Costretta a chiudere la scuola di danza, ma per Anna non è previsto ristoro: «Eppure pago le tasse»

Giovedì 29 Ottobre 2020 di Alessia Strinati

Palestre e scuole di danza costrette alla chiusura con il nuovo Dpcm, ma il Decreto Ristori non include tutte le categorie. Tra chi resta fuori, senza poter esercitare la sua attività e non poter avere aiuti dallo stato è Anna Cirigliano, un'insegnante di danza di Ostia, che a causa delle restrizioni per la seconda ondata della pandemia ha dovuto, ancora una volta chiudere le porte della sua scuola, ma senza avere alcun aiuto. 

 

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«Nel periodo del lockdown, abbiamo dovuto chiudere tutto», spiega, «però io, come tutti gli altri professionisti con partita Iva abbiamo avuto degli aiuti dallo Stato. Io ho usufruito di tre bonus, a causa del calo del mio fatturato, ma adesso la situazione è diversa e nessuno aiuta me e chi come me si trova nella stessa situazione», denuncia Anna. Anna ha fondato la sua scuole di danza Choros, nel 1994, insieme ad altri soci, poi le cose sono cambiate, la crisi, le tasse da pagare e nel 2019 la società si è sciolta. Ma Anna continua a portare avanti il suo lavoro, la sua passione di una vita, e quella società formalmente è diventata un'attività commerciale, con regolare partita Iva. «Quando ho aperto la scuola mio padre, che oggi non c'è più, mi disse "fallo nel modo giusto, da cittadina onesta che paga le tasse e sta in regola con tutto". Così ho fatto allora e così faccio oggi. Non ho cercato escamotage creando associazioni culturali o altro, ho aperto la mia attività, con i miei titoli di diploma accademico ho insegnato, e ho sempre pagato regolamente le tasse», precisa, «Più volte mi è stato chiesto chi me lo facesse fare, ma io ho sempre voluto seguire quello che mi disse mio papà».

 

 

Dopo il primo lockdown: «Abbiamo riaperto con grande fatica, il nostro lavoro è stato massacrato», spiega, «Abbiamo ripreso con la metà degli allievi rispetto allo scorso anno, ma sapevamo che sarebbe andata così». Poi la situazione sanitaria è peggiorata, il Governo ha preso la decidione di chiudere diverse attività per limitare i contagi, tra queste palestre e scuole di danza. La scuola di Anna si trova a Roma e nella FAQ del sito della Regione Lazio viene specificato che le scuole di danza devono restare chiuse secondo quanto deciso dal Dpcm. Il Governo ha dato poi il via al Decreto Ristori, un decreto ad hoc per chi in questa situazione ha subito delle perdite, così da evitare il collasso di alcune attività, ma per molti, tra cui Anna, è arriva l'amara sorpresa.

 

 

Se il Dpcm parla chiaramente di chiusura di palestre e scuole di danza, il Decreto Ristori mostra una lista di codici Ateco e tra questi Anna non rientra. «Io e altri professionisti abbiamo mandato una lettera all'Accademia Nazionale di Danza, per chiedere una tutela», spiega Anna, dicendo che spesso molte attività legate alla danza sono state inglobate dal Coni, e tutte quelle ad oggi potranno usufruire dei bonus previsti dal decreto, ma chi come lei non rientra in quella categoria si trova in un limbo, una terra di mezzo nella quale non ha tutele né dall'Accademia, né dallo Stato. Anna, non ha perso però la sua motivazione e ha deciso di farsi portavoce di una piccola-grande battaglia che riguarda il mondo della danza ormai da tempo, ma che il covid, come molte altre cose, ha esasperato e messo ancor meglio in evidenza. Tutto nasce a causa dell’adesione di molte scuole, a enti di promozione sportiva legati al Coni. Anna ha così deciso di scrivere una lettera, insieme ad altri colleghi, all'Accademia Nazionale di Danza, per chiedere a questa, prima ancora che allo Stato delle tutele. «I nostri politici fanno riferimento solo ed esclusivamente alle associazioni sportive dilettantistiche; ne è prova l’ultimo decreto del 18 ottobre 2020, che non menziona la parola danza. Il ministro dello sport Spadafora, che sta facendo un grande lavoro per lo sport, ha menzionato ad inizio pandemia i centri danza, dove si pratica danza sportiva, e chiama istruttori i maestri di danza (questa è la terminologia usata); negli ultimi tempi è sparita la parola danza, anche dal suo vocabolario».

 

«Il mio lavoro come insegnante è fermo», continua Anna, «Io lavoro non solo nella mia scuola, ma anche con le scuole elementari ad esempio, è tutto bloccato. I professionisti con partita Iva come me sono stati gravemente danneggiati», spiega amareggiata, poi si lascia andare a una battuta: «A questo punto auspico un lockdown totale, almeno in quel caso qualcuno dovrà rendere conto anche a noi», una battuta ironica, ma certo la sua ironia ha un retrogusto decisamente amaro. Amaro come il suo appello: «Se la mia scuola deve restare chiusa, come è possibile che per il mio codice Ateco io non possa avere alcun bonus? C'è qualcosa che non va, non è chiaro. Mi sento un caso unico, mi sento abbandonata».

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