Scuola, tra quarantene, tamponi e mascherine domani il rientro: tutte le regole per contenere i contagi

La circolare inviata dal Miur come le principali indicazioni per gestire i casi di positività

Scuola, tra quarantene, tamponi e mascherine domani il rientro: tutte le regole per contenere i contagi
Scuola, tra quarantene, tamponi e mascherine domani il rientro: tutte le regole per contenere i contagi
di Cristiana Mangani
7 Minuti di Lettura
Domenica 9 Gennaio 2022, 15:29 - Ultimo aggiornamento: 16:20

Da domani, lunedì 10 gennaio, si rientra a scuola tra presidi e regioni che manifestano forte preoccupazione e insegnanti che stanno già predisponendo i registri per una eventuale dad. Il Governo però tira dritto e in una circolare inviata dal Miur alle scuole sintetizza le principali indicazioni per gestire i casi di positività: dai tamponi alle quarantene. Nel frattempo, in una sorta di battaglia a distanza, Esecutivo e amministratori locali ribadiscono le loro posizioni in giornate in cui il numero dei contagi continua a salire fino a toccare quota 200 mila.

Scuola, il muro contro muro con le Regioni

Il muro contro muro vede schierati i favorevoli e i contrari al ritorno sui banchi. Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, insieme con altri presidenti di regione, ha chiesto «invano» a palazzo Chigi uno slittamento.
Mentre il presidente del Veneto Zaia sollecita un intervento del Cts perché, a suo dire, si rischia «una falsa riapertura» in uno scenario «da calvario» fatto di assenze e quarantene. Ma le pressioni che arrivano da più parti sono state respinte al mittente dal ministro Bianchi, che ha il sostegno  sostegno di tutto il governo tutto, e ha incontrato i sindacati per illustrare le nuove misure emanate dal Consiglio dei Ministri: un confronto che non sembra aver sciolto i nodi.

Campania, l'ordinanza di De Luca


Dal canto suo, in Campania, il governatore De Luca continua ad appellarsi alle «circostanze di eccezionale e straordinaria necessità» nell'ordinanza con cui ha disposto fino al 29 gennaio il ricorso alla dad per le scuole medie, elementari e dell'infanzia. Una fuga in avanti che il Governo tenterà di stoppare con una impugnativa mentre il Tar ha chiesto alla Regione di presentare ulteriori documenti. La Sicilia, intanto, fa slittare di tre
giorni il rientro e c'è chi annuncia, come il Trentino, che non applicherà le nuove norme sulla quarantena a scuola e sul super pass per i trasporti.

 

Quarantene e screening


Tra le nuove regole sull'accesso agli istituti, quarantene e screening, il 10 gennaio potrebbe diventare uno stress test per il comparto. Il Miur ha inviato una nota in cui vengono sintetizzate le principali indicazioni in caso di positività e in particolare viene precisato che, per quanto riguarda medie e superiori con due positivi in classi, i requisiti per frequentare in presenza «dovranno essere dimostrati dall'alunno, durante il regime di autosorveglianza». Una sorta di sdoganamento del green pass a scuola.

La norma infatti autorizza «le scuole a prendere visione della situazione vaccinale degli studenti, senza che ciò comporti una violazione della privacy». Per potenziare l'attività di tracciamento e testing la Struttura commissariale ha trasmesso una circolare ai presidi in cui si dispone un «maggior coinvolgimento attivo delle risorse sanitarie già presenti sul territorio» come «i pediatri di libera scelta e i medici di medicina generale» per supportare le attività dei dipartimenti di Igiene e Sanità pubblica delle Asl. Infine dal primo febbraio l'obbligo vaccinale verrà esteso al personale delle università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam), come ricorda il Miur in una nota.

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LE REGOLE

Nidi e scuole dell'infanzia 

Da 0 ai 6 anni, con «un caso di positività» si sospende l'attività didattica della classe per 10 giorni, con quarantena di pari durata e test di uscita, molecolare o antigenico, negativo.

Elementari

Con «un solo caso di positività nella classe», gli alunni restano in presenza ma «si raccomanda di consumare il pasto ad una distanza interpersonale di almeno 2 metri». In questo caso è prevista la «sorveglianza con test antigenico rapido o molecolare da svolgersi prima possibile dal momento in cui si è stati informati del caso di positività e da ripetersi dopo cinque giorni». Sempre alle elementari, «in presenza di almeno due casi positivi», si sospende l'attività in presenza e si applica la didattica a distanza per la durata di 10 giorni con quarantena di pari durata e test in uscita.

Medie e superiori

Alle medie e superiori, in presenza di un caso di positività nella classe, la didattica prosegue in presenza, con l'obbligo di indossare mascherine FFP2 almeno per 10 giorni, ma «si raccomanda di non consumare pasti a scuola a meno che non possa essere mantenuta una distanza interpersonale di almeno due metri».

Dai due positivi in classe in poi «le misure previste sono differenziate in funzione dello stato vaccinale». Gli alunni che non abbiano concluso il ciclo vaccinale primario, che lo abbiano concluso da più di 120 giorni, che siano guariti da più di 120 giorni e ai quali non sia stata somministrata la dose di richiamo, andranno in Dad per 10 giorni (con quarantena della durata di 10 giorni e test di uscita negativo per rientrare). Gli studenti che invece hanno concluso il ciclo vaccinale primario, che siano guariti da meno di 120 giorni o che abbiano ricevuto la dose di richiamo, potranno proseguire in presenza con l'obbligo di indossare Ffp2 per almeno 10 giorni.

Pure in questa circostanza, «si raccomanda di non consumare pasti a scuola a meno che non possa essere mantenuta una distanza interpersonale di almeno due metri». La misura sanitaria indicata è "l'auto-sorveglianza".

 Ancora alle medie e alle superiori con almeno 3 casi di positività in classe stop all'attività in presenza e avanti la didattica a distanza per 10 giorni.

Gli scenari delle prossime settimane

Rispetto delle regole a parte, il rischio del quale parlano gli addetti ai lavori è che nelle prossime settimane l’eccezione diventi la normalità. Anche a considerare arrotondate in eccesso le simulazioni di queste ore - l’ultima è di Tuttoscuola e prevede che «delle 369mila classi circa 200mila nella settimana dal 17 gennaio in poi potrebbero essere chiuse, con gli alunni in dad» - già da domani ci saranno classi in cui sono più i banchi vuoti di quelli occupati dagli studenti. E successo venerdì scorso nelle città dove la scuola è ripresa, in Emilia Romagna e in Lombardia. A Prato mancava il 20 per cento del personale, a Ravenna c’erano classi con meno della metà degli studenti in presenza e gli altri collegati da casa.

L’ufficio statistico dell’Associazione presidi del Lazio calcola che all’appello in classe domani mancheranno almeno 17.500 studenti. Per fare un confronto, in Lombardia prima delle vacanze erano 10 mila gli studenti in quarantena (e la Lombardia ha una popolazione scolastica maggiore del Lazio). A metà dicembre le classi in dad nella Regione, secondo l’ufficio scolastico di Milano, erano 1683. E’ facile immaginare che da qui ad una settimana la scuola a distanza diventi una realtà forzata per tantissimi studenti. 

Lo stesso pessimismo riguardo alle riaperture si respira tra i medici e comunità scientifica. L'ordine di Torino non utilizza mezzi termini nel chiedere il rinvio affermando che è «imprudente» perché i «numeri dei contagi sono troppo alti». Ed è proprio sui numeri che si gioca una fetta di questa battaglia. Secondo una prima stima fornita dai presidi già domani potrebbero essere 100 mila i dipendenti assenti causa Covid. Si tratta di circa il 10% della popolazione totale del comparto, composto da circa un milione di persone. La curva dei contagi
che non accenna a calare sembra colpire soprattutto le fasce dell'età scolare. 

E nelle ultime ore l'Associazione nazionale dirigenti scolastici ha inviato un ulteriore appello al premier Draghi. «Il Governo e il ministero dell'Istruzione hanno il dovere di mettere in campo il massimo sforzo con azioni di
affiancamento alle scuole perché diversamente il sistema scolastico non riuscirà a gestire la prevista diffusione del contagio nella fascia di età scolare», hanno scritto. 
 

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