazione.

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