Genova, il cda di Autostrade dirà di no all'intervento dello Stato: «Tocca a noi rifare il viadotto»

Martedì 28 Agosto 2018 di Rosario Dimito

ROMA Tornano a riunirsi i consigli di Atlantia e Autostrade per l'Italia (Aspi) sulle contestazioni del Mit per il crollo del Ponte di Genova. Le due riunioni si terranno venerdì 31, a ridosso dalla scadenza del termine (1 settembre) dei 15 giorni posto dal Ministero delle Infrastrutture nella lettera ricevuta da Aspi il 21 agosto. Alla fine della scorsa settimana ci sarebbe stata una consultazione informale dei consiglieri della società titolare della concessione, per fare il punto sulla situazione.

IL PIANO
Nella risposta di Autostrade che dovrebbe anche approvare il piano, verrà esplicitato che l'infrastruttura sul fiume Polcevera andrà ripristinata ad opera del concessionario, così come prevede la concessione, mentre ieri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli hanno precisato che i lavori devono essere a carico dello Stato (Fincantieri e Cdp).
Aspi e la controllante all'88% Atlantia sono al lavoro con i propri consulenti, gli studi Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners, BonelliErede, Annoni mentre Paola Severino si occupa degli aspetti penali. Oggi sarebbe in programma un summit plenario di tutti i consulenti per stendere la bozza definitiva che, approvata dai consigli di venerdì, verrà poi inoltrata ad Ministero. Finora, secondo i legali, se non emergeranno fatti addebitabili al gruppo Benetton, sarebbe prevista una remunerazione del rifacimento del Ponte che, ovviamente, prima verrà demolito. E la distruzione è in programma dopo la presentazione del piano.

LA TEMPISTICA
«È emersa la disponibilità da parte di Autostrade a presentare entro i prossimi 5 giorni alcune ipotesi operative e tempistiche relative alla demolizione dei tronconi del viadotto non collassati ed instabili», ha detto ieri, Toninelli, in audizione alle commissioni VIII di Camera e Senato, precisando che è quanto emerso dall'incontro del 23 agosto con la Procura e i suoi consulenti e a seguito con il gestore dell'infrastruttura. Se invece, dovessero venir fuori responsabilità di Aspi, si farà carico degli oneri.

SMINATE LE ACCUSE
Nella risposta Aspi ribatterà anche alle accuse di gravissimo inadempimento «agli obblighi di manutenzione (ordinaria e straordinaria) e custodia, in oggettiva considerazione del collasso dell'infrastruttura, delle vittime accertate e degli ingenti danni riportati ai beni anche di soggetti terzi, senza considerare l'interruzione del sistema di viabilità e quindi la compromissione della funzionalità delle infrastrutture concesse». La società guidata da Giovanni Castellucci dovrebbe dimostrare di non aver lesinato nella manutenzione, con alcune prove definite inoppugnabili sui lavori compiuti. Insomma c'è da parte dell'azionista di maggioranza grande determinazione, in questo supportato dai soci di minoranza Appia Investment, braccio del consorzio Allianz Infrastructure (6,93%), Silk Road fund co, il gruppo cinese azionista con il 5%. I rappresentanti degli azionisti minori, nell'ultimo cda del 21 agosto, avrebbero fatto quadrato con Castellucci.

C'è da ricordare che il 26 luglio 2017, a seguito dell'ingresso nel capitale dei nuovi azionisti, fu stipulato un patto parasociale fra Atlantia e i due soci minori recepito dall'assemblea di Aspi, di durata tre anni (rinnovabili salvo disdetta sei mesi prima), che disciplina la governance e i poteri su Autostrade, il cui cda scade con il bilancio 2018. Due gli articoli che potrebbe prestarsi a dispute legali specie se Lega e 5Stelle dovessero convincere il Tesoro e andare dritto sulla strada dell'ingresso di Cdp, è il 14: Trasferimento da Atlantia a terzi. Se la holding dei Benetton dovesse cedere fino al 15% di Aspi e i diritti nascenti in capo al cessionario dovessero differire, i due soci esteri possono risolvere l'attuale patto e stipularne un altro con gli stessi termini e condizioni del nuovo entrato. E all'art 15.2 si prevede che Atlantia «si asterrà dal compiere attività che possano produrre effetti pregiudizievoli significativi alla concessione»: potrebbe essere questa, eventualmente, una delle exit che cinesi e tedeschi potrebbero impugnare nel caso emergessero colpe dei Benetton.

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