Guerra in Ucraina diretta: Kiev: «Attendiamo il terzo invio di armi dall'Italia». Grano: nessun accordo tra Mosca e Ankara

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Guerra in Ucraina diretta, il rabbino capo di Mosca fugge nella notte: in disaccordo con Putin. Zelensky: stop vendita gas e carbone all'estero
Guerra in Ucraina diretta, il rabbino capo di Mosca fugge nella notte: in disaccordo con Putin. Zelensky: stop vendita gas e carbone all'estero
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Mercoledì 8 Giugno 2022, 06:29 - Ultimo aggiornamento: 9 Giugno, 08:44

Guerra in Ucraina, le notizie in diretta oggi 9 giugno, 106° giorno dall'invasione voluta dalla Russia di Putin

Il piano delle Nazioni Unite per aprire un corridoio che consenta la ripresa delle esportazioni di cereali dall’Ucraina è «ragionevole e realistico». Con queste parole il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha ribadito la disponibilità di Ankara a organizzare un incontro con Russia, Ucraina, Onu e Turchia. Le sue dichiarazioni arrivano a conclusione di due giornate di confronto tra ministri ucraini e russi, durante le quali la Russia ha mostrato apertura, in cambio di alcuni vantaggi, mentre Kiev ha frenato: «Nessun accordo è ancora stato raggiunto». E infatti la trattativa è saltata proprio sulla richiesta di allentare le sanzioni.

Dialogo fra sordi


Da Mosca, insieme all’impegno a sbloccare le esportazioni di grano dai porti ucraini, sono arrivate le condizioni. Volato ad Ankara dopo la visita a Belgrado sfumata per la chiusura degli spazi aerei europei, il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha mostrato di voler sposare gli sforzi di mediazione della Turchia e ha promesso che lo sminamento delle acque davanti alle coste del mar Nero non verrebbe sfruttato da Mosca per attaccare gli scali. «Queste - ha dichiarato - sono le garanzie del presidente della Russia e siamo pronti a formalizzarle in un modo o nell’altro». Ma il primo passo, ha anche avvertito, spetta a Kiev con lo sminamento dei porti.



Per favorire una soluzione alla crisi alimentare mondiale, è ancora il pensiero di Lavrov, la Russia è pronta a trattare con la mediazione dell’Onu. Ma l’apertura ha un prezzo: dall’Occidente, Mosca vuole in cambio l’allentamento delle sanzioni. Una richiesta sponsorizzata dalla Turchia, membro della Nato che sin dall’inizio ha deciso di non applicare misure punitive per «mantenere una posizione equilibrata» e salvaguardare i rapporti politici e commerciali con la Russia. «Se dobbiamo aprire il mercato internazionale ucraino, pensiamo che levare gli ostacoli alle esportazioni russe sia legittimo», ha affermato Cavusoglu. Kiev, però, non sembra convinta. «La vera causa di questa crisi - è la replica del ministro degli Esteri Dmytro Kuleba - è l’aggressione russa, non le sanzioni». Chi garantirà protezione alle coste ucraine quando il mare sarà sminato? Soprattutto ora che Kiev sta perdendo il Donbass e le truppe del Cremlino potrebbero decidere a quel punto di attaccare anche Odessa.


Dalla missione ad Ankara, comunque, viene fuori un’ulteriore limatura del piano. Oltre allo sminamento, che dopo il via libera politico e militare richiederà comunque diverse settimane, il nodo principale resta quello delle garanzie di sicurezza pretese da Kiev. Ankara ha ribadito il suo impegno a tutelare in prima persona le rotte commerciali, ma l’Ucraina pretende anche l’ombrello dell’Onu e soprattutto il coinvolgimento di un dispositivo navale di alleati, a partire dalla Gran Bretagna. Un punto d’incontro deve ancora essere trovato, come ha spiegato l’ambasciatore di Kiev, Vasyl Bodnar, secondo cui tra Ankara e Mosca non è stato raggiunto alcun accordo concreto.



