"Maestri sospetti", nel nuovo libro di Bozzi un caso spinoso per l'avvocato Conte

Terzo volume della trilogia dedicata al legale alter ego dell'autore

Mercoledì 24 Novembre 2021 di Claudia PRESICCE

La letteratura passa sempre di più da quaggiù, dai raggi di un sole fendente tra due mari e un luogo di nostalgie antiche, tra le nostre facce con smorfie di resistenza e di voglia di futuro, tra scorci di cielo e pietre che parlano per tutta la vita a chi è cresciuto tra loro. Il Salento diventa sempre più il centro e il luogo di mille narrazioni. E a volte capita che si colorino di giallo.

L'incipit è un viaggio nella pietra barocca


“Il rintocco della campana di una chiesa barocca poco distante da Piazza Sant’Oronzo, nel cuore della città di Lecce, mi destò dalla monotonia, ancorché zelante e operosa, dello studio legale. Si erano ormai fatte le sei di sera e sul capoluogo salentino stava per prendere forma il consueto e meraviglioso caleidoscopio di colori del tramonto…”. Comincia così, da queste parole, “Sospetti maestri” (Musicaos editore; 15 euro; 164 pagine) di Alessandro Bozzi, un romanzo che segue storie salentine intime e familiari, insieme ad una narrazione gialla più classica e …settentrionale. Bozzi è uno scrittore, classe 1984, nato in Svizzera e cresciuto a Gorizia, vive a Trieste, avvocato, e ambienta i suoi romanzi tra i luoghi in cui vive e, per un ritorno alle sue radici, a Lecce e nel Salento. 

 

Il ritorno alle origini nel Salento

La sua penna, come un attrezzo da rabdomante sensibile all’acqua, lo porta a tornare verso i “suoi” mari conosciuti, nei luoghi di origine della sua famiglia, non dimenticati e entrati nel cuore anche di chi evidentemente li ha respirati, magari nelle estati assolate in cui si torna a Sud. Succede che, alla fine, le estati parlano solo salentino per chi ne ha assorbito le vibrazioni. Questo libro “Sospetti maestri” è il terzo capitolo di una trilogia che lo scrittore ha iniziato già nel 2017 con “La libertà danza tra gli ulivi”, poi proseguito nel 2019 con “Il faro nelle tenebre” e ora con quest’ultimo volume dell’era Covid. Il protagonista è sempre lo stesso: si chiama Raffaele Conti, è un giovane avvocato (simile al suo autore) che ritroviamo ritornato finalmente nel suo tranquillo Salento, sua terra di origine in cui ricercare le radici familiari, dopo gli studi e una parte importante della sua carriera a Gorizia. È con la sua Ginevra e il figlio Leonardo a Otranto, quando comincia questa storia. Questa volta Conti si ritrova coinvolto in un’operazione ardua, anzi la più ardua per un giovane avvocato ‘rampante’ che vede la sua carriera dipanarsi davanti a sé con una strada asfaltata tra ambizione, rettitudine e voglia di fare.

 

L'incarico inatteso: difendere il suo mentore dall'accusa peggiore

 

È l’incarico che nessuno vorrebbe mai avere: dover difendere il suo mentore, maestro e amico avvocato da una pesante accusa: omicidio. Si tratta infatti dell’avvocato Lodi dello studio di Gorizia, quello da cui il protagonista ha praticamente imparato la professione, quindi i segreti e l’assetto da tenere in tribunale, ma anche l’etica e in tutte le sue sfumature e i suoi significati. Quindi il giovane avvocato si ritrova a dover scagionare il suo maestro da un’imputazione che prevede una difficilissima difesa per tre semplici motivi, intuibili se si ragiona un po’. Il primo: sentirsi capace (da solo, senza più il proprio maestro) di riuscire a tirare fuori il suo amico-cliente da una pesantissima pena, che peraltro si va aggravando nel corso delle indagini. Il secondo: essendo prove schiaccianti quelle che pendono sul capo del suo assistito, perché con l’omicidio della sua amante ci sono di mezzo forti appassionati sentimenti che possono davvero obnubilare la mente, chiunque non potrebbe esimersi dal farsi sfiorare dal dubbio che l’omicidio sia davvero opera sua. Se fosse colpevole proprio lui, il maestro? E qui scatta la terza oggettiva difficoltà: un mondo intero di certezze potrebbe crollare, e finire per spostare il baricentro di una vita costruita sui consigli e le idee di una persona che improvvisamente si dovrebbe ripensare come uno tra i peggiori assassini. Non si può evitare un incubo che scuote il cuore. È la solitudine che pervade di fronte all’idea di un “cattivo maestro”, alla possibilità annichilente della delusione di un genitore, un superiore stimato, anche un politico in cui avevamo creduto. “Per gli inquirenti, la furia omicida del delitto era scaturita dal timore che questa relazione extra-coniugale potesse divenire di dominio pubblico...” scrive Bozzi segnalando il più plausibile (quanto vigliacco e ingiusto) dei moventi. Ma tant’è, lo spirito del libro non sarà qui rivelato nelle sue soluzioni. Si dirà però che nella storia del giallo, visto molto dal punto di vista di un legale anche a tratti in un certo andare della scrittura, c’è un intreccio di vita palpabile e realistica. “ ‘Sospetti maestri’, che si snoda tra il Salento e il Nord Est d’Italia, quasi un compendio geografico esistenziale, cuce e ricuce con abilità sartoriale vicende di stalking, di sangue, di brutalità primordiali che saldano passato e presente, lucida professionalità e ferite biografiche in una trama serrata, intensa, traboccante di pathos” scrive nella Postfazione Fabio Gabrielli.
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