Salvini e Meloni concedono l'ultima chance a Berlusconi: tra una settimana il piano B

Dagli alleati segnale di compattezza per tentare di raccogliere i voti mancanti. Gianni Letta ieri a Palazzo Chigi

Sabato 15 Gennaio 2022 di Mario Ajello

«Piange il pallottoliere», dicono gli uni. «Macché, una trentina di nuovi voti che arriveranno ed è fatta e solo oggi ne sono arrivati 28 », dice l'altro, cioè Silvio, ovvero Berlusconi for President che quasi già si vede sulla cima del Colle ma Salvini e Meloni, più di Cesa e di Lupi, trovano ancora inchiodato su per giù ai 450 consensi del centrodestra. Senza che si sia fatto un passo in più nella pesca a strascico di cui comunque il Cavaliere è espertissimo. Il lieto fine è più che altro formale - il comunicato che dice tutti con Berlusconi - ed è invece il braccio di ferro sui numeri, «facceli vedere», «non preoccupatevi e fidatevi di me, vi ho mai delusi?», la sostanza della giornata di ieri e anche di quelle che verranno. Perfino Sgarbi, l'addetto di Villa Grande alle telefonate acchiappa-grillini e alle chiamate esca per gli ex stellati e per tutti i peones in cerca d'autore, ammette che «i numeri non ci sono ma la ricerca continua». Dei 100 voti agognati da prendere fuori dal centrodestra, solo tra i 15 e i 20 al momento ce ne sarebbero e questa è una quota non sufficiente e inutile che preoccupa tutti tranne il Cavaliere: «E' alla fine che si fanno i giochi e per ora sto ricevendo molti sì», dice agli alleati increduli. Ma l'importanza, come raccontano in Forza Italia, non è tanto la questione aritmetica per il momento - ossia l'esattezza della conta da pallottoliere, anche perché manca più di una settimana al D-Day del 24 gennaio o meglio del 27 quando ci sarà lo scrutinio Silvio, il quarto - quanto invece dare l'impressione pubblica di compattezza, da qui il comunicato rose e fiori dopo il summit, che serve a favorire l'arrivo dei voti aggiuntivi per il Cavaliere. Ovvero: nel marasma del centrosinistra, gli altri invece hanno un nome, una coalizione unita e una strategia, tanto vale premiare questa. Così il popolo del Parlamento potrebbe pensarla.

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L'asticella

Ma le divisioni interne esistono eccome. Anche se, stando alla conversazione di ieri tra Gianni Letta e Gasparri fuori dalla basilica del funerale di Sassoli, questa divisioni non riguarderebbero affatto l'Eminenza Azzurrina il quale si limita a chiedere a tutti più prudenza per preservare Silvio da un eventuale capitombolo. «Vedi, Maurizio - ha detto ieri Letta a Gasparri - io l'altro giorno ho detto una cosa innocente, e cioè che il Capo dello Stato va scelto tutti insieme e servono figure che uniscano e questa cosa l'hanno fatta diventare mediaticamente un siluro contro Berlusconi. Ma ti pare possibile? A me sembra assurdo». «Hai ragione, Gianni», gli dice Gasparri e poi: «Ora ti avvi a Villa Grande per il summit»? «Sì e ti tengo informato».

Ma Letta ieri - dopo aver anche confidato a Gasparri: «La caccia di Sgarbi? A me sembra che acchiappa farfalle» - è andato anche a Palazzo Chigi. Sapendo che Draghi era fuori, s'è intrattenuto con il suo capo di gabinetto, Funiciello. Sono partiti i sospetti in area Fdi non è che Berlusconi via Letta si comincia ad accordare per fare il king maker di uno del Pd nel caso non il Colle dovesse toccare a lui? - ma i due hanno parlato come altre volte di cose politiche e non della corsa al Quirinale. A proposito della quale Toti, leader di Coraggio Italia come gli altri si fa poche illusioni: «Berlusconi nella sua saggezza sarà il primo a fare un passo indietro ove sui numeri non vi fosse la possibilità. Ora mi pare che ci siano solo i 450 voti del centrodestra e siamo lontani dall'asticella 505». Lo pensano tutti. Tanto da voler commissariare il pallottoliere di Silvio e far controllare ai vari capigruppo la conta reale dei consensi e far gestire a loro la caccia. Se i numeri non ci saranno, il piano degli alleati è questo: avanti con Berlusconi, speranza che si ritiri prima della quarta votazione e poi il piano B che prevede: Moratti (in discesa nelle ultime ore) o Frattini (in salita) o Pera (stabile).

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«Voi mi sottovalutate - ha detto a un certo punto il Cavaliere agli ospiti di Villa Grande - e siccome non ne ho mai sbagliata una, anche stavolta sento il profumo della vittoria». Ma Salvini ha avuto il coraggio di fargli vedere uno schemino: con i voti che prese Scalfaro (672) e quelli che ottenne Mattarella (665), come a dire: e tu caro Silvio sarai capace di tanto? Quel che conta, al momento, è comunque la prova di fedeltà al patriarca. «Mi sarete leali?», ha chiesto Silvio. E loro in coro: «Ma certo». Finché la fedeltà non significa suicidio.

 

 

Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio, 14:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA