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Decenni di rapporti burrascosi tra ortodossi e cattolici

Decenni di rapporti burrascosi tra ortodossi e cattolici
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Venerdì 12 Febbraio 2016, 21:44
 L’incontro dell’Avana è il frutto di decenni di rapporti burrascosi tra ortodossi e cattolici. A differenza di quanto accaduto con il Patriarcato di Costantinopoli e con altre Chiese da parte di Paolo VI e del Patriarca Athenagoras, i rapporti tra Roma e Mosca sono stati segnati da fasi di chiusura e di apertura. Si è spesso parlato di un incontro, ma poi per una ragione o per l'altra è sempre saltato. Ci avevano provato Giovanni Paolo II e tutto era pronto per un incontro a Graz nel 1997 con l’allora Patriarca Alessio II. Poi aveva tentato Benedetto XVI, ma due volte l’incontro preparato con Kirill (nel frattempo succeduto ad Alessio II) non era andato a buon fine. Il principale ostacolo è sempre costituito dai conflitti tra ortodossi e greco-cattolici in Ucraina - la cosiddetta questione “uniate”, tuttora aperta - e dall’accusa di proselitismo rivolta alla Chiesa di Roma, anche in relazione alla decisione della Santa Sede di erigere quattro amministrazioni apostoliche cattoliche in Russia nel 1991 e nel 1999.

Una decisione considerata inaccettabile dal Patriarcato di Mosca, che da sempre considera la Russia come “territorio canonico” dell’Ortodossia russa, dove le altre Chiese possono solo essere accettate come ospiti. Benedetto XVI ha segnato l’inizio di una nuova fase di distensione nei rapporti, con la ripresa delle riunioni della Commissione internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa (interrotte nel 2000, a causa della mancanza di accordo sulla questione dei cattolici di rito orientale). Oggi a spingere il Patriarcato di Mosca a questa apertura c'è anche il desiderio di unità nella difesa dei valori morali di fronte alle sfide del secolarismo e la grande questione del genocidio in atto dei cristiani in Siria e Iraq. Con Papa Francesco la ripresa del dialogo ha ricevuto una ulteriore spinta. Si sono moltiplicate le delegazioni. Il metropolita Hilarion, attuale capo del Dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato, si è recato quattro volte in Vaticano.

Le relazioni si sono intensificate sul fronte dell'ecumenismo culturale, con lo scambio di seminaristi, studenti, università. Dietro l'incontro all'Avana si muove il Concilio pan-ortodosso previsto il prossimo mese di giugno a Creta. Si tratta della prima riunione dai tempi del Concilio di Calcedonia che si ritrovano tutti i patriarchi ortodossi. Uno dei punti all'ordine del giorno riguarda la linea comune da adottare verso il cattolicesimo. La sorte dei cristiani perseguitati nel mondo e in particolare in Medio Oriente, rende ancora più pressante per i cristiani dare un segno di unità di fronte alla comune minaccia rappresentata dal fondamentalismo religioso e dal terrorismo.

Il patriarca Kirill è stato eletto al soglio patriarcale 7 anni fa, all’età di 63 anni. E' stato uno dei vescovi più giovani della storia della Chiesa russa, avendo ricevuto l’ordinazione episcopale otto mesi prima di compiere trent’anni, nonostante i canoni ecclesiastici prescrivano i trent’anni compiuti come età minima per l’episcopato. Kirill ha sempre promosso i giovani. Viene descritto come un uomo pragmatico, un leader ma anche uno stratega. Chi lo ha conosciuto da vicino afferma che governa dosando pesi e contrappesi. Molti ritengono che egli abbia possibilità di governo che nessun altro capo della Chiesa russa ha mai avuto. E questo non tanto per il fatto che oggi lo Stato non pone limitazioni all’operato della Chiesa, quanto piuttosto per la totale assenza di qualsiasi opposizione interna. Degli otto membri effettivi del Sacro Sinodo, la struttura permanente di governo della Chiesa russa, solo due ne facevano parte già prima che Kirill diventasse patriarca. Dei circa 380 vescovi attualmente in carica nella Chiesa russa, quasi la metà lo sono diventati sotto Kirill. Il patriarca Kirill è figlio spirituale,del metropolita Nikodim, che era noto per la sua apertura ecumenica e in particolare per la sua prossimità alla Chiesa cattolica.

Nikodim morì in Vaticano nel settembre 1978 tra le braccia di Giovanni Paolo I per un infarto, mentre era in visita di congratulazioni dal Papa per l’intronizzazione, avvenuta due giorni prima. Il Giornale del Patriarcato di Mosca, organo ufficiale della Chiesa russa, scrisse allora che “il Papa pronunciò le preghiere in articulo mortis e la formula di remissione dei peccati. Sopraggiunse il segretario di Stato, cardinale Jean Villot, ed anche egli pregò dinanzi alla salma del metropolita”. Negli ultimi tempi all'interno della Chiesa russa si fanno sempre più forti le voci di scontento, da parte di molti chierici e laici, che deplorano una tendenza di burocratizzazione della Chiesa. A questo si sono aggiunti episodi spiacevoli che costituiscono sempre più chiari segnali di un degrado morale da parte di rappresentanti del clero: corruzione, carrierismo, favoritismi, nepotismo. La Chiesa appare ripiegata su se stessa, poco interessata al dialogo con la società esterna e sempre più in conflitto con l’intellighenzia laica, il mondo della cultura, del business, della scienza.

L'incontro con Papa Francesco è stato ricercato dal Patriarca Kyrill perchè aiuterebbe la Chiesa ortodossa russa ad aprire i propri confini. Non sono pochi, però, coloro che in Russia lo hanno criticato in questi ultimi giorni per i rischi insiti nell'operazione. La politica di Kyrill potrebbe mettere in pericolo l'autonomia della Chiesa russa, visto che a lungo andare finirebbe per essere influenzata se non assorbita dal campo gravitazionale di Roma.
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