Il dialogo tra sordi continua anche sul possibile incontro tra Putin e Zelensky. Il muro contro muro è alimentato dalle accuse di furto dei cereali ucraini, rilanciate dal presidente del Parlamento di Kiev, Ruslan Stefanchiuk, davanti alla plenaria del Parlamento europeo, dove la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha denunciato che «il cibo è diventato parte dell’arsenale del terrore del Cremlino». 
Dai porti ucraini passati sotto il controllo russo le esportazioni sono invece pronte a riprendere. Dopo la partenza dei primi cargo da Mariupol, «alla fine di questa settimana» navi cariche di grano prenderanno il largo da quello di Berdyansk, riaperto dopo lo sminamento delle acque.
Nel frattempo, sta precipitando la situazione nel sud-est del Paese. I combattimenti nei dintorni di Severodonetsk proseguono «ferocemente» e gli ucraini sono sempre più in difficoltà. Tra le autorità locali si inizia a evocare la possibilità del ritiro dall’ultimo grande avamposto del Lugansk. I raid russi del resto sono proseguiti in modo incessante in tutto il Donbass, e le bombe sono cadute ancora una volta su edifici civili. Tanto che ieri il governatore ucraino della regione di Lugansk, Serihy Haidai, ha ammesso: «Le truppe ucraine potrebbero doversi “ritirare” da Severodonets. Non ha più senso che le forze speciali ucraine rimangano all’interno della città «dopo che la Russia ha iniziato a radere al suolo l’area con bombardamenti e attacchi aerei. Nessuno ha intenzione di rinunciare a Severodonetsk - ha aggiunto -, anche se i nostri militari dovranno ritirarsi verso posizioni meglio fortificate. Questo non significa che la città viene abbandonata».
L’EPICENTRO
In serata, sull’evoluzione della battaglia è intervenuto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Secondo i risultati di questa giornata, il 105esimo giorno di guerra su vasta scala, Severodonetsk rimane l’epicentro dello scontro nel Donbass - ha spiegato -. Difendiamo le nostre posizioni e infliggiamo perdite significative al nemico. Questa è una battaglia molto feroce, molto difficile. Probabilmente una delle più difficili di questa guerra. Sono grato a tutti coloro che ci difendono in questa direzione. Per molti aspetti, il destino del Donbass viene deciso lì». Nello stesso tempo, nell’autoproclamata repubblica popolare di Donetsk, il leader Denis Pushilin, ha destituito ieri il governo guidato dal premier Alexander Ananchenko, e ha assegnato l’incarico di formare il nuovo governo a Vitaliy Khotsenko, che in precedenza aveva lavorato al ministero dell’Industria e del Commercio russo. 
 

Guerra in Ucraina, la diretta

Ore 1.10 - Oltre mille raid aerei. Le forze ucraine hanno lanciato oltre 1.100 attacchi aerei contro l'esercito russo dall'inizio della guerra il 24 febbraio scorso. Lo ha reso noto il comando dell'aeronautica di Kiev, precisando che sono stati colpiti obiettivi come armamenti, truppe e centri logistici. Lo riporta il Kyiv Independent.

Ore 1.05 - In attesa di armi dall'Italia.  «Ho avuto una conversazione produttiva con il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. In attesa di ricevere il terzo pacchetto di assistenza alla sicurezza da parte italiana. Apprezziamo molto il sistegno dell'Italia nella lotta contro lo Stato terrorista». Così in un tweet il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov. Dall'Italia sono stati finora approvati due decreti interministeriali per l'invio di armamenti all' Ucraina. 

Ore 23.30 - Negoziati lontani «Non vediamo il desiderio della Federazione Russa di sedersi al tavolo dei negoziati e di risolvere diplomaticamente questa guerra senza omicidi e torture. Come mai? Perché sta ancora sentendo il potere. Come indebolirlo? Il mondo intero deve farlo. Li indeboliamo molto semplicemente: indeboliamo il loro esercito combattendolo sulla nostra terra». Lo ha affermato il presidente ucraino Volodymir Zelensky durante il vertice del Ceo di Yale, come riferisce Ukrinform. Allo stesso tempo, il capo dello Stato si aspetta una forte politica sanzionatoria contro la Russia. Secondo lui, c'è già la decisione di disconnettere alcune banche russe da SWIFT, ma è necessario disconnettere immediatamente l'intero sistema bancario russo e analizzare se queste sanzioni funzionano. Allo stesso tempo il presidente ucraino ha sottolineato che per fermare l'aggressione russa, è necessario rafforzare l' Ucraina. «Un' Ucraina forte , in particolare, è un paese unito all'Ue, a ciascun paese dell'Ue, unito ai valori e alle posizioni di Stati Uniti, Canada, Australia, nonché con i paesi dell'Africa continente e Asia. Vogliamo uscirne, vogliamo porre fine alla guerra, ma non a costo della nostra indipendenza», ha assicurato il presidente.

 
 

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