Dieci anni “da barboni” per amore del teatro: gli artisti si ritrovano in piazza

Sabato 19 Ottobre 2019 di Ilaria MARINACI
Un atto d'amore e di protesta insieme. D'amore per il teatro, per il pubblico, per quei momenti di condivisione così preziosi. E di protesta contro le gestioni spesso troppo chiuse ed elitarie dei cartelloni e contro la tendenza a considerare l'arte un hobby più che un lavoro.
Il Barbonaggio Teatrale di Ippolito Chiarello è nato 10 anni fa da questi due moti dell'anima ed è cresciuto fino a valicare i confini nazionali e, persino, l'oceano. Da critica isolata di un attore è diventato modalità di rivendicazione collettiva. Al raduno annuale che si celebra in piazza Sant'Oronzo a Lecce, previsto stasera, partecipano, in media, più di 50 artisti-barboni, provenienti da ogni parte d'Italia e dall'estero. Tutti pronti ad affermare con forza e convinzione che la cultura si paga e che gli attori hanno diritto a poter vivere del loro lavoro. Ma come ha avuto l'attore salentino la felice intuizione del Barbonaggio?

«Il 17 luglio del 2008 - racconta Chiarello - debuttavo ad Andria, al Festival Castel dei Mondi, con lo spettacolo Fanculopensiero stanza 510, liberamente tratto dal libro di Maksim Cristan e con il testo di Michele Santeramo, le luci e le scene di Vincent Longuemare, la regia di Simona Gonella. La notte stessa, ricordo che il mio primo pensiero era che non funzionava nulla e il secondo che non avrei mai fatto quello spettacolo in giro, perché troppo complicato e troppo costoso. Allora, ho chiamato i miei compagni di viaggio, eccezionali professionisti, con cui abbiamo convenuto di demolire tutte le infrastrutture e ritrovare il senso della storia. Da questa crisi bellissima e da questa consapevolezza è partito il Fanculopensiero. Ho cominciato a spogliare il mio teatro di tutto quello che non serviva e a ricercare, finalmente, il pubblico».

L'anno dopo, Chiarello torna allo stesso festival ma con un'idea provocatoria e rivoluzionaria in testa. «Il pomeriggio del 28 agosto 2009 - prosegue l'artista originario di Corsano - con assoluta incoscienza, stendevo a terra un tappeto, piazzavo un lume e un gradino di legno nero e dorato, infilavo il mio inseparabile impermeabile e, tra gli sguardi increduli dei miei colleghi e del pubblico della strada, vendevo il mio primo pezzo di spettacolo con questa modalità, che chiamai barbonaggio teatrale. Con la stessa incoscienza, con caparbietà e molta fatica ho realizzato in questi 10 anni la mia utopia: fare ogni giorno il mio lavoro, viverci e avere pubblico che mi ascolti».

La modalità che ha fatto proseliti quasi subito e ha ricevuto anche il riconoscimento della critica (segnalazione al premio Rete Critica e al Premio Ubu nel 2014) è molto semplice: si prende uno spettacolo o un testo, lo si fa a pezzi e si vende al pubblico presente à la carte, porgendo loro una sorta di menù con singole porzioni acquistabili pagando da 3 a 10 euro. Così facendo, si va dove c'è il pubblico senza aspettare che siano le persone a comprare un biglietto per venire da te e cosa più importante si sensibilizza su quanto sia importante pagare per assistere a un'esibizione. Questo è diventato, dunque, un modo per ripensare il teatro, uscendo dai luoghi canonici, ritornando alle origini di un'arte pubblica e politica e ripartendo dalla strada. Dopo aver toccato 250 città in Italia e le capitali europee Barcellona, Madrid, Parigi, Londra e Berlino (esperienza raccontata nel film Ogni volta che parlo con me), dopo aver fatto la sua comparsa sul palco dei Negramaro durante il tour Casa 69 del 2011, dopo essere approdato a Vancouver in Canada, il Barbonaggio Teatrale è pronto a conquistare Nantes, in Francia, con il progetto permanente Le conte des contes (da novembre a maggio). Ma c'è di più.

Il prossimo 29 ottobre, la trasmissione di Rai2 I Fatti Vostri, condotta da Giancarlo Magalli, ospiterà l'incontro a distanza di dieci anni tra Chiarello e il piccolo Alberto, oggi dodicenne, protagonista di una foto simbolo agli esordi del Barbonaggio, che ritrae l'artista intento nella sua performance e un bambino di appena due anni che lo ascolta rapito. Grazie a un appello lanciato via social, Chiarello è riuscito a ritrovare il piccolo spettatore che vive a Nardò ed è un appassionato di teatro. «Quel giorno ricorda il padre di Alberto ho dato due euro a mio figlio e gli ho insegnato che la cultura si paga. Qualche anno dopo, per la prima volta, è entrato in un teatro e dopo aver assistito allo spettacolo mi ha detto: Papà, io voglio rimanere qui». Non c'è testimonianza migliore a indicare che quei semi gettati per strada da Chiarello e da chi lo ha seguito in questa avventura attecchiscono e danno i loro frutti. Ed è il teatro, in tutte le sue forme, a giovarne.
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