I 50 anni della "Palmieri": studio e pallone, e una libreria come atto d'amore

Anna Rizzo Palmieri nella sua libreria con Sveva Casati Modignani
Non è un fortino. Ma un po’ gli somiglia. Se lo fosse, sarebbe assediato, destino ultimo di tutte le opere di difesa senza più difese. A ben guardare, proprio per questo lo è. Forse. E comunque del fortino ha l’aria tenace, la sublime testardaggine di chi non vuol mollare un millimetro del territorio conquistato giorno dopo giorno, metro dopo metro. Con fatica, sudore, passione. Mille battaglie per poi alla fine ritrovarsi isola, non isolati, nel cuore della città, cresciuta a dismisura tutt’intorno nel mare vasto degli affari e degli interessi, delle mode e degli inganni del tempo, degli uffici e dei negozi. Ma se la parola è alimento per il cervello e lenimento per il cuore, se in principio era il Verbo e a seguire tutto il resto, questo non è più fortino e neanche avamposto. È solo un’oasi. Il luogo tangibile del tempo infinito. Sapere. Amare. Sognare.

La libreria, da sempre in piazza Mazzini, a Lecce, per essere precisi via Trinchese, compirà 50 anni nello stesso giorno in cui la titolare, Nostra Signora dei Libri, ne compirà 77. Accadrà quest’anno. Il 2 settembre. C’è tempo per formulare una frase di auguri più che decente, meno scontata. Un’impresa, considerato il luogo, visto il tema. Fine della divagazione. Avendo vissuto l’una per l’altra, anche nell’ordine inverso, hanno finito per assumere lo stesso nome, libreria e signora. Palmieri. Li distingue quel che i francesi, maestri di stile, indicano come “prénom”. Ecco: per lei, nel senso della donna, è Anna. All’anagrafe sarebbe Rizzo. Anna Rizzo. Storia passata. È seduta sulla sua sedia, a sinistra, due gradini dopo l’ingresso. È sempre lì. Il centro di gravità permanente di un universo di caratteri mobili. Di storie nobili. Di testi assiepati sugli scaffali, sopra gli scrittoi, per terra. Ovunque ci sia spazio.

Che poi, a dirla tutta, non è neppure il loro, di nome. Palmieri, nel senso di Edo, in realtà Gerardo, era un marcantonio approdato a Lecce da Barletta, via Bologna. La vita si diverte a tracciare le traiettorie, poche volte dritte, talora curve, spesso ingarbugliate. Era un calciatore, attaccante per l’esattezza. Giocava nel Bisceglie, lasciò gli studi Classici alla vigilia della Maturità per approdare in A col Bologna. Tra i compagni di squadra Eugenio Fascetti (sua la foto di squadra che campeggia all’entrata). Edo arrivò al Lecce alla fine della carriera. Serie C. Il tempo di contribuire ai successi dei giallorossi, sulla rampa di lancio verso la B, e coronare il suo sogno. Non l’unico, e tuttavia importante: aprire una libreria. Un luogo magico.

Se ne era innamorato a Barletta, frequentando quella del fratello di Elio Vittorini, Aldo. Libreria Europa si chiamava. Il nome lo aveva proposto proprio Elio, monumento della letteratura nazionale, da poco separato da Rosa Quasimodo, sorella di Salvatore, il premio Nobel, arte e sapienza ad alta concentrazione. Un omaggio al futuro, quel rimando all’Europa, tra il manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli e i Trattati di Roma per la nascita della Cee, poi Mec, poi Ue, poi pietra d’inciampo di ogni competizione elettorale. Comunque sia: testi selezionati, scelte accurate, letteratura mondiale in quei locali. Formazione socio-politica e culturale raffinata, insomma. Ecco la genesi. Questi i natali illustri, nobilissimi e perfetti. Chiusa parentesi.

Ricominciamo. Edo. A Lecce per lui non solo le sfide combattute sul campo di calcio. Fuori, uno di quegli incontri che ti cambiano la vita: Anna. Lei insegnante di Lettere e Filosofia; lui iscritto al Classico della città barocca per completare gli studi, privatista per forza di cose tra allenamenti, ritiri e partite della domenica. Liceo Palmieri, per l’esattezza. Tutto torna. Curioso, no? Per il programma di Filosofia gli avevano indicato proprio Anna: “È brava, puoi fare lezioni da lei”. Aveva 29 anni, il giovanottone. La prof 26. Intorno alla Filosofia si intrecciò la loro storia. Per prima cosa il diploma. Poi il matrimonio, nel 1967. Infine la libreria un anno dopo. Il ‘68. Un marchio di garanzia.

«Eravamo giovani. I ragazzi leccesi che frequentavano i licei e l’università furono i nostri primi clienti - ricorda Anna -. Crescemmo insieme in quegli anni intensi e tumultuosi. Oreste Massari, Antonio Caprarica, Annamaria Nassisi, Nino Perrotta, Antonio Donno, Antonio Montinaro, Raffaele Gorgoni, Lia Laforgia... Erano tutti qui; divennero i nostri amici. E lo sono rimasti. Ad attrarli era soprattutto Edo. Lui era unico. Come posso dire? Gentile, affabile. Mio marito era molto bello. Capace di un’empatia immediata. Doti rare, non trova? In fondo, è stato questo il segreto del successo della libreria». Piazza Mazzini cresceva tutt’intorno. «Era in fieri. L’area centrale non era ancora mattonata. Qui accanto da una parte c’era un sarto, dall’altra il più bravo tappezziere della città, tutt’intorno altre botteghe. Si capiva che questo sarebbe stato il centro commerciale di Lecce. Avevano appena aperto, o stavano per farlo, attività entrate poi a far parte della storia della città: Smart, la gioielleria Iacovelli, il Bar Domino, la profumeria Liguori. Così scegliemmo il locale per realizzare il progetto di Edo. Il nostro progetto. Dopo il matrimonio lui andò a giocare a Brindisi. Per un anno vivemmo lì. Poi il ritorno a Lecce: appese le scarpette al chiodo. Non ha mai avuto un grande rapporto con gli allenatori, ribelle com’era. Questa libreria ha segnato il destino dell’intera zona, ne ha tracciato la fisionomia: luogo di incontro, fucina di dibattiti, laboratorio di nuovi fermenti. Nella sua prima versione, tutto il locale era azzurro, anche il portaombrelli, in verità subito rotto. Chissà, forse un rimando ad un desiderio mai confessato di mio marito: indossare la maglia azzurra. Ma è solo un’ipotesi. Lui non me ne ha mai parlato».

Nell’ottobre 1982 la tragedia. La vita si ferma. Un incidente automobilistico sulla Lecce-Brindisi si porta via Edo Palmieri. Fine del sogno. Poco più di un anno dopo stessa sorte toccherà ad altre due bandiere giallorosse, Ciro Pezzella e Michele Lorusso, sempre sulla strada, solo un po’ più avanti, Mola di Bari. Il tempo non è mai clemente con i ricordi. Smussa gli spigoli, ma non cancella il dolore. Anna ha occhi dolci. Raccontare fa male. Si vede dal mare in tempesta che dal fondo inumidisce lo sguardo. «Non è stato semplice. Avevamo due figlie piccole, Lucia e Daniela. Io ero di ruolo a scuola. Ho lasciato la sicurezza dell’insegnamento per portare avanti la libreria, il nostro sogno. Chiudere avrebbe reso tutto ancor più insopportabile. Così sono rimasta. E sono ancora qui, ogni giorno, tutto il giorno».

Con lei lavorano le due figlie e il marito di Daniela, Luigi Tarantino. Per oltre vent’anni ha collaborato Claudio Maci, altro riferimento importante per chi era a caccia di novità, primizie, chicche letterarie. Da qui sono passati i principali autori: da Alberto Bevilacqua a Sveva Casati Modignani, da Vincenzo Cerami a Luciano De Crescenzo, da Giuseppe Pontiggia a Roberto Calasso (Anna racconta un aneddoto: «Calasso aveva dei parenti a Copertino. Un giorno un cliente mi chiede un bel libro, gli propongo “Le nozze di Cadmo e Armonia”. Lui era in libreria, non lo avevo riconosciuto. Si avvicina e mi ringrazia. Da allora mi invia sempre in anteprima i suoi lavori. E spesso viene la figlia a trovarci, perché il padre gli ha assicurato, bontà sua, che questa è “la libreria più preziosa di Lecce”). E poi Carlo Cassola, Sergio Staino, Catena Fiorello, Franco Cassano, Roberto Pazzi e tanti altri che a elencarli si finirebbe lo spazio.

Cinquant’anni di attività. Un punto di osservazione privilegiato su Lecce. Una testimonianza unica di resistenza in un mercato pressoché monopolizzato dalle grandi catene e stravolto da Amazon. «La città è cambiata. Non ha più la dimensione di una volta e questo modifica tutto. Un tempo era un bel vivere. Si poteva passeggiare con calma, incontrarsi per strada. Il ritmo facilitava i rapporti umani. Ora non più. E l’Università, che ha attirato presenze e interessi, non ha mai consolidato il suo rapporto col capoluogo. Peccato». I volumi si vendono, i fatturati crescono ma le librerie annaspano. «Lecce è cambiata anche in questo - spiega Anna -. Sono arrivate librerie importanti e spaziose, mentre internet ha rivoluzionato le modalità di vendita. Così questa, la nostra, diventa una forma di resistenza, con una fede ingenua e forte nella capacità di fare la differenza in un modo solo: trasmettere fiducia e condividere qualità. Chi entra qui sa di incontrare persone che i libri non solo li amano ma li leggono, li valutano, li consigliano. E se tu leggi un bel libro di sicuro la voglia di continuare a farlo non verrà mai meno. Io incarno il legame tra il passato e il presente. Il futuro sono le mie figlie, i nuovi progetti, i laboratori come quello di lettura creativa: ogni lunedì dei lettori forti raccontano al pubblico i testi da loro amati. Abbiamo un programma di incontri già pronto con Marcella Rizzo, Raffaele Gorgoni, Eraldo Martucci, Elisabetta Liguori, Massimo Greguccio, Nicola Savarese, Gabriele Rampino».

Nel 2007 Roberto Cotroneo ha raccontato la storia di Edo e Anna in un libro, “Questo amore”. E l’incipit vale l’opera: «C’è stato un giorno che l’ho creduto: mi sono guardata attorno, ho rivisto i suoi scaffali, quelli che aveva montato lui, e tutti i libri; i libri su due file: e sulla seconda fila ancora altri libri impilati con ordine. E mi è sembrato di vedere il suo sorriso. C’è stato un giorno che ho creduto di trovare la parola amore tutte le volte che si nascondeva dentro i libri. E ho sognato di cucire assieme tutte le parole amore per farne una lunga filastrocca: un ghirigoro che sapesse abbracciare il mondo. Come la linea dell’equatore riesce ad abbracciare la terra».

Il sogno di una vita insieme. Una libreria come pegno di amore. L’ultimo atto di un tempo infinito.


 
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Domenica 11 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 19:39