Lavoratori sani messi in malattia dalle aziende: "Così l'Inps paga lo stipendio"

Martedì 9 Settembre 2014
La crisi, sinonimo di necessit in questo difficile momento congiunturale, aguzza l'ingegno. Che talvolta, per, finisce per mordersi la coda. E' il caso di diverse aziende alle prese con un mercato di riferimento sempre più asfittico, soprattutto al Sud ma non solo, che provano a «trasferire» in parte il proprio costo del personale sull'Inps. Come? Mettendo in malattia i propri dipendenti (sani), tanto a pagare per il periodo di assenza c'è l'Istituto nazionale di previdenza sociale. La denuncia è partita ieri dal sit-in di protesta a Roma in piazza di Monte Citorio, organizzato da alcune decine di medici dell'Inps con tanto di gazebo per contestare la decisione della direzione generale dell'Istituto nazionale di previdenza sociale, risalente all'anno scorso, di ridurre del 90 per cento le visite mediche di controllo della malattia dei lavoratori del settore privato. Con la conseguenza che inizierebbe a dilagare, secondo quanto riferito da una dottoressa che lavora in una provincia del Sud, «il fenomeno delle aziende in crisi che mettono in malattia i dipendenti, così a pagare lo stipendio è l'Inps».

Proviamo a capire con i numeri quanto sia verosimile questa ipotesi, premettendo che attualmente c’è un doppio regime: i dipendenti pubblici sono visitati da medici a contratto con le Asl, mentre il privato è di pertinenza dell'Istituto nazionale di previdenza sociale. L'Inps non fornisce al momento statistiche aggiornate al 2014. Gli ultimi dati risalgono infatti al primo semestre del 2013, ricavati dal Quarto Rapporto di coesione sociale, pubblicato alla fine dell'anno scorso dall'Istituto nazionale di previdenza sociale, assieme a Istat e ministero del Lavoro.



Ebbene, il numero dei certificati di malattia presentati nei primi tre mesi dal 2011 al 2013 risulta in crescita costante (da circa 3,8 milioni a oltre 4,2 milioni), mentre da aprile a giugno degli stessi anni registra una sostanziale stasi, malgrado la disoccupazione stia aumentando vertiginosamente. Dal mese di luglio dello scorso anno nulla più da fonti ufficiali.

Una cosa è certa, come spiega Alfredo Petrone, segretario nazionale Settore Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale)-Inps: la spesa per le indennità di malattia dell'Inps oscilla sempre intorno ai 2 miliardi di euro all'anno ormai da tempo e non accenna a diminuire. Questo dato, considerando la disoccupazione in crescita costante, si traduce indirettamente in un maggior utilizzo di risorse pubbliche da parte di aziende che, paradossalmente, hanno meno personale. Segno che qualcosa non va. O, meglio, che il cane si morde la coda.

«Il costo per le indennità di malattia per le casse pubbliche – sottolinea il medico partenopeo – è pari a 2 miliardi all'anno e ogni aumento dell'assenteismo tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento costa 100 milioni di euro in più. La sensazione nei primi mesi del 2014 è che ci sia stato più assenteismo, fenomeno ora un po' inferiore rispetto a qualche mese fa».



Petrone sottolinea poi l'importanza delle recenti conclusioni della Commissione Affari sociali della Camera: «Confermano quanto sempre affermato con forza da Fimmg e cioè l’utilità di un sistema di controlli a contrasto dell’assenteismo e a tutela del cittadino costretto ad assentarsi dal lavoro per comprovate esigenze di salute. La Commissione – aggiunge – ha confermato l'importanza di quanto Fimmg chiede da anni, cioè un polo unico della medicina di controllo sotto l'egida dell'Inps, che affidi a un solo soggetto lo svolgimento della funzione di controllo dello stato di salute dei lavoratori in malattia, uniformando la disciplina che regola i controlli sulle assenze del comparto pubblico e privato». A riguardo il segretario nazionale ricorda che il parere della categoria è inserito nella proposta di legge su «Disposizioni di semplificazione e razionalizzazione in materia di medicina fiscale» che potrebbe essere uno dei prossimi atti del Governo e potrebbe contribuire a dare in tempi brevi certezze in particolare ai 1.400 medici di controllo Inps che da un anno vivono uno stato di precarietà professionale.



Antonio Centonze, medico dell'Inps di Lecce, dal sit-in dice che la categoria è in ginocchio: «Praticamente siamo disoccupati, visto che veniamo pagati in base al numero delle visite. Se prima di questi tagli facevamo circa 90-100 visite al mese, ora ne facciamo una ventina. Un danno notevole, non solo per le nostre tasche, ma anche per le casse dello Stato, dal momento che l'assenteismo è un costo che pesa. Chiediamo, tra l'altro, una cosa fondamentale l'unificazione dei controlli delle malattie, sia per i dipendenti pubblici che per quelli privati». Petrone, che pur non avendo organizzando la protesta a Roma comprende i colleghi, taglia corto: «Ora il governo del fare faccia».
Ultimo aggiornamento: 15:59