Sfortune e prodezze di un dio “donnaiolo”

Giovedì 21 Ottobre 2021 di Claudia PRESICCE

“Era stato profetizzato a mio padre Crono che uno dei suoi figli l’avrebbe detronizzato, e lui era molto più attaccato al potere che alla famiglia. Istinto paterno zero, per disgrazia mia e dei miei fratelli…”. Comincia così, dal dramma di essere nato da un padre aggressivo intento a divorare presto i suoi figli per evitare che gli togliessero il potere, a raccontare la sua storia un personaggio inconsueto. È uno che proprio non ti aspetteresti di incontrare intento ad affrontare le sue epiche infinite peregrinazioni in un libro fresco fresco, da poco arrivato in libreria. Lo avevamo infatti lasciato ormai millenni fa, alle sue antiche gesta narrate tra la polvere dei libri di scuola in lingue arcane (da tradurre con arditezza): eppure a volte ritornano, e ovviamente stupiscono, in questo caso ‘divinamente’. 

Ironia e sapore

Del processo a Zeus” è il romanzo di Giovanna Nosarti, autrice di versi e prose nata a Ostuni e da molti anni a Roma, dove insegna Lettere in un liceo artistico. È qui che il re degli dei ricompare con tutta la sua vivace epopea riletta dall’autrice con linguaggio contemporaneo, tra pagine ricche di ironia e sapore, e con un geniale rigore storico che le rende un utile strumento di ripasso di storie della mitologia e quindi degli albori della nostra civiltà. 

Ma non solo. Se il figlio di Rea e Crono si mette a parlare delle sue sfortune e delle sue prodezze, non vuol dire che non confessi anche le tante malefatte che hanno reso, lui e tutti gli dei, miseramente “umani”. Bando quindi ad ogni regalità, Zeus compare qui come l’uomo prismatico che vive dentro ogni eroe, e al contempo nell’antieroe. È colui che in sé tutto accoglie, tutto permette, tutto vince e pure tutto perde. È l’uomo che abbraccia la prosopopea del grande Re, se ne nutre e ci crede già attaccando suo padre e i Titani, ma è anche quello stesso che tradisce e si piega appena il desiderio di una nuova conquista amorosa lo manda in tilt. E confessa pure di sapere che è quello il territorio della sua maggiore vulnerabilità. E si giustifica perché forse, pensa, tutti i guai che ha combinato per soddisfare i suoi lussuriosi voraci appetiti sono legati al rapporto con una madre assente nei primi tempi della vita (Rea infatti aveva lasciato in un luogo lontano il piccolo Zeus per non insospettire il marito Crono dell’arrivo del nuovo nascituro ed evitare così che lo divorasse).

L'amore "fluido"

“L’ansia da separazione mi ha reso così sensibile che di fronte a una bella donna non capisco più niente, la voglio e basta” dice dunque Zeus, ripreso nella sua deprecabile attività di “inseminatore” seriale per la quale verrà ripetutamente criticato. Salvo poi essere lo stesso ad anticipare anche il concetto di identità di genere, aprendo la sua vita anche ad un naturale consumo d’amore “fluido” (che sarebbe pure un bene, ma al di là dei giochi di potere e dei soprusi da dio macho sempre deprecabili). 

Basterebbe questo preambolo “brioso” a cogliere il taglio di questa pubblicazione che, senza rigidità didascaliche, ricostruisce le mille storie dalle quali tutto ha avuto inizio. Quelle avventure cioè che, a ben guardare, sono sempre ancora il parametro delle nostre. C’era già tutto nella storia della mitologia. C’era una sapienza analitica che noi abbiamo solo incanalato in varie discipline, dando un nome a tanti sintomi di quello stesso pentagramma esistenziale, in epoca antica già ben scannerizzato. Tuttavia però in parte abbiamo perso quell’immediatezza sincera restituita nelle semplici complicate storie di tradimenti e amorazzi, di conflitti generazionali e di perdite dell’onore, di lutti e passioni squarcianti, di vanità e progetti naufragati, che raccontavano candidamente di noi. Piaccia o no, ancora quelli siamo (magari con qualche dettaglio sanguinario in meno, e neanche sempre purtroppo). 

In sostanza, anche se l’autrice del libro ricostruisce una giostra antica in cui infilare un’energia nuova, attinta a un generatore calibrato sull’oggi, ci dimostra nei fatti che c’era tutto già nelle metafore e nei simboli di quelle baruffe divine. L’umanità da allora in poi è stata solo composta da replicanti, spesso pure ipocriti e contorti per non essere sinceri e diretti nelle loro miserie e nobiltà. 

Ecco quindi che Poseidone canta strofe del cartone della “Sirenetta” per deridere Zeus, Dioniso vorrebbe presentare il festival di Sanremo, le Ninfe vorrebbero sostituire le loro tuniche color zafferano con “abiti alla moda, scarpe eleganti e borse griffate come quelle esibite dalla duchessa di Sussex”, c’è pure un reality Divinity a cui aspirare e soprattutto una insidiosa Piattaforma Aristotele. E sì, perché in questo Olimpo contemporaneo anche i social hanno un peso e fare i conti con i consensi è un problema anche per Zeus.

“I mortali hanno inventato i social e con i loro like possono decretare la fine o il successo di chiunque, anche i tuoi” spiega una divertita Era al re degli Dei, irritato da questa “lingua incomprensibile” che si sono messi ad utilizzare forse mentre lui era “intento a fornicare”.

“Per la prima volta gli abitanti dell’Olimpo diventano i personaggi di un romanzo esilarante, divulgativo, sorprendente. È una bibbia per i giovani che studiano i miti classici e per tutti coloro che ne sono appassionati. Giovanna Nosarti, con il suo stile inconfondibile, appassionato, fatto di grazia e ironia, mette in scena un processo contro Zeus cui partecipano tutte le divinità. Intrighi, confessioni, conflitti, invidie, amori, tradimenti, vendette. Un libro prezioso che diverte dalla prima all’ultima riga, per la comicità di alcune situazioni, per gli originali rimandi all’epoca che viviamo, coinvolgendo nella scoperta di quello che veramente è il meraviglioso mondo della mitologia greca” scrive Cinzia Tani nella quarta di copertina.

Ultimo aggiornamento: 14:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA