Manni, casa editrice d’interesse storico

Lunedì 16 Maggio 2022

Importante riconoscimento per l’Archivio e la Biblioteca creati dall’editore salentino Piero Manni e da sua moglie Anna Grazia D’Oria e della loro casa editrice Manni che hanno ricevuto nelle scorse ore la Dichiarazione del Ministero della Cultura di interesse storico particolarmente importante

Si tratta di un provvedimento formale che riconosce la sussistenza dell’interesse culturale dei beni mobili o immobili, disciplinato dal Codice per i Beni culturali e del Paesaggio. In questo modo gli archivi della famiglia e della casa editrice sono divenuti a tutti gli effetti beni culturali sottoposti alla normativa di tutela prevista dallo stesso Codice per i Beni culturali e del Paesaggio.

Il 26 maggio la "presentazione" ufficiale

A illustrare le motivazioni di tale riconoscimento sarà il professor Cosimo Raffaele Pittella, Soprintendente dei Beni Archivistici e Bibliografici della Puglia e Basilicata, durante l’incontro che si svolgerà il 26 maggio alle 18.30 ai Cantieri Teatrali Koreja di Lecce per la presentazione del libro postumo di Piero Manni “Millanta facce. Racconti dal Salento”. 

La dichiarazione dell’interesse storico è un provvedimento che viene emanato, su proposta della Soprintendenza archivistica, dalla competente Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici. Una procedura abbastanza lunga e complessa che ha visto gli inviati della Soprintendenza impegnati a studiare tutte le carte e gli archivi digitali durante diverse visite alla casa editrice e all’abitazione privata dei Manni. Gli effetti principali della Dichiarazione sono ora che lo spostamento, il trasferimento e lo scarto, così come il riordinamento, l’inventariazione, il restauro e la riproduzione fotografica o digitale degli archivi devono essere autorizzati dalla Soprintendenza archivistica. La loro tutela è affidata al privato proprietario, possessore o detentore dell’archivio, il quale però è tenuto, in particolare, a garantirne la conservazione, a provvedere alla sua inventariazione nel tempo e a consentirne la consultazione da parte degli studiosi che ne facciano richiesta, così come previsto dal Codice in materia di protezione, conservazione, circolazione dei beni culturali.

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