Inps, calano statali e operai: metà dei pensionati vive con meno di mille euro al mese

Inps, calano statali e operai: metà dei pensionati vive con meno di mille euro al mese
di Giusy Franzese
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Mercoledì 15 Ottobre 2014, 10:32 - Ultimo aggiornamento: 20:24
Colletti bianchi e tute blu in picchiata. Le politiche di austerity con il blocco del turnover nel settore pubblico e la crisi nera nel settore privato stanno decimando i principali due battaglioni dell’esercito dei lavoratori italiani: travet e operai. Nel 2013 i dipendenti pubblici sono calati di 64.000 unità, proseguendo un trend iniziato già negli anni scorsi; i dipendenti privati sono diminuiti di 313.000 unità, di questi ben 230.000 sono operai. Ma non solo: l’Italia al sesto anno di crisi profonda sembra una barca che perde acqua da tutti i lati. Le aziende non assumono più nemmeno gli apprendisti (-4%) e crollano anche i lavoratori autonomi: la gestione separata Inps fa registrare una riduzione di iscritti del 15,7% pari a 157.731 persone in meno.



A fotografare disagi e difficoltà di un’Italia stremata, nella quale sono sempre di più i pensionati che vivono con meno di mille euro al mese (il 43% pari a 6,8 milioni di persone), è il bilancio sociale Inps 2013 presentato ieri a Roma alla presenza del ministro del Welfare Giuliano Poletti. Una presentazione interrotta dalle proteste di alcuni precari Inps che hanno fatto irruzione sul palco con striscioni contro il Jobs act del governo e ripresa solo dopo che il ministro ha accettato di ascoltare le loro ragioni.



Per tamponare le minori entrate familiari e le paure di un futuro che non accenna a tornare sereno, le famiglie hanno iniziato a tirare la cinghia anche nella spesa per aiuti domestici, le colf per molti sono diventate un lusso che non ci si può più permettere: sono 42.000 in meno rispetto al 2012. Ma nel saldo si nota anche un altro fenomeno che sembra riportare il calendario a oltre 40 anni fa: aumentano le italiane che per sbarcare il lunario accettano lavori di collaborazione domestica.



Con l’aumento dei disoccupati sono lievitate anche le spese per gli ammortizzatori sociali, arrivate a 23,5 miliardi di euro. Tra cassa integrazione, indennità di disoccupazione e indennità di mobilità l’Inps ha assistito ben 4,5 milioni di persone (mezzo milione in più rispetto al 2012).



Le prestazioni pensionistiche (comprensive di quelle a favore degli invalidi civili) ammontano a circa 267 miliardi, con un incremento del 2,2% rispetto al 2012 e rappresentano l’88% delle prestazioni complessive. La riforma Monti-Fornero comunque inizia a dare i suoi frutti: le nuove pensioni previdenziali liquidate nel 2013 sono costate complessivamente il 12,7% in meno rispetto al 2012, un risultato ottenuto dal combinato disposto tra il calo del numero dei nuovi pensionati (596.675, -5,3% rispetto al 2012) e la riduzione dell’importo medio mensile dei nuovi assegni (-7,9%). Complessivamente sono circa 21 milioni le pensioni erogate nel 2013 dall’Inps (-0,6% rispetto al 2012).

Per quanto riguarda i conti dell’istituto restano in rosso (8,7 miliardi di euro) ma registrano un miglioramento di circa un miliardo rispetto al 2012 quando il disavanzo fu di 9,7 miliardi.