Yara, dubbi sul Dna trovato sul suo cadavere:
"Impossibile un'analisi certa con quello di Bossetti"

Lunedì 22 Settembre 2014
Yara e Bossetti

BERGAMO - La tracce di sangue appartenenti a Ignoto 1 trovate sul corpo di Yara Gambirasio e combacianti con il profilo genetico di Bossetti, non rendono possibile una diagnosi certa al 100%. «Una logica prettamente scientifica, che tenga conto dei non pochi parametri che si è tentato di sviscerare in questa sede, non consente di diagnosticare in maniera inequivoca le tracce lasciate da ignoto 1 sui vestiti di Yara».

LE RELAZIONI È una delle conclusioni presenti nella relazioni del Ris di Parma su cui poggia l'istanza di scarcerazione, rigettata dal gip di Bergamo, dei legali di Massimo Giuseppe Bossetti, in carcere dal 16 giugno scorso per l'omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa da Brembate Sopra il 26 novembre 2010. A pagina 287 della relazione, si afferma come «pare quantomeno discutibile come ad una eventuale degradazione proteica della traccia non sia corrisposta una analoga degradazione del Dna», si ricorda inoltre come «lo studio analitico dei reperti oggetto della presente indagine è stato reso particolarmente difficile dal cattivo stato di conservazione degli stessi e dalla oggettiva complessità dei susseguenti esiti di laboratorio, non sempre ben interpretabili in ragione dell'elevato livello di degradazione biologica delle tracce presenti». L'esposizione prolungata del corpo di Yara alle intemperie­ per tre mesi circa, il suo corpo fu trovato in un campo di Chignolo d'Isola il 26 febbraio 2011, «ha indubbiamente procurato un dilavamento delle tracce biologiche in origine certamente presenti sui suoi indumenti riducendone enormemente la quantità, compromettendone la conservazione e modificandone morfologia e cromaticità, tutto a svantaggio di una corretta interpretazione delle evidenze residuate», si legge nella relazione degli esperti.

LA CELLA Nell'istanza di scarcerazione di Massimo Bossetti sono contestati i risultati delle analisi delle celle telefoniche. L'accusa, spiegano i legali, indica come «indizio di rilievo» il fatto che il 26 novembre 2010 i cellulari di vittima e indagato abbiano agganciato la cella di Mapello, «identificata come ultima cella di aggancio dell'utenza di Yara». In un documento di Vodafone S.p.a., invece, «è emerso che l'ultimo aggancio dell'utenza della vittima non deve intendersi quella di Mapello, bensì quella di Brembate». «Attraverso l'analisi delle celle telefoniche - scrivono i legali - come sappiamo, è possibile conoscere (con sensibile approssimazione) la posizione di un cellulare con precisione massima pari al raggio della cella stessa». Gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni spiegano, però, che «in poche parole, non abbiamo informazioni che consentano di stabilire dove i cellulari fossero al momento del traffico telefonico con una precisione superiore al raggio di copertura della cella». Per la difesa, infine, «se, oltretutto, come nel caso di specie, al momento dell'utilizzo (chiamata/ricezione), i cellulari si trovavano in zone distanti tra loro pochi chilometri in linea d'aria, non è neppure possibile stabilire se i cellulari fossero all'interno di una o dell'altra zona di copertura delle celle».

LA CALCE NEI POLMONI Non ci sono tracce di calce nei polmoni di Yara Gambirasio. È quanto emerge nell'istanza di scarcerazione presentata dalla difesa di Massimo Giuseppe Bossetti. Nella perizia medico legale, la difesa sottolinea come la parte dell'apparato respiratorio «non evidenzi alcuna presenza di 'polveri riconducibili a calcè».

I COMMENTI SU FACEBOOK





Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 09:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA