Il presente raccontato dalle immagini di Massimo Sestini: la mostra al Castello

Giovedì 2 Luglio 2020 di Marinilde GIANNANDREA
Dai corpi allineati al sole a quelli ammassati in un barcone, Massimo Sestini racconta le profonde contraddizioni del nostro tempo in una mostra che si apre oggi al Castello Carlo V di Lecce. Il progetto, curato da Kunstschau in collaborazione con RTI Theutra – Oasimed, espone 40 fotografie con una visione a volo d’uccello che allarga il punto di vista e lo rende inedito. Sestini è un testimone della contemporaneità, lo dichiara proprio con “L’Aria del tempo”, il libro fotografico del 2018, edito da Contrasto Books, da cui sono tratte le fotografie esposte a Lecce e in cui raccoglie gli ultimi decenni di storia italiana.

«Un viaggio iniziato all’alba di 40 anni fa – scrive Gianluca Tenti nella introduzione al volume – con un taglio artistico per chi nel proprio archivio custodisce un caleidoscopio di storie e di storia. Frammenti di un’eternità che sfugge eppure sopravvive a se stessa proprio perché immortalata. L’unica regola di questo pellegrinaggio aereo è che non ci sono limiti o barriere». Le 205 bare allineate delle vittime del terremoto dell’Aquila, i braccianti piegati nella raccolta di pomodori, la macerie di Amatrice o i paesaggi naturali e urbani in cui gli elementi estetici e geometrici diventano predominanti, come nelle “Saline levigate dalla mano dell’uomo” di Margherita di Savoia o nella “Visione zenitale dell’Ilva” di Taranto. Due fotografie del 2015, la prima con una griglia astratta, la seconda con i 15.450.000 metri quadrati di acciaio e le luci notturne che sembrano quella di un film di fantascienza. E le geometrie si rintracciano anche nei simboli del potere, quello contemporaneo del grattacielo Unicredit a Milano e quello della Firenze rinascimentale, un “dialogo tra ottagoni” con la Cupola di Brunelleschi e il Campanile Giotto. Simmetrie anche antropologiche, la visione dall’alto determina il senso una distanza che non è solo fisica. Toscano di nascita, ma nomade per professione, Massimo Sestini (Prato, 1963) ha cominciato la sua attività di fotoreporter negli anni Ottanta e da allora ha narrato alcuni degli episodi chiave del nostro tempo, le stragi di Capaci e di via D’Amelio, la tragedia della Moby Price, gli scontri del G8 a Genova, i funerali di Giovanni Paolo II, l’affondamento della Costa Concordia o la bellezza dell’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina Militare che naviga al chiarore della luna. Nel 2014 s’imbarca a bordo della “Fregata Bergamini” e partecipa alle operazioni di salvataggio di Mare Nostrum, dall’alto di un elicottero scatta una fotografia e vince il World Press Photo per la sezione General News.

Cinquecento migranti dal loro barcone alla deriva guardano il cielo un momento drammatico ma pieno di speranza. Quello di Sestini è un lavoro giornalistico rischioso che ha anche l’urgenza morale di incidere nella sensibilità collettiva. Dalla fotografia del World Press Photo nasce il progetto “Where Are You”, nei cinque anni successivi rintraccia e fotografa alcuni di quei migranti e realizza un documentario con National Geographic. Ma lo affascina anche il cielo e recentemente dalle fotografie dell’Italia realizzate a bordo degli elicotteri della Polizia è nata la mostra “Orizzonti d’Italia dagli elicotteri della Polizia di Stato” che si è tenuta nel 2016 al Palazzo del Quirinale. “L’Aria del tempo” sarà visitabile d fino al 30 settembre. Orari di apertura: tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. L’ingresso è contingentato in osservanza delle misure adottate per l’emergenza Covid-19. L’accesso è consentito a un massimo di 20 persone per volta, la mascherina è obbligatoria, i guanti monouso sono facoltativi.  Ultimo aggiornamento: 17:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA