Investire in psicologia per il benessere della società

Mercoledì 26 Giugno 2019 di Sonia MELGIOVANNI
Siamo immersi in un contesto storico culturale in cui le grandi strutture di inquadramento e di regolazione della vita sociale e culturale (miti e ideologie, credenze e religioni, autorità e gerarchia - A. Touraine; 1965), attraversano un periodo di criticità, se non inconsistenza. I cedimenti, le disorganizzazioni e le ricomposizioni di questi garanti della vita sociale colpiscono in primo piano i garanti della stessa vita psichica. La cosiddetta società liquida, costituisce un’esperienza che influisce notevolmente sull’equilibrio e la stabilità identitaria e psicologica degli individui, provocando spinte destabilizzanti e frammentanti che tendono a compromettere la costruzione e l’integrità psichica delle persone. Anche le relazioni e i legami (sociali e familiari) appaiono meno efficaci nello stabilizzare l’identità perché si rivelano sempre più ambigui, percorsi da forti pulsioni individualistiche e competitive. La loro fragilità si connette anche alla diminuzione dei luoghi e delle occasioni di dialogo e confronto che le organizzazioni propongono e legittimano per i loro membri.

Il crescente ricorso alