Isteroscopia: diagnosi e mini-interventi, rischi e vantaggi. Il ginecologo Torcia: «Raramente ci sono complicanze»

Giovedì 11 Febbraio 2021 di Maria Lombardi
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Guardare nell’utero, per scoprire se c’è qualcosa che non dovrebbe esserci e semmai intervenire. L’isteroscopia, un esame diagnostico e terapeutico, finito ultimamente nei titoli di cronaca. Giorgia Martone, imprenditrice dei profumi ed erede delle Industrie Cosmetiche Riunite di Lodi, è morta a 41 anni durante l’intervento in day-hospital, al San Giuseppe di Milano. Per la seconda volta nel giro di un paio di anni si doveva sottoporre a quell’esame, ha raccontato la sorella. Il cuore si è fermato e adesso saranno le perizie a stabilire esattamente cosa è successo in sala operatoria. Possibile morire per un intervento che non avrebbe dovuto presentare particolari rischi? Di cosa si tratta lo dice la parola stessa, spiega il professore Francesco Torcia, ginecologo e docente all’università La Sapienza di Roma. «Il termine isteroscopia deriva dal greco: histeros, ossia utero, e scopeo, vedere. Indica la possibilità di visualizzazione diretta della cavità uterina». Guardare nell’utero, insomma, per diagnosticare o curare alcune patologie. Un intervento endoscopico che «in mani esperte non comporta rischi particolari. Va segnalato comunque che, seppur raramente, le complicanze possono essere letali».

LO STRUMENTO

In che cosa consiste questo intervento? «L’isteroscopia è una procedura che utilizza un sottile strumento endoscopico che trasmette luce, chiamato isteroscopio». Attraverso la cervice, lo strumento dotato di una piccola telecamera viene inserito nell’utero, le cui pareti precedentemente sono state distese o con del gas (anidride carbonica) o, più comunemente, con del liquido, di solito soluzione elettrolitica. “Illuminare” la cavità serve a diagnosticare malformazioni dell’utero, aderenze, polipi, fibromi e anche tumori. Nel corso dell’esame si possono eseguire piccoli interventi chirurgici. «L’isteroscopia - aggiunge il professor Torcia - può essere eseguita in ambulatorio, anche senza sedazione, per finalità principalmente diagnostica, ma anche per effettuare biopsie, asportazioni di polipi o di aderenze». Se l’intervento è più impegnativo va eseguito in sala operatoria e sotto anestesia. «Si rende necessario per il trattamento di patologie dell’utero di complessità chirurgica maggiore. È il caso della miomectomia, ossia l’asportazione di fibromi, o della metroplastica, cioè la correzione di malformazioni uterine».

LE PATOLOGIE

Ma quando viene di solito prescritto questo esame? «Nelle donne in età fertile l’indicazione è solitamente per i sanguinamenti mestruali eccessivi o intermestruali atipici o in presenza di neoformazioni – più spesso polipi o fibromi- identificati con l’ecografia, o di cui si sospetta. Viene indicato inoltre in caso di malformazioni uterine che possono essere definite o corrette tramite questa procedura. In menopausa si interviene con l’isteroscopia quando si riscontrano ispessimenti eccessivi dell’endometrio che possono nascondere neoplasie». Che rischi comporta? «È un esame che si esegue da circa 40 anni e non presenta rischi particolari», spiega il professore Torcia. «Va segnalato comunque che seppur raramente le complicanze possono essere letali in particolare in pazienti avanti negli anni o comunque già in condizioni critiche. Oppure in caso di incidenti chirurgici, come la perforazione dell’utero. Può verificarsi inoltre l’intravasazione: se viene immesso troppo liquido nella cavità c’è il rischio che la soluzione vada in circolo causando una grave diluizione del sangue, e di conseguenza uno squilibro elettrolitico, a volte fatale, che può compromettere l’attività cardiaca in termini non sempre correggibili».

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