Il dottor Palaia: "Riprendiamo gli allenamenti ma con regole severe"

Giovedì 14 Maggio 2020 di Lino DE LORENZIS
Il dottor Giuseppe Palaia, responsabile sanitario del Lecce calcio
LECCE Aveva visto lungo il dottor Giuseppe Palaia. Circa un mese fa, in una intervista rilasciata al Nuovo Quotidiano di Puglia, il responsabile sanitario del Lecce calcio aveva sollevato alcuni dubbi circa la attuabilità del primissimo protocollo sanitario redatto dalla Federcalcio. In particolare, il dottor Palaia si era soffermato su due punti focali: “Come faremo a reperire tanti tamponi considerato che in alcune zona d’Italia la situazione sanitaria è ancora difficile?”. E poi: “Cosa accadrebbe in presenza di una nuova positività all’interno del gruppo-squadra? Tutti in quarantena?”.
Quesiti ai quali lunedì scorso ha risposto direttamente il Comitato Tecnico Scientifico. I consulenti del Governo in buona sostanza hanno sposato la tesi del dottor Palaia e di conseguenza hanno imposto alla Federcalcio di apportare le necessarie modifiche al protocollo sanitario. «Io sono sempre stato dell’idea che le precauzioni, in caso di positività, devono essere uguali per tutti, sia per il soggetto normale che per l’atleta - ha ribadito ieri il responsabile sanitario del Lecce -. Che si tratti di un cittadino comune o di un atleta ha poca rilevanza, le precauzioni per evitare il contagio valgono in tutti e due i casi. Quindi, quarantena per il soggetto Covid positivo e quarantena per chi ha avuto contatti con questa persona. Il gruppo-squadra dovrebbe essere asettico dopo le valutazioni di base, quindi test sierologici e molecolari (tamponi), e chiaramente vivere in un contesto privo di contaminazioni esterne».
Sta parlando in buona sostanza di un ritiro blindato da tutto e da tutti?
«Sì, proprio così. In proposito, però, vorrei fare una considerazione. In presenza di un infortunio inevitabilmente l’atleta è costretto a lasciare il ritiro per andare ad effettuare i necessari esami strumentali. È chiaro che tutto si può fare con molto buon senso ma non possiamo parlare in questo caso di asetticità».
Il protocollo definitivo vi è stato consegnato soltanto ieri sera. Un bel problema considerato che ormai mancano solo pochi giorni alla data del 18 maggio...
«È chiaro che siamo al limite e addirittura adesso il tempo che ci separa dall’inizio del ritiro blindato è molto compresso. Quindi, l’espletamento di tutte le valutazioni necessarie dovrà essere fatto in tempi brevi. Ma posso assicurare comunque che noi del Lecce calcio non abbiamo alcun timore. D’intesa con la società, infatti, abbiamo già tracciato la strada da seguire e rispetteremo tutti i tempi previsti».
Tutti questi sforzi, soprattutto economici, potrebbe risultare inutili dinanzi ad una nuova positività, non crede?
«Se si parte in questo modo indubbiamente il rischio è notevole perché nessuno può preventivare una positività. Nel caso in cui il contagio dovesse verificarsi a campionato ripreso, a quel punto non solo la squadra interessata ma anche quella avversaria dovrebbe andare in quarantena. Significherebbe quindi fermare di nuovo il campionato».
In queste ultime ore si è parlato della responsabilità civile e penale di cui i medici delle società di serie A dovranno farsi carico in questa fase delicata. Qual è la sua posizione?
«Ho sempre considerato il medico un anello debole poiché nonostante le tante battaglie fatte in questi anni non abbiamo mai ottenuto un contratto federale come altre figure del calcio. Questo ci pone quasi in una situazione di inferiorità e in questo caso specifico risalta maggiormente la debolezza della nostra figura. Dovremo assumerci la responsabilità visto che il Covid è considerato dall’Inail una malattia professionale. E con noi anche il datore di lavoro che nella fattispecie è il presidente».
Si era parlato di sciopero o dimissioni...
«No. Chi ha parlato finora (il dottor Castellacci, ndr) lo ha fatto per conto dei medici di serie B e C. Noi medici dei club serie A, che poi siamo quelli interessati in questa fase, valuteremo tutto con molta serenità dopodiché faremo le nostre considerazioni ma senza inasprire il problema».
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