Ostia, gli Spada ora chiedono aiuto alla Caritas: «Siamo poveri, aiutateci»

Sabato 8 Giugno 2019 di Mirko Polisano
Ostia, gli Spada ora chiedono aiuto alla Caritas: «Siamo poveri, aiutateci»

Dalle ville sfarzose di Ostia con i bagni dorati e l'arredamento kitsch alla richiesta del sussidio alla Caritas di Roma. È la parabola di Ottavio Spada, detto Maciste, fratello del boss dell'omonimo clan Romoletto e di Roberto, quello della testata inflitta al giornalista della troupe di Nemo, Daniele Piervincenzi. «Siamo poveri, ci dovete dare da mangiare», avrebbe detto la moglie di Ottavio, finito in carcere nel corso di un maxi blitz contro gli Spada con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso oltre a dover rispondere di estorsione e usura. Gli operatori sociali hanno tremato nel leggere quel nome: Spada. Il nucleo familiare ha chiesto di essere interamente preso in carico, compresi i due figli in carcere Enrico soprannominato Macistino e Roberto, detto Zibba. Anche loro finiti in manette nell'operazione Eclissi. Da quanto appurato dai magistrati i figli di Ottavio erano i «riscossori» del clan che con violenza pretendevano somme di denaro utili all'organizzazione e ricavate dal «settore stupefacenti».

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LE CARTE
Agli atti nella disponibilità della povera famiglia Spada risultano immobili ereditati, società intestate e auto di lusso. Tra queste una Volkswagen Tiguan 2.0 del valore di oltre 30mila euro e un Bmw 118D del valore di oltre 10mila euro. Molti dei beni sono stati sequestrati.

LA BANCA DATI
Inserendo e incrociando i nominativi delle banche dati è anche emerso che il nucleo familiare avrebbe anche incassato nel corso degli ultimi anni oltre 35mila euro come risarcimento dalle assicurazioni per incidenti e sinistri. Ci sarebbero poi alcuni immobili dislocati nel comune di Venafro intestati proprio alla donna che ha fatto richiesta del sussidio alla Caritas. Un'informativa è stata trasmessa alla Questura e alla Squadra Mobile di Roma. Negli anni, la famiglia aveva messo da parte un vero e proprio tesoro, guadagnato a suon di estorsioni, minacce e nel traffico di stupefacenti. Il lusso ostentato e lo sfarzo hanno contribuito ad alimentare la loro fama criminale. Perquisendo le case degli arrestati del clan Spada, gli investigatori si sono ritrovati immersi in scenografie da Padrino, con troni in oro e velluto rosso esposti nei salotti dei boss e che sono finiti sotto sequestro insieme a conti correnti, quote societarie e fuoriserie. Non è la prima volta che appartenenti al clan chiedono un sussidio per andare avanti. Nel marzo scorso, gli appartenenti della stessa famiglia si erano recati in un Caf di Ostia per chiedere il reddito di cittadinanza. «Ho mio marito e i miei figli in carcere, voglio il reddito», aveva detto in quell'occasione una donna del clan ai dipendenti di un centro di assistenza fiscale.
 

I LEGAMI
Della famiglia di Ottavio Spada, dalle carte delle inchieste giudiziarie, emerge un quadro criminale ben definito: «Si faceva dare e promettere interessi usurai - scrivono i magistrati - con un tasso medio praticato del 60% mensile» dove non mancavano le intimidazioni: «te devi sbrigà a damme i sordi hai capito?», diceva afferrando per il collo le sue vittime. Una famiglia, quella di Ottavio, che si alterna tra società e traffico di droga: «un tenore di vita tenuto dal nucleo familiare - scrivono ancora i magistrati - che porta ad escludere che gli stessi abbiano condotto un tenore di vita al limite della soglia di povertà». E ora chiede aiuto alla Caritas di Roma.
 

Ultimo aggiornamento: 11:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA