Storie di vip e di tv in punta di... becco

Domenica 11 Aprile 2021 di Francesco DI BELLA

«Ebbene sì, lo confesso: sono io l'uomo che visse due volte. La prima sul pianeta Terra con il nome di Vincenzo Mollica, la seconda volta sul pianeta piumato con il nome di Vincenzo Paperica. In entrambe le vite sono stato un cronista: la prima volta per quarant'anni al Tg1, la seconda per 25 anni a Paperopoli».

Chi non conosce Vincenzo Mollica? Pronunciare il suo nome significa sfogliare pagine di storia dello spettacolo, del cinema, della musica, della televisione. Non c'è personaggio di quel mondo che non sia passato davanti al suo microfono, alle sue telecamere. E chi non l'ha fatto - meschino lui - nasconde ora questa mancanza come una macchia indelebile sul proprio curriculum, un'occasione persa che ormai più potrà ripresentarsi giacché il Vincenzone nazionale si gode la meritata pensione dopo la lunga carriera conclusa con l'omaggio in standing ovation tributatogli lo scorso anno dal suo Sanremo anche grazie all'amico Fiorello.

Tra gli altri, invece, ovvero i tanti fortunati che hanno incrociato la propria strada con quella del giornalista, c'è però una elìte di super-fortunati che Vincenzo l'hanno incontrato anche nella sua versione alternativa e ben più ludica, quella in piume e becco del suo alter ego disneyano Paperica, entrando con lui nell'Olimpo dei fumetti e diventando - loro sì - degli effettivi V.I.P., Very Important... Paperi.

E così, eccoci alla citazione che avete letto in apertura di questo articolo e con la quale Vincenzo Mollica/Paperica apre anche la prefazione al volume che in queste ore sta per arrivare nelle librerie e in cui l'editrice Giunti ha raccolto sotto il titolo di PaperShow una dozzina tra le migliori avventure che vedono il giornalista alle prese con una vasta schiera di quei personaggi del mondo dello spettacolo che nel passaggio dal mondo reale a quello disegnato si rivelano spesso ben più capricciosi di quanto - forse - non lo siano (o non lo siano stati) in carne e ossa. Ma alla fine anche, senza ombra di dubbio, molto più divertenti.

Per Mollica, a dire il vero, il passaggio da umano a papero è stato quasi automatico, perché a ben guardare lui l'animo del personaggio dei fumetti lo ha sempre avuto dentro di sé.
«Il primo che mi ritrasse come un papero fu Andrea Pazienza, un artista straordinario - ricorda ancora - quel disegno rimase nascosto in una cartellina per circa 10 anni. Fino a quando la rivista Topolino mi chiese di scrivere una storia dedicata al centenario del cinema, un'arte che amo immensamente. Per realizzare questa storia a fumetti, mi diedero la possibilità di collaborare con un artista che considero il Raffaello dei disegnatori disneyani: Giorgio Cavazzano. Correva l'anno 1995 e la matita di Giorgio mi fece entrare come una macchina del tempo nel mondo dei paperi. Ispirandosi al disegno di Pazienza, Cavazzano mi trasformò in un personaggio dei fumetti fatto e compiuto. Pronto a vivere nuove avventure con Paperino in una coloratissima Paperopoli».

Ma a Paperopoli, Vincenzo Paperica, non c'è rimasto molto. Inseguendo i suoi Vip, lui si è spostato da Hollywood a Cannes e a Venezia, da Sanremo a Cinecittà. E di vignetta in vignetta, di storia in storia, ha incontrato le versioni papere (o comunque fumettate) di Stanlio e Ollio e di Totò, di Marylin e Clark Gable, di Fellini e Giulietta Masina, di Liz Taylor, Dario Fo, Roberto Benigni, solo per citarne alcuni. E poi ancora Vasco Rossi, la regina della canzone Mina (protagonista peraltro, nella sua forma papera, di un intero album di storie e canzoni natalizie nel 2013 e prima ancora, era il 1998, della copertina di un altro disco in compagnia dell'amico Celentano, anch'egli in becco e piume); Fiorello e Amadeus, Fabio Fazio ed Enrico Mentana.

E l'elenco è ancora lungo e potrebbe continuare. E non è detto che questo non avvenga, perché se Vincenzo Mollica è in pensione, Giorgio Cavazzano è ancora saldamente sulla breccia fumettistica e di conseguenza può esserlo anche Vincenzo Paperica. Lo stesso Cavazzano, d'altronde, ammette che «devo tantissimo a Vincenzo, signore vero. Lui e il suo alter ego a fumetti hanno saputo portarmi con la fantasia a Los Angeles e a Cannes, sul palco del Festival di Sanremo così come sul tappeto rosso della Mostra del Cinema di Venezia fino alla cerimonia dei Premi Nobel a Stoccolma. Senza di lui, senza quelle storie, senza Paperica, non mi sarei mai seduto al tavolo da lavoro per disegnare cantanti e presentatori, attori, star e registi. Grazie a Vincenzo ho potuto perfino rendere delle illustrazioni le canzoni della grande, irraggiungibile, Mina. Sono felice di aver passato tanto tempo in compagnia di Paperica: questo personaggio ha saputo cambiare la mia vita in maniera incredibile. E mi ha fatto sognare».

È anche questo il motivo del volume-omaggio a lui dedicato, un modo per celebrare i suoi quarant'anni di carriera di giornalista in carne e ossa e gli oltre venticinque in versione papero. E Mollica, quello vero, gongola e commenta: «Amo questo libro che raccoglie le storie più belle di Paperica, lo considero una mia quasi autobiografia. Non so spiegare esattamente perché, ma così è».
Parola di papero!
 

Ultimo aggiornamento: 12:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA