Paisiello, compie 150 anni la "bomboniera" di Lecce

Domenica 13 Dicembre 2020 di Eraldo MARTUCCI

Il trattatista Giulio Camillo, vissuto nella prima metà del 500, nel suo L'idea del Theatro immaginava appunto il teatro come edificio della memoria e del sapere universale, ubicato in uno spazio capace di assommare tutte le cose da ricordare, una sorta di luogo sacro capace di comunicare cose eterne. A prescindere dalla suggestione del concetto, è certo che la civiltà di un popolo e di un territorio si misurano anche con l'attenzione riservata alla costruzione di questi luoghi.

E nella sua plurimillenaria storia Lecce è sempre stata all'avanguardia sotto questo profilo. Senza andare troppo indietro nel tempo (basti pensare al Teatro Romano o all'Anfiteatro di Rudiae, entrambi risalenti al I-II secolo dopo Cristo), già nel 1147 la città disponeva di due locali nei quali il popolo si recava per affari e per «godere di altri spettacoli». Non a caso lo studioso Luigi Giuseppe De Simone scriveva, nel suo prezioso volume del 1874 Lecce e i suoi monumenti, che «i Leccesi sono stati sempre amanti delle rappresentazioni teatrali, e specialmente dell'opera».

Fra le tante gemme rientra il Paisiello che, facendo riferimento esclusivamente al periodo post unità d'Italia, è stato il primo teatro costruito nel capoluogo esattamente 150 anni fa. La data del 1870 è peraltro incisa sull'elegante facciata di ordine jonico, che ripete i ritmi e le scansioni delle soluzioni neoclassiche molto in voga nella seconda metà dell'Ottocento.

Il Paisiello intitolato al sommo compositore tarantino che dopo Haydn e Mozart è stato il più grande operista della seconda metà del Settecento non nacque però ex nihilo, ma fu costruito demolendo il vecchio teatro ligneo inaugurato oltre un secolo prima. Come ricorda la musicologa Luisa Cosi, «nella piccola Napoli, come al tempo era lusinghevolmente definita Lecce, buonissime opere venivano fin dagli inizi del secolo eseguite presso alcune case private in provinciale emulazione della coree partenopea».
Nell'autunno del 1758 si iniziarono anche ad allestire alcuni luoghi pubblici, come la sala superiore del Castello dove nel maggio del 1759 si esibì Giuseppe Saracino, bravo buffo originario di Bitonto che sarà protagonista delle scene leccesi per quasi tutto il decennio successivo. Interdetto però il castello agli spettacoli su ordine del re, «Gaetano Mancarella, già potentissimo capo e reggitore della città scrive ancora la Cosi - e il parimenti influente musicofilo Francesco Antonio Bernardini finanziano la costruzione e l'allestimento di un Nuovo teatro pubblico avendo probabilmente a modello l'omonimo edificio napoletano».

Costruito in appena 45 giorni, il Teatro Nuovo, quasi subito soprannominato San Giusto, venne inaugurato il 4 novembre 1759 con l'opera Le gelosie di Niccolò Piccinni. Nel 1811 l'ingegnere Bernardino Bernardini fece apportare alcune modifiche, e il teatro continuò ancora di più ad occupare un ruolo di straordinaria rilevanza nell'allora Regno di Napoli. E se successivamente si alternarono periodi di decadenza strettamente legati agli avvenimenti che scuotevano l'Europa e l'Italia, il San Giusto rimase al centro della vita cittadina anche durante il Risorgimento.
Nei suoi ultimi anni di vita ospitò, pur tra notevoli difficoltà, alcune importanti rappresentazioni operistiche, come sottolinea la bibliotecaria Maria Giovanna Brindisino. Tra queste il Macbeth di Verdi, che approdò su quel palcoscenico nel giugno 1861. Con Il Trovatore, andato in scena nell'aprile 1864, si concluse l'attività del teatro che fu definitivamente chiuso per inagibilità.

