“Anthropocene”, viaggio nelle geologie musicali di Fornarelli

Domenica 21 Novembre 2021 di Max NOCCO

Per Kekko Fornarelli, pianista, compositore e produttore barese classe 1978, musica, immagini e danza sono parte integrante ed artistica della stessa medaglia. Raccontare un disco attraverso una fusione di suoni, immaginando lontani ambienti anche diversi tra loro, è una sensibilità che pochi hanno; questo avviene con la musica di Fornarelli, oggi al suo settimo disco, probabilmente il più interessante e personale della sua carriera. 
Anthropocene”, titolo dell’album appena uscito, è figlio degli oltre 350 concerti in più di sessanta paesi in giro per il mondo, ma è soprattutto una visione allargata, nelle parole del musicista pugliese, “di stati d’animo, emozioni, pensieri, vissuti e metabolizzati in questi due lunghi anni di isolamento”. 
Anticipato da “Shadow, il suono dell’ombra”, spettacolo multimediale tra musica e danza con la partecipazione della ballerina e coreografa Elisa Barucchieri, “Anthropocene” è un delizioso concept album che gioca nell’interazione tra l’essere umano ed i luoghi che lo circondano, in una partita a scacchi tra evoluzione ed invasione, tra conoscenza e perdita di identità. 

Un disco a molte voci, tra intarsi e crossover


È una soundtrack appesa all’esistenza di un mondo ormai al collasso che chiede insistentemente aiuto e rispetto, di una natura sempre più violentata e derisa, ma che da tempo ci sta consegnando il salatissimo conto da pagare. Kekko Fornarelli, quasi in solitaria, usa le “armi” che meglio conosce per costruire un’impalcatura sonora di indubbio fascino, legata tanto al jazz quanto alla musica elettronica contemporanea (versante nordeuropeo), non disdegnando aperture neoclassiche e sapori world music bagnati dal Mediterraneo. 
Il suo ampio crossover si esalta nelle dieci tracce che compongono l’intero lavoro, tra battiti trip hop (l’iniziale “The Day Came”, con ospite la voce di Rossella Racanelli, oppure la sognante e spacey title track, con il violino di Leo Gadaleta), effusioni glitch/jazz (il cambiamento necessario di “Chrysalis”), giocosa ambient minimalista (“Limbo”) o pulsazioni technoidi (le drum machines di Andrea Fiorito su “You Can’t Understand”).
La vena malinconica neoclassica alla Nils Frahm è presente in “Ask the Dust”, brano scritto in memoria di un amico chitarrista scomparso troppo presto, o in “Misunderstanding” e “Microcosm in the Macrocosm”, sporcate da beats elettronici, mentre la successiva “The Butterfly Effect”, sembra richiamare le atmosfere oniriche ottantiane di “Stranger Things”; l’acustica e riflessiva “All My Life”, arricchita dalla calda voce soul di Roberto Cherillo, chiude l’album tra ipotetiche domande e risposte che non tarderanno ad arrivare. Pubblicato su cd e digitale per Eskape Music nella programmazione di Puglia Sounds Records, distribuito da Ird e Believe, “Anthropocene” è un disco raffinato, cosmopolita, ricercato nei suoni, negli attenti arrangiamenti e nell’ottima produzione, consigliato a chi si ciba di nu-jazz e non solo (ho trovato, durante l’ascolto, affinità con le produzioni di artisti come Bugge Wesseltoft, Frederic Galliano o le robe meno cerebrali dei Portico Quartet). Per ulteriori informazioni, visitate il sito www.eskapemusic.com 
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