Winspeare va a Parigi e "Disperata" conquista i francesi

Winspeare va a Parigi e "Disperata" conquista i francesi
Questa volta la benedizione arriva dalla patria della nouvelle vague e non lascia indifferente nemmeno Edoardo Winspeare, che pure al calore con cui il pubblico sembra disposto a seguire le sue sperimentazioni e i cambi di registro dovrebbe ormai essersi abituato.
Fatto sta che dopo una serie di Paesi, compresi Australia, Brasile e persino la Cina,  dove il film è visibile sulle reti a pagamento, "La vita in comune" è approdato anche in Francia dove è il film stato accolto con grande favore e una serie di recensioni entusiastiche sulle principali testate giornalistiche.
La pellicola da mercoledì scorso è infatti disponibile nelle sale francesi grazie a una piccola distribuzione che lo proietta con una decina di copie. Così come accadde in Brasile, dove il titolo era cabiato in "A vida em familia" vista l'intraducibilità del doppio senso della parola comune, in Francia il titolo è diventato semplicemente "Disperata", dal nome del paesino in cui è ambientata la storia e a quanto pare i francesi se ne sono già innamorati: a Parigi in questi giorni il film è in programmazione al cinema Christine 21, nel 6°Arrondisment, dove il pubblico è numeroso e divertito.
«Pensando a Disperata di Edoardo Winspeare, ci chiediamo perché con così pochi elementi significativi il film si lasci seguire così piacevolmente, provocando sorrisi, persino lacrime - scrive Philippe Person del Froggy' s Delight -. Trascorreremo un buon tempo lontano dal rumore dei media, dalla tempesta di un mondo politicamente ed ecologicamente accecato. Si crederà per un centinaio di minuti nel suo sole eterno, lontano dalle crisi migratorie ed economiche. Paradiso di pace, paradiso della non-fiction, questo luogo preservato nega il suo nome. La disperazione è altrove, non a Disperata».
“Si tous les hommes politiques étaient mélancoliques, la Terre serait sauvée. Rédemption des désespérés” aggiunge Télérama (Se tutti i politici fossero malinconici, la Terra sarebbe salva).
 

E ancora: «Girato in Salento, interpretato da gente del posto, tra cui un impresario di pompe funebri e un pittore, il film è un'incantevole favola con un umorismo alla Pagnol, un gusto per il disordine e la redenzione molto meridionale. Un film dolce-amaro, cinema italiano come piace a noi», scrive François Forestier (L'OBS).
Se In grazia di Dio aveva segnato una nuova svolta per Winspeare, dopo le docufiction iniziali sul tarantismo e poi il cinema più mainstream de Il Miracolo e I galantuomini, si può dire che La vita in comune, l'ultima creatura della vivacissima Saietta Film, rappresenti in qualche modo la sintesi perfetta tra sperimentazione (e produzione dichiaratamente e fieramente low cost) e gradimento, tanto del pubblico quanto della critica.
«Il fatto che arrivi dalla Francia non mi lascia indifferente - ammette il regista -: resta la patria dei cinefili e il fatto che piaccia è una bella soddisfazione».
Ma c'è di più, a divertire il pubblico francese secondo Winspeare è la stessa atmosfera del film, ambientato in un onirico paese del Capo di Leuca che - cadenza salentina a parte - potrebbe trovarsi in qualsiasi Sud del mondo: «La rassegnazione tutta meridiana che nel film ovviamente raccontiamo con un'iperbole, è in netto contrasto con lo spirito facilmente infiammabile dei francesi - spiega il regista -, più abituati alla protesta e alla ribellione. Credo che il ritmo placido di Disperata li abbia in qualche modo spiazzati e conquistati».
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Lunedì 29 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 21:11