La svolta si ebbe nel 1867, quando gli eredi Mancarella lo vendettero al Comune per la somma di 12.750 lire. Il sindaco Michele Lupinacci decise di abbatterlo e ricostruirlo in pietra affidando il progetto agli ingegneri Oronzo Bernardini ed Enrico de Cataldis. Un lavoro certosino che consegnò ai leccesi, alla fine del 1870, un teatro piccolo (la capienza è di circa 300 posti) ed elegante, per il quale fu perciò coniato il termine di bomboniera. Rispetto al San Giusto ebbe comunque una fila di palchi in più, che furono così tre più la galleria di quart'ordine, universalmente nominata loggione. Come riportato nel primo prospetto d'appalto pubblicato su Il Cittadino Leccese del 28 dicembre 1870 (custodito nella preziosa Emeroteca Storica Salentina della Biblioteca Bernardini di Lecce), per l'apertura, la cui data era annunciata a metà gennaio, e per la prima stagione lirica era stata ingaggiata l'impresa milanese di Giuseppe Mastroienni Aly.
Sempre in quell'appalto si prescrivevano sessanta recite obbligatorie per cinque titoli, scelti tra una rosa che comprendeva L'Ebreo di Apolloni, il Ruy - Blas di Marchetti, la Marta di Flotow, La contessa d'Amalfi di Petrella, la Saffo di Pacini, Luisa Miller e I due Foscari di Verdi, Il Bellisario, Il Poliuto e la Lucia di Lammermoor di Donizetti, «oltre le opere di ripiego che l'impresa vorrà dare».

L'inaugurazione, il 21 gennaio 1871, fu invece affidata a Un ballo in maschera, il capolavoro verdiano che giungeva così per la prima volta a Lecce a dodici anni dal debutto. Ma fu una serata infelice, che deluse l'attesa del pubblico. «I fattori dell'insuccesso sono molti scrisse sul Cittadino Leccese del 31 gennaio il cronista che si firmò con lo pseudonimo di Zero - metto in cima a tutti la troppa aspettativa, poi l'orchestra disordinata come la chioma d'Erinni, la massa dei cori, mancante di capofila per cui indisciplinata nel canto e grottesca nell'azione, in generale tutti i cantanti inferiori alla situazione».
Si salvò, in parte, l'unico nome di spicco della compagnia, Elena Moro, che aveva cantato al Regio di Parma e anche alla Scala l'anno prima in Trovatore. Il soprano fu ancora più acclamato nell'opera successiva, Luisa Miller, andata in scena il 9 febbraio.

 

«La vista vi si appaga, lo spirito vi si riposa»: così il Duca Castromediano descrisse il Teatro Paisiello

 

Nelle stagioni successive il Paisiello puntò prevalentemente sul melodramma, anche se le dimensioni del teatro non permettevano grandi produzioni. E infatti quando nel 1884 fu inaugurato il Politeama Greco (per dimensione e capienza il secondo teatro del meridione peninsulare dopo il San Carlo), la lirica trovò in quel nuovo e bellissimo edificio il suo terreno d'elezione.
Al Paisiello continuarono con successo le stagioni di prosa che ospitarono le grandi star dell'epoca, come Tommaso Massa, Ernesto Rossi, Ermete Zacconi e Giacinta Pezzana. Durante la Grande Guerra il teatro venne adibito a deposito per l'esercito, e riaprì solo nel 1929. A partire dal 1934 fu utilizzato come sala-concerti per il Liceo Musicale e successivamente come sede del Teatro Lirico Sperimentale. Ma con il nuovo e tragico conflitto bellico fu requisito e assegnato al Dopolavoro Provinciale per l'organizzazione di spettacoli per le truppe.

Nel dopoguerra divenne sala cinematografica, ma il degrado inarrestabile dell'edificio portò alla chiusura nel 1965. Il Comune iniziò nel 1975 la fase del recupero, che fra interruzioni e mancanza temporanea di finanziamenti, si protrasse per quasi vent'anni. E finalmente, il 3 dicembre 1993, la bomboniera veniva restituita alla città in tutta la sua bellezza, ritornando così a ricoprire un ruolo di primo piano nel panorama culturale pugliese. Ruolo solo momentaneamente interrotto prima dai lavori di adeguamento alle norme di prevenzione degli incendi e poi purtroppo dall'emergenza Covid.

Ultimo aggiornamento: 13:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA