La strage di Palagiano: ​«L’ordine fu di uccidere pure la donna»

Giovedì 2 Novembre 2017 di Lino CAMPICELLI
Centotrenta pagine per spiegare la strage di Palagiano in cui fu ucciso anche un bambino e per motivare la condanna di Giovanni Di Napoli, detto “Nino il Calabrese”, al carcere a vita.
Il deposito delle motivazioni, redatte dal giudice Fulvia Misserini (Corte d’assise presieduta dal giudice Michele Petrangelo) hanno puntato a fare luce sui percorsi seguiti dalla Corte per il responso di colpevolezza di Di Napoli, quale mandante dell’agguato che il 17 marzo 2014 portarono all’esecuzione di Cosimo Orlando, di Carla Fornari e del figlioletto di quest’ultima, Domenico Petruzzelli.
Secondo la prospettazione della Corte, se nei confronti di Orlando c’erano rancori maturati nel tempo ed esplosi in alcuni episodi che avrebbero ridicolizzato, ridimensionato la figura di Di Napoli, che nell’area di Palagiano era considerato una sorta di boss, la Corte ha offerto una sua chiave di lettura del perchè l’agguato, i cui esecutori sono ancora nell’ombra, sia stato ordito nel momento in cui Orlando era con Carla Fornari.
Orlando poteva essere ucciso in tanti momenti: secondo la Corte si decise che la sua sorte dovesse essere “condivisa” anche dalla donna.
A pagina 97, le conclusioni della Corte sono state inequivocabili: «Numerosi sono i passaggi dell’istruttoria dibattimentale in cui si evidenzia come Di Napoli avrebbe potuto eliminare Orlando senza coinvolgere la Fornari».
I giudici lo hanno dedotto da alcune conversazioni in cui il fratello di una delle vittime aveva riferito che Di Napoli gli aveva detto che «avrebbe potuto farsi Orlando tranquillamente, se voleva».
Ma che Carla Fornari non dovesse essere immune dalla vendetta di Di Napoli, secondo la Corte d’Assise, è stata circostanza indirettamente, ma platealmente, scaturita incontrovertibilmente dall’esito dell’autopsia sul corpo della donna.
 
«Elemento obiettivo e insuperabile della volontà omicidiaria nei confronti della donna», ha scritto la dottoressa Misserini in motivazione, «deve dirsi il risultato autoptico alla stessa relativo. Invero, la Fornari veniva attinta da ben nove colpi di arma da fuoco» che l’hanno raggiunta in più zone della parte alta del corpo.
«La distanza fra vittima e sparatore era di 4, 5 metri, e lo sparatore era in una posizione lievemente più alta rispetto alla vittima: tutti elementi, questi, espressione di una volontà diretta alla eliminazione fisica della donna», secondo la Corte d’assise di Taranto, che aveva emesso la sentenza nell’udienza del 2 maggio scorso.
Ma perchè questo accanimento nei confronti della Fornari, con la quale Di Napoli avrebbe pure avuto una lunga relazione sentimentale?
Il chiarimento è a pagina 98 delle motivazioni. «Il momento deterministico della volontà del Di Napoli di eliminare la Fornari matura proprio in seguito della scelta operata da Carla. Costei infatti decide di parteggiare per Orlando. Lo fa dopo il 3 gennaio 2014, quando accompagna l’Orlando nel locale in occasione dell’ormai famoso schiaffeggiamento, quando con la sua auto accompagna l’Orlando a danneggiare lo specchietto della Bmw di Di Napoli; quando ancora il 16 marzo 2014, il giorno prima del triplice omicidio, accompagna sempre Mimmo Orlando a rompere i vetri dell’auto del boss. Carla Fornari aveva scelto Orlando e lo aveva fatto il 3 gennaio 2014 quando nel corso della telefonata fatta insieme con il nuovo compagno aveva di fatto lasciato zio Nino».
In sostanza, troppe le umiliazioni subite dal “Calabrese”, secondo la Corte, perchè quest’ultimo non decidesse di reagire.  Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 22:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA