Manfredi: «Dopo “Milano Navigli” canto le crepe nelle persone»

Giovedì 22 Aprile 2021 di Francesca Binfarè

Il cantautore Manfredi (Antonio Guadagno) pubblica in questi giorni il suo disco d’esordio. L’ha intitolato “Kintsugi”, come l’arte giapponese di rimettere insieme i pezzi di oggetti rotti utilizzando l’oro. Perché le sue canzoni sono pezzi di quotidianità, come lo era quella “20143 Milano Navigli”, suo primo singolo che si è fatto subito notare. Nato in provincia di Salerno, a tre anni con la famiglia si è trasferito nell’hinterland di Milano.

A 22 anni è innamorato di questa città?

«Milano non è perfetta ma è bella con le sue imperfezioni, e soprattutto ha dato una svolta alla mia vita: frequento il Politecnico e gli studi di registrazione. “20143 Milano Navigli” è la prima la prima canzone che ho pubblicato (non è però nel disco, nda), il primo impatto con il romanticismo dei Navigli, appunto».

Perché ha scelto “Kintsugi” come titolo dell’album? È un concetto di moda, in questo senso un po’ milanese.

«Non è questo che mi interessa, e nemmeno mi interessa l’aspetto estetico. Mi piace l’idea di sacralità di un oggetto che viene ricostruito senza nascondere le crepe, ma anzi rendendole qualcosa di prezioso. Come gli oggetti, anche le persone sono rese uniche dalle difficoltà vissute».

Da “20143 Milano Navigli” è passato a “Milano droga”. Come mai?

«Sono passati quattro anni tra le due canzoni, ho iniziato ad avere ricordi meno belli, come la fine del primo amore. Sono una persona diversa, per questo oggi canto che Milano cambia le persone».

Lei sarebbe cambiato anche in un altro posto.

«Sì, ma io scrivo solo canzoni autobiografiche quindi per forza parlo di questa città».

Cita la vida loca milanese: adesso lei come vive Milano?

«Esco da un edificio per entrare in un altro. Avrei voglia di una nottata fuori con gli amici, anche solo a chiacchierare sui Navigli».

Cos’altro le manca?

«L’anno scorso quando è saltata la rassegna di concerti Mi Ami è stato un brutto colpo. Non so come andrà per i live, ma io sto preparando un concerto perché se si suonerà voglio essere pronto. Certo che il momento è pesante, tutti iniziano dai locali piccoli e tanti stanno chiudendo».

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