Amministrative, Casili (M5s): «Liste in ritardo nei Comuni pugliesi: paghiamo il prezzo del duello Grillo-Conte»

Mercoledì 6 Ottobre 2021 di Paola COLACI

Cristian Casili, consigliere del Movimento 5 Stelle e vicepresidente del Consiglio regionale, qual è il bilancio delle amministrative in Puglia? Più luci oppure ombre?
«Bisogna essere onesti: in alcuni Comuni non è andata come ci aspettavamo. A Ginosa e Noicattaro, invece, eravamo in campo con sindaci uscenti e ricandidati e arriviamo al ballottaggio. Ma apprezziamo anche il risultato di Massafra e Cavallino, dove correvamo con il simbolo e siamo riusciti a entrare in Consiglio con uno o più candidati. Questo è già un buon punto di partenza».
Il ballottaggio è un risultato positivo? Non si poteva provare a vincere al primo turno?
«In entrambi i casi si tratta di partite molto complicate da giocare. Le coalizioni si sono presentate divise e ciò, ne eravamo certi, avrebbe determinato una frammentazione del voto. Ecco perché già dall’inizio sapevamo che si sarebbe arrivati al ballottaggio. Era un risultato previsto. Ma ci arriviamo con la consapevolezza dei numeri. È soddisfacente, invece, il risultato di Grottaglie dove comunque i cinque stelle sono stati protagonisti della partita elettorale. E anche a Cavallino il nostro candidato entra in Consiglio comunale ».
Ma perché solo 4 candidati sindaco su 54 Comuni pugliesi al voto?
«Perché nelle altre realtà siamo scesi in campo in coalizione con il Pd. Del resto, anche in Puglia abbiamo seguito la traccia del modello progressista verso il quale ci stiamo orientando anche a livello nazionale».
Un orientamento progressista che nei fatti rischia di fagocitare il Movimento.
«Affatto. Anzi, in Comuni come Grottaglie questo modello ci ha consentito di essere presenti in Consiglio comunale con due eletti. A Gallipoli, invece, ciò non è accaduto perché la lista è stata allestita all’ultimo momento e in emergenza. Dove le liste erano state preparate per tempo i risultati positivi si sono visti».
Perché questo ritardo nell’allestire le liste elettorali?
«È semplice: questa tornata elettorale giunge a ridosso di un periodo di transizione molto lungo del Movimento. Fase che ha portato, poi, all’elezione del presidente Giuseppe Conte alla guida del Movimento. Ciò ha comportato tempi d’attesa molto lunghi rispetto alla preparazione delle liste sui territori. Sino all’ultimo non avevamo certezza di come si sarebbe chiusa la partita sul simbolo. E la scena è stata catalizzata prima dallo scontro con la Casaleggio Associati e poi dalla tensione tra Beppe Grillo e il presidente Conte. E sappiamo bene che a incidere sul voto finale non è solo il simbolo del Movimento ma anche la qualità del progetto politico messo in campo. Anche gli elettori, infine, sono stati disorientati».
Esclusione dal ballottaggio di Virginia Raggi a Roma e di Valentina Sganga a Torino, dove il lascito del sindaco uscente Chiara Appendino è quasi polverizzato: si è chiusa un’epoca?
«Del risultato di Torino eravamo consapevoli: Chiara Appendino avrebbe stravinto perché era ed è amata dagli elettori. E l’elettore alle amministrative vota per le persone più che per i simboli. A Roma, invece, siamo molto dispiaciuti: gli elettori non hanno compreso lo sforzo che Virginia Raggi ha compiuto per la città. Si è chiusa un’epoca? Tutt’altro: usciamo a testa alta perché i numeri non sono, comunque, da sottovalutare. E a Roma saremo determinanti».
In Puglia, invece, c’è chi vi accusa di aver abdicato al ruolo centrale del Movimento ed essere diventati “portatori d’acqua” di Michele Emiliano e del Pd. È così?
«Siamo seri: il ruolo del Movimento era e resta determinante sul territorio. E in molti Comuni pugliesi ha contribuito in maniera decisiva alla vittoria della coalizione. Un esempio per tutti? San Nicandro Garanico: il sindaco del Pd è stato eletto con il 9,04% decisivo del Movimento che ora può contare su due consiglieri. Siamo stati assorbiti dal Pd? Non mi risulta».
Cosa pensa di Nardò? Nel suo Comune di residenza, il governatore Emiliano ha tirato la volata al sindaco Pippi Mellone. Il Movimento in coalizione con il Pd sosteneva, invece, Carlo Falangone.
«Partiamo da un presupposto: a Nardò c’è stata una vera polarizzazione del voto nei confronti del sindaco uscente e rieletto Pippi Mellone che si è imposto con il 74% delle preferenze. È evidente come tale risultato abbia fatto saltare tutti gli schemi: alcuni consiglieri hanno visto polverizzato il voto. I cittadini hanno apprezzato il sindaco Mellone, innanzitutto. E in questo caso coalizioni, partiti e schieramenti hanno potuto fare ben poco».
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Ultimo aggiornamento: 13:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA