In ventiquattro ballate la fortuna “anti-2020”

Giovedì 17 Dicembre 2020 di Ercole C.SAVIGNANO

Che cosa ha spinto Vasco de Gama a inoltrarsi oltre quella punta meridionale dell'Africa a cui diede il nome di Capo di Buona Speranza? E che cosa rappresentano le stelle cadenti di San Lorenzo per le grandi balenottere che viaggiano negli oceani? O possono mai essere uguali le linee della mano di due persone diverse? In questi ed altri misteri legati alle fortunose combinazioni del destino, ci porta Carlo Nicotera con le “Ventiquattro ballate della Fortuna”, per i tipi di Iemme Edizioni.


Il piccolo ed elegante libro, che erutta dalla copertina un disegno di Pierre-Yves Le Duc (artista parisiennapolitain di visceral sentiments) è una piccola grande cosmogonia di storie (o fiabe?) legate dal filo del caso e della fortuna, che si intersecano ben oltre ogni nostra possibile percezione o superstizione.
Il gatto nero o il corno, la carta dei Tarocchi o un piccolo amuleto sono motori o segnali di altre energie della nostra esistenza? In queste ballate, Nicotera viaggia per orizzonti intermedi tra la vita vera e il sogno, per portarci sul confine che ognuno di noi percepisce ma non riesce a decifrare pienamente: qual è la soglia tra la capacità di intervenire sulle nostre esistenze, e dove invece questa capacità si arena su qualche cosa che è già scritto? Ma, soprattutto, siamo poi certi che l'intreccio tra vita e destino sia questione che riguarda solo gli umani? Vuoi vedere che invece, anche le piante e gli animali e le stelle stesse sono mosse o guidate da energie e sentimenti che possono allignare nei più misteriosi anfratti e dettagli dell'universo? Un unicum caleidoscopico e multiforme all'infinito che tiene insieme e intreccia la nostra anima con un filo d'erba medica, la coda ritta di una gatta e l'inquietudine che ci prende di fronte al mistero dell'esistenza?


Ecco così che le Ventiquattro ballate diventano una lettura contro il dolore o la paura del vivere, perché il loro senso, che è di cronaca aspra, ma surreale e fiabesca allo stesso tempo, ci trasporta via come su un tappeto volante nei meandri buffi, giocosi o malinconici di personaggi che sono, a loro volta, lo specchio di una o più delle pieghe che formano le nostre anime. Un modo per ogni lettore attento di capirsi e di scrutarsi dentro. Ma soprattutto di trovare leggerezza e sorriso, proprio alla fine di quest'anno così grigio, così inspiegabile, così fortemente bisestile da confermare ogni superstizione. Che invece va vinta, superata e dimenticata, per rinascere e tornare a vivere.


Le Ventiquattro ballate in questo ci aiutano molto, perché in ognuna di esse al di là di come vada a finire quella singola storia si scopre che c'è sempre un dopo, un altro giorno, un altro amore, un altro destino E' vero che è tutto scritto, ma è anche vero che tutto è ancora da scrivere. Dipende da noi? Forse.
Quel che è certo è che alla fine di questa lettura, che può essere ripresa e ripetuta, andando per le pagine come va il rabdomante alla ricerca dell'acqua nascosta, il lettore si sente un po' diverso, nuovo e smarrito, felice e perso in una piega di struggimento, agguerrito contro le avversità e bisognoso di una carezza, di un conforto. Ma di sicuro si potrà sentire dissetato dalla intrinseca bellezza delle cose semplici e misteriose che la vita (il Caso) ci regala.


Basterebbe questo a portarci lontano e per più di qualche momento soltanto dalla cappa di cupezza che ha accompagnato Covid e drammi, dolori personali e collettivi, la fine di illusioni politiche e di aspettative di futuri sereni. Un grigio che ci ha tolto anche, con Pablito, la ludica nostalgia della giovinezza, e con Dieguito l'illusione che una guerra si potesse vincere con un fallo di mano.
Un grigio che però non ci può togliere la forza di sognare e di vivere. Perché la vita è una ballata. Anzi, ventiquattro.

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