Nel mezzo del cammin... a ritmo di pop e di rock

Lunedì 26 Aprile 2021 di Claudia PRESICCE

Bob Dylan 1975: in Tangled up in blue canta di un uomo che a un certo punto della vita viene avvicinato da una donna che le porge un libro di poesie. È di un poeta italiano del tredicesimo secolo, e ognuna di quelle parole era vera e ardeva come carbone che brucia. And every one of them words rang true / E ognuna di quelle parole era vera / And glowed like burning coal . Un faro. Ci sono fasci di luce che attraversano anche i muri, sbucano dall'altra parte infilandosi anche nei forellini meno percettibili, finendo per oltrepassare l'ostacolo. Oggi a distanza di sette secoli possiamo scoprire quanto la scia lunga dell'opera di Dante Alighieri sia ancora viva, in mezzo a noi, e attecchisca come un seme portato dal vento anche dove meno ti aspetteresti di trovarla...

Sì, era la poesia di Dante nella citata canzone di Dylan, ma la notizia è che non solo si trova lì. Un altro esempio? Nel 1993 nell'ultimo album dei Nirvana, un anno prima del suicidio di Kurt Cobain, In Utero fiorirono riferimenti al canto XIII dell'Inferno: triste dirlo, però è proprio il canto dei Suicidi.

Si può continuare con le citazioni, qualcuno lo ha fatto e ne ha scritto un libro illuminante. Se qualche anno fa infatti un professore pugliese di larghe vedute si era preso la briga di rintracciare sequenze di matrice dantesca in pezzi musicali del pop italiano, questa volta ha alzato il tiro ed ecco guardare alla storia della musica più inviolabile di tutte, quella del rock, duro e puro. Nasce così Dante pop e rock. Le suggestioni Dantesche nella musica e nella cultura contemporanee di Trifone Gargano, docente di lettere, già professore a contratto di Didattica della lingua italiana per l'Università di Foggia, di Storia della lingua italiana all'Università di Stettino in Polonia, con all'attivo numerose pubblicazioni (ha recentemente curato l'edizione integrale con parafrasi della Divina Commedia). Ideale continuazione del suo Dante pop. Canzoni e Cantautori del 2018, in questo nuovo libro che dimostra ancora l'attualità e la duttilità del valore di Dante l'autore intende ribadire la sua predilezione per una interpretazione pop, nel senso di nazional-popolare, del poema dantesco, che ebbe, com'è noto, immediata e larga circolazione spiega.

Nelle intenzioni di Gargano c'è anche il rispetto dell'idea iniziale di Dante. «La fortuna pop della Commedia chiarisce fu determinata anche, direi, soprattutto, dalla scelta che Dante fece in favore del volgare. Scelta espressiva ch'egli stesso aveva teorizzato nel De vulgari eloquentia e che, negli stessi anni, intorno al 1304-1305, aveva pure praticato, a livello di prosa d'arte e dottrinaria, con la stesura del Convivio».
Come a dire che già lo stesso Alighieri aveva teorizzato una diffusione capillare (dunque pop) della sua opera rendendola egli stesso più accessibile di quanto avrebbe potuto. La immaginò viaggiare nei secoli dei secoli sì, ma celebrata sul palco di artisti indisciplinati e ribelli forse non proprio, però è successo davvero. In fondo lui stesso, a suo modo e per l'epoca sua, è stato un ribelle, uno che denunciava le storture della propria società, facendole passare per arte. E non è questo in fondo che fa il rock, da sempre, sin dai lontani esordi?

Addentrandosi nell'opera di Gargano così si ritrovano personaggi e titoli della musica contemporanea impensabili da ricollegare all'autore medievale fiorentino. È la dimostrazione di un'ispirazione mai spezzata legata all'aura della Commedia, una sorta di serbatoio immaginifico incredibile che continua a restare come un satellite culturale di riferimento in tutto il mondo.

Il viaggio tra le pagine comincia col Pop. Compaiono artisti come i nostri Negramaro con Mentre tutto scorre, dove Gargano ha rintracciato un riferimento al canto XVII del Paradiso, al colloquio tra Dante e Cacciaguida. Quest'ultimo invita il poeta a non stare zitto, ma, al contrario, a svolgere sino in fondo la sua missione di fustigatore delle alte cime della società, tenendo la schiena dritta, dinanzi ai potenti.
Compare anche il principe Francesco De Gregori ricordato per Vai in Africa Celestino! e per i suoi versi della Divina Commedia cadenzati al ritmo della pizzica pizzica sul palco della Notte della Taranta 2005. Poi ancora Venditti, Grignani, Guccini ecc.

Ma onestamente alcune pagine dedicate al rock risultano ancora più sorprendenti perché nell'immaginario più lontane dalla nostra cultura. Ecco infatti i Radiohead, il gruppo alternative rock inglese degli anni Ottanta con l'album Kid A del 2000.

«Già con il loro terzo album, Ok Computer, del 1997 spiega Gargano considerato come un'autentica pietra miliare del rock mondiale degli anni Novanta, le citazioni e i rinvii ai canti infernali danteschi erano diffusi e sistematici (dal canto XXXII dell'Inferno, il canto nel quale, com'è noto, prende avvio la tragica narrazione della tristissima storia del conte Ugolino, che si colora di fosche tinte cannibalesche)».

Ma non è tutto. In Kid A emerge il canto dell'Inferno XXIV, nel quale si narra della bolgia piena di serpi, dove, cioè, si trovano condannati i ladri, tra i quali Vanni Fucci, ladro sacrilego spiega Gargano. E si potrebbe proseguire, ma basterà leggere il libro. Qualcuno lo definisce dantismo creativo, in realtà è una reazione spontanea e slegata che riunisce artisti, al di là del tempo, dello spazio e della cultura di riferimento.
Ogni brano ricordato nel libro da Gargano presenta un codice QR per connettersi con lo smartphone alle canzoni citate. È il web infatti l'ultima frontiera.
 

Ultimo aggiornamento: 27 Aprile, 18:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA