Coronavirus, i sindaci chiudono i parchi: «Pericolo contagio»

Sabato 14 Marzo 2020 di Simone Canettieri

ROMA Parchi chiusi. Idem le ville storiche. Da Milano a Palermo, passando per Bari, Napoli e Roma i sindaci italiani a colpi di ordinanze sigillano i cancelli delle aree verdi recintabili. Un intervento, benedetto dal Viminale, per evitare gli assembramenti e dunque i contagi del virus. E in generale, per disincentivare, gli spostamenti da casa. Che sono tollerati per le attività fisiche all'aperto, purché non siano in gruppo, e per portare a spasso i cani. Ma così finisce l'idea del parco come zona franca. 

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La stretta arriva quasi in simultanea in tutta la penisola in vista del fine settimana. Allo stesso tempo, saranno presidiate anche le spiagge del Paese. Anche qui stesso discorso: è proibito stare in gruppo a passeggiare sull'arenile. 
Il primo sindaco di una grande città ad annunciare la chiusura dei parchi a partire da oggi è stato quello di Milano Beppe Sala. Poi è toccato a Virginia Raggi a Roma. Una decisione adottata ormai da tutti i comuni grandi e piccoli.
Si restringe dunque il perimetro per coloro che cercavano all'ombra degli alberi una valvola di sfogo alle restrizioni dell'ultimo Dpcm del governo. Ma il pericolo del coronavirus val bene una chiusura. E dunque un'occasione in meno per uscire sotto casa, con la scusa faccio due passi al parco. 

NELLA CAPITALE
La dinamica che ha spinto Raggi a firmare l'ordinanza è simile a quella che ha motivato gli altri sindaci italiani. Nelle ultime 48 ore, da quando sono entrati in vigori i divieti più stringenti sullo «stato di necessità», la tendenza generale a non rispettare i divieti di assembramenti in molti casi non è stata rispettata. Tra i bambini che giocavano a calcio e le comitive che correvano insieme. E se Sala, a proposito dei parchi non recintabili ha invitato tutti a «un comportamento in linea con le regole stabilite», altrettanto ha fatto Raggi. La sindaca si trova a dover governare 44 milioni di metri quadrati di verde. Il verde storico archeologico gestito dal Dipartimento tutela ambientale comprende sia le ville storiche urbane, veri e propri musei all'aperto espressione di diverse epoche artistiche, che le aree archeologiche. 

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Il verde storico si estende su di una superficie di 6.419.256 metri quadrati, pari al 20% del verde urbano e si classifica attraverso una serie di tipologie estremamente variegata: le grandi ville nobiliari barocche, le ville minori nate dopo l'unità d'Italia come residenze delle nuove classi sociali e i giardini pubblici di inizio secolo.

LE ECCEZIONI
Villa Borghese, polmone nella Capitale e di fatto un'arteria di attraversamento della città, non sarà chiusa. Tecnicamente sarebbe impossibile farlo. E dunque rientra in quella categoria di parchi che saranno presidiati dalle forze dell'ordine e soprattutto dai vigili urbani per evitare assembramenti. In caso contrario scatterà la denuncia. Ma in queste aree, quelle appunto non recintabili, in osservanza dell'ultimo e del penultimo decreto sarà possibile camminare e correre, ma anche portare a spasso gli animali purché siano rispettate le misure di sicurezza, almeno un metro di distanza dalle persone. Alcuni comuni stanno provvedendo anche allo stop agli ingressi nei cimiteri, nelle grandi città ancora non si è arrivati a questo punto, ma è uno scenario che nessun sindaco si sente ormai di escludere.

Ultimo aggiornamento: 08:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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