A Taranto il virus si propaga ancora. Colpita anche l'ultima area Covid free

Giovedì 29 Ottobre 2020

Nelle ultime 24 ore a Taranto 127 nuovi positivi al Covid, più del doppio del giorno prima; quasi mille persone attualmente infette in tutta la provincia jonica e più di tremila in isolamento fiduciario domiciliare o in quarantena; ieri i contagiati dal virus con sintomi più o meno gravi erano 84, tutti ricoverati nei vari reparti dedicati alla malattia dell'ospedale San Giuseppe Moscati di Taranto. E non basta. Una novantina sono gli operatori sanitari già testati con esito positivo e almeno un centinaio da sottoporre a tampone nelle prossime ore perché sospettati di aver contratto il coronavirus per contatto diretto tra colleghi o con pazienti che avevano in cura. Non sfugge alla positività chi opera nei reparti Covid. Il primo medico del presidio di prima accoglienza allestito all'interno del Moscati è risultato positivo e con lui altri trenta sono a rischio, tra medici, infermieri e socio sanitari, che si sottoporranno al prelievo orofaringeo per la diagnosi.
Le ambulanze del 118 che trasportano pazienti contagiati o sospettati di esserlo, fanno lunghe soste in attesa che arrivi il loro turno. Ieri sera i reparti del Moscati, unico polo della provincia dove è possibile il trattamento dei sintomatici Covid, avevano occupato ogni posto disponibile. Il quadro registrato nel pomeriggio era il seguente: 28 pazienti nel reparto di malattie infettive, 25 nel punto di primo intervento, 9 nell'ex auditorium adibito a repartino di pneumologia e 4 in rianimazione. Altri 16 erano ricoverati nel presidio post Covid di Mottola.
Preoccupanti segnali di focolaio giungono anche dagli ospedali periferici dove si cerca di tamponare sanificando gli ambienti e isolando nel migliore dei modi chi presenta sintomi o chi è stato a contatto con soggetti già testati. Nessun presidio ospedaliero, tra quelli pubblici per ora, è rimasto sinora indenne dal contagio e i reparti più colpiti cominciano ad avere difficoltà a coprire i turni per mancanza di personale in sostituzione di quello compreso nella catena di contagio. Il personale del Dipartimento di prevenzione - composto da 40 unità in tutto, e impegnato nei due centri di Taranto e Massafra - comincia ad accusare il colpo per il troppo lavoro. I responsabili della prevenzione parlano ormai di «diffusione a nebbia», ben più grave dei focolai dove è facile individuare e circoscrivere il patogeno.
Il virus si propaga in tutta la provincia ad una velocità impressionante non lasciando nessun territorio immune. Ieri anche Avetrana, ultimo comune rimasto «Covid free» della provincia ionica ha dovuto abbandonare la comoda posizione con la positività di un'infermiera.
I responsabili della medicina preventiva e del lavoro, cercano di adottare nuovi protocolli e strumenti per la diagnosi precoce. E c'è chi invoca l'impiego dei cosiddetti «Poct» (Point-of-Care Testing), i famosi test rapidi forniti dalla Protezione Civile in Puglia già ad aprile scorso, ma mai arrivati a Taranto. L'utilità dei Poct è stata ribadita nel corso di un incontro avuto l'altro ieri a Bari tra i componenti del Sistema di gestione della salute e sicurezza e l'assessore regionale alla Salute, Pierluigi Lopalco. Sempre in quella occasione è stato ribadita la necessità dell'impiego dei presidi di protezione individuale, le mascherine soprattutto il cui corretto uso, pare, non venga ancora recepito da molti sanitari.
D'altra parte, per la provincia di Taranto il bollettino regionale parla chiaro e non da ieri: al di là dei pur numerosi 127 casi delle ultime 24 ore, infatti, nelle ultime settimane, si è registrato un netto balzo di casi positivi, con un trend completamente diverso rispetto a quello della prima ondata, quando rispetto ad altre province pugliesi la diffusione del virus era decisamente contenuta. Ora invece la provincia jonica fa registrare 1.518 casi totali, rispetto ai 1.173 del Salento e ai 1.120 della provincia di Brindisi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 11:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA