Grillo striglia Di Maio: «Vai con il Pd e sorridi»

Grillo striglia Di Maio: «Vai con il Pd e sorridi»
di Simone Canettieri
4 Minuti di Lettura
Martedì 27 Agosto 2019, 13:00 - Ultimo aggiornamento: 13:24

Prima un giro di voci come in un grande consiglio d'amministrazione. Alessandro Di Battista in conference call da Civita Castellana, Viterbo: «Per me è no: un'alleanza con il Pd è indigeribile. Meglio la Lega, ragazzi, ancora meglio il voto». Poi Pietro Dettori, padrone di casa nonché numero 2 di Rousseau, il mastino di Di Maio: «Questa storia è complicata». Paola Taverna sempre al telefono: «Ci estinguiamo con la Lega, ci estinguiamo se votiamo: fateve du' conti».
Ecco Nicola Morra in carne e ossa, insegnante di filosofia a Cosenza e presidente dell'Antimafia, noto per i suoi sofismi: «Dobbiamo seguire il volere dei nostri portavoce, proviamoci con il Pd: abbiamo il dovere etico di provarci, eticooooo». Luigi Di Maio è silente. Non molla il cellulare.
Ci sono i suoi dioscuri Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede: «Sto qui per prendere una decisione comune - dice - siamo il Movimento. E tu Davide che ne pensi?». Davide è Davide Casaleggio, pragmatico ed ermetico: «Non esistono cose giuste o sbagliate. Bisogna agire: pensiamo a come mettere su Rousseau il sì al Conte bis con il Pd. Dobbiamo avvisare gli iscritti della piattaforma, serve il preavviso, una deroga al nostro regolamento, ci sono dei codici da rispettare».

LEGGI ANCHE..> Governo, duello su Viminale e vice: il capo 5Stelle in difficoltà


La decisione inizia a lievitare al secondo piano di questo palazzetto con vista su Castel Sant'Angelo. Roberto Fico non c'è, ma chiama a ripetizione. Beppe Grillo, che durante la giornata ha ribadito con le sue maniere a Di Maio che non deve fare scherzi e stringere sul Conte bis, viene interpellato più volte. E quando si decide per il sì ai dem, il comico spunta in vivavoce dal telefono di Di Maio: «Andate e siate sorridenti». Andate, con il Pd, insomma. Casaleggio si isola e inizia a capire, «con il contrario» Max Bugani e con i tecnici della società di consulenza fondata dal padre come «fare con Rousseau». Si decide di «fare presto con il voto». Ma quando? Prima dell'incarico a Conte o subito dopo? E se avvenisse subito prima e gli iscritti votassero il «no» alla nuova alleanza cosa accadrebbe? E il Colle? Le teste fumano in via Paola. Una voce tranquillizza tutti: «Ragazzi, dipende da come poniamo la domanda, no? E' sempre così». I telefoni squillano. Anche perché nella pancia del M5S - che sembra comunque una versione di Todo Modo ai tempi di Instagram - nessuno si fida di «Giggino marachella». Gli ortodossi, lo chiamano così Di Maio. E fino all'ultimo credono che possa fare un dribbling sudamericano: tornare con la Lega.

LE SPINTE

Telefonata al cronista da importante esponente M5S: «Alle 16 il capo di gabinetto di Luigi avrebbe chiamato i big del Carroccio per fare uscire la dichiarazione di Centinaio con la quale gli offriva la premiership in caso di ritorno in gialloverde. Capisci che roba?». Fico nel frattempo è alla Camera, «con i suoi», e si sente di continuo anche con Grillo: la morsa su Luigi sta «funzionando». Un gruppo di ortodossi grillini è chiuso in un'altra casa per marcare stretto il leader politico. «Ci divertiamo con i ministri». Alle 17.30 dopo due ore di sfoghi, sudori, telefonate situazioniste di «Beppe», Di Maio prende il telefono in mano e chiama Zingaretti: «Nicola, noi ci siamo, vediamoci alle 18 da me». Ovvero a Palazzo Chigi dove «Luigi» conserva gli uffici al piano nobile. Una volta condivideva il piano con Matteo Salvini, adesso chissà se ci sarà ancora. In questo pomeriggio i due capigruppo Stefano Patuanelli e Ciccio D'Uva, invitati anche loro al vertice, fanno le persone pratiche. Si decide, a casa Dettori, che oggi si riuniranno i gruppi per un'assemblea congiunta. Quella che ufficializzerà l'accordo con l'ex «il Partito di Bibbiano». Il vero problema, che Davide Casaleggio ripete sempre come se fosse un disco rotto, è Rousseau: si spinge per un voto sui 10 punti con Conte premier. L'assemblea ristretta si scioglie. Di Maio va verso il suo destino a Palazzo Chigi. Lo attende Zingaretti per il primo round.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA