Chiuse per inquinamento: le scuole dei Tamburi potrebbero non riaprire

Chiuse per inquinamento: le scuole dei Tamburi potrebbero non riaprire
Le scuole Deledda e De Carolis al quartiere Tamburi riapriranno il prossimo anno scolastico? L'interrogativo posto dai consiglieri comunali di minoranza Massimo Battista, Vincenzo Fornaro e Rita Corvace, quando mancano ancora pochi giorni al termine delle lezioni, riporta l'attenzione su una vicenda che ha fatto discutere e che ha scatenato le proteste dei genitori degli alunni degli istituti coinvolti. Dopo il sequestro lo scorso febbraio delle collinette tossiche ex Ilva a due passi dalla Deledda e dalla De Carolis, infatti, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci emanò due ordinanze di chiusura delle due scuole per ragioni sanitarie: la prima, il 2 marzo, arrivò dopo la relazione consegnata da Arpa Puglia, che non aveva escluso la possibilità che si potessero verificare fenomeni di spolverio e di dispersione di pericolosi inquinanti verso le scuole più vicine alle collinette velenose, e determinò la chiusura fino al 31 marzo. Arpa, nel frattempo, avrebbe dovuto approfondire con ulteriori analisi, mentre circa settecento bambini venivano trasferiti in altre scuole, suddivisi anche in base a turni pomeridiani.

La seconda ordinanza, invece, Melucci la firma il 29 marzo, proprio in assenza di quelle risposte attese dall'Agenzia regionale per la protezione ambientale sul monitoraggio dell'aria indoor e outdoor delle due scuole, e stavolta la chiusura è definitiva fino a giugno.
Adesso che l'anno scolastico sta per concludersi, i consiglieri Battista, Fornaro e Corvace si chiedono cosa accadrà a settembre. «Le scuole chiuse in primavera saranno riaperte in autunno?». Secondo quanto riferiscono in un comunicato, le scuole Deledda e De Carolis potrebbero non riaprire più. «Nei terreni esterni alle scuole - scrivono Battista, Fornaro e Corvace - sembrerebbe che siano stati trovati valori di inquinanti riconducibili alle grandi industrie superiori alla norma».

Se l'indiscrezione fosse confermata, e a questo proposito chiedono cosa vogliano fare Melucci e il nuovo assessore comunale alla pubblica Istruzione Rita Frunzio, i disagi per alunni e genitori si ripeterebbero anche il prossimo anno, in un contesto già segnato dall'inquinamento e dalla paura per le conseguenze sulla salute. Centinaia di famiglie in questi mesi hanno affrontato il trasferimento dei propri figli in altre scuole, riorganizzando la loro quotidianità rispetto ai nuovi orari pomeridiani e alla nuova collocazione.

Il provvedimento del sindaco di Taranto «ha colpito i bimbi - hanno sottolineato -, costretti a turni pomeridiani pur di poter completare l'anno scolastico, sacrificando ogni attività extrascolastica». Di fronte alla possibilità che questa situazione possa ripetersi, se non addirittura aggravarsi, «decine di famiglie stanno iscrivendo i propri figli in scuole fuori dal quartiere». Qualcuno avrebbe già richiesto il nullaosta per non ritrovarsi in difficoltà: altri genitori, invece, «non sanno dove iscrivere i propri figli per il nuovo anno scolastico, questo accade solo a Taranto - denunciano i tre consiglieri - la città dove tutto illecitamente è possibile per il bene del profitto di Stato».

Per tutti, assicurano, si tratterebbe di «una scelta dettata dalla paura di dover affrontare un intero anno di turni pomeridiani, una sciagura per tante famiglie, costrette così a spostare altrove i propri figli». Battista, Fornaro e Corvace parlano di «diritto alla salute compromesso, quello allo studio negato, tutto per difendere il profitto di una grande industria». E sulla grande industria aprono infine un'altra parentesi, ritornando su un tema caldissimo affrontato in un consiglio comunale monotematico sull'ambiente.

«Vorremmo conoscere - concludono - quali sono le novità annunciate ma mai messe in pratica dal Sindaco di Taranto che con ordinanza numero protocollo 48276 del 02-04-2019, dichiara che qualora non ci fossero state risposte entro le 12 del 08-04-2019 avrebbe adottato provvedimenti costruiti sul principio di massima precauzione in difesa della salute dei propri cittadini e avverso una filiera produttiva ormai desueta e intollerabile».
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Lunedì 3 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento: 08:32