Dal modello Pertosa alle start up
Viaggio nella Puglia che ce la fa

Venerdì 25 Novembre 2016 di Nicola QUARANTA

Dal tavoliere al Salento: la Puglia che non si lamenta e ce la fa è un pianeta di grandi e piccole imprese, alcune consolidate da decenni, altre emergenti ma già radicate con successo sui mercati nazionali ed esteri. Gli economisti di Obi (Osservatorio Banche Imprese) calcolano che “dal 2017 al 2020 la Puglia farà registrare una crescita media del Pil pari all'1,1. Piccoli segnali di ripresa, dunque, frutto di un dinamismo che continua a caratterizzare sul territorio tanto la grande quanto la piccola e media impresa.

La copertina è per il gruppo Natuzzi di Santeramo, società che nei giorni scorsi ha firmato la rinascita di uno dei suoi stabilimenti, quello di Ginosa, dopo una cassa integrazione durata più di dieci anni. Al culmine di una lunga cabina di regia presso il Ministero dello Sviluppo Economico, la newco, previa concessione della cassa integrazione in deroga per un periodo sino a massimo di 12 mesi, si è impegnata ad assumere dalle liste di mobilità con contratto a tempo indeterminato, entro il prossimo 31 dicembre 2016, i 215 lavoratori già dipendenti Natuzzi Spa.
Fari puntati anche sulla Sitael di Modugno, in provincia di Bari, nel 2010 rilevata e valorizzata dalla Angelo Investments di Vito Pertosa, imprenditore-finanziere pugliese, che le ha consentito di fare un importante salto di qualità. Un modello vincente ma non l'unico primato made in Puglia, come dimostrano, ad esempio, i numeri della “Princes” di Foggia: il più grande conservificio d'Europa, azienda inglese controllata da capitale giapponese. Ci lavorano oltre mille persone, per gran parte stagionali ma impegnate per 8 mesi, nella produzione di pomodori e fagioli.

Sempre in capitanata, nel settore conserviero, è una realtà consolidata anche la società “Iposea”, che lavora olive da tavola: ha raggiunto un fatturato che supera i 60 milioni all'anno ed esporta moltissimo anche all'estero. Ed ancora: la “Cofra” di Barletta, azienda leader in Italia nel settore delle calzature di sicurezza. L'impresa conta 370 addetti a Barletta e 1800 in un impianto in Albania, per un fatturato che nel 2015 ha raggiunto 93 milioni di euro. A Corato è presente il gruppo molitorio Casillo: l'impresa pugliese con il fatturato più alto, pari nel 2015 a un miliardo e 100 milioni di euro. Sempre a Corato altra impresa “big”: il pastificio Granoro (60 milioni di fatturato nel 2015), il cui titolare, Attilio Mastromauro, è scomparso lo scorso anno all'età di 101 anni, vissuti sino all'ultimo respiro nella sua azienda.

Nella zona industriale di Bari continua ad investire sul territorio la “Getrag automotive”, società a controllo canadese che opera nel campo dei cambi per auto. E che proprio in questi giorni ha avviato i lavori di potenziamento del suo impianto, sostenuto da un contratto di programma della Regione. Lo sorso anno ha fatturato 403 milioni di euro. Nello stabilimento barese ci lavorano 800 addetti.

A Ruvo di Puglia la “Itel telecomunicazioni”, che opera nel campo della produzione di radio farmaci per la cura di neoplasie: attività produttiva che si sta concentrando su apparecchi di risonanza magnetica a tecnologia avanzatissima, che sta mettendo a punto con l'istituto di nazionale di fisica. Nel settore della farmaceutica, la Puglia vanta player internazionali come la “Merck” di Bari e la “Sanofi” di Brindisi. Attorno un circuito di piccole aziende locali con produzioni di nicchia ma che stanno crescendo moltissimo: la “Farmalabor” di Canosa di Puglia, la “Lachifarma” di Zullino in provincia di Lecce, la “Pr chimica” di Galatina.

Nel settore alimentare Soavegel di Francavilla Fontana, che fa prodotti surgelati ma anche pasta fresca. Tra le imprese emergenti, spicca nel settore oleario la “Pantaleo” di Fasano: grazie all'export gode di un fatturato che supera i 60 milioni di euro all'anno. Fatturato da 50 milioni di euro anche per la “Nicolaus Tour Operator” di Ostuni, gruppo affermatosi a livello internazionale sul fronte dell'offerta turistica.

In provincia di Taranto in primo piano il settore confezioni di Martina Franca, all'interno del quale si stanno affermando realtà come la “Lerario Confezioni” (famosa per il marchio “Tagliatore”) e la Angelo Nardelli. Un'altra realtà poco conosciuta ai più ma in crescita è il gruppo Blasi di Manduria: produce macchine agricole e ha stabilimenti anche nell'Italia del Nord. Quindi le tante aziende leccesi: La “Lasim” (costruzioni meccaniche) di Surbo, che produce impianti robotizzati per la costruzione di pezzi per la Fiat di Melfi. Ed ancora: la “Alcar” (produzione di attrezzature nel settore della movimentistica), la Cog (che produce radiatori per auto).

Nel settore agroalimentare, in vetrina la “Pasta Cavalieri” di Maglie (che esporta anche negli Stati Uniti), l'olio “Cazzetta” (oltre 20 milioni di fatturato all'anno), di Maglie e, per restare in famiglia, la “Pimar”, azienda che lavora la pietra leccese, e che annovera tra le collaborazioni quella con l'architetto Renzo Piano. Nel settore delle confezioni, il berrettificio della “Borsalino” a Maglie, le industrie tessili “Barbetta” a Nardò. E nell'agroalimentare da segnalare la crescita del salumificio “Mera” a Copertino, insieme alla presenza consolidata di aziende da tempo sul mercato, come ad esempio “De Castris” e “Cantele”.

Tra le realtà emergenti, anche l'impresa calzaturiera “Iris”: apparteneva a un imprenditore del nord ed è stata venduta a capitale giapponese. Da quando si è insediata non ha mai conosciuto periodi di crisi, perché ha sempre fatto produzioni di alta gamma. A completare la pole, la Puglia che guarda al futuro: le turbine salentine di Gp Renewable, la startup del giovanissimo imprenditore salentino Gianluigi Parrotto.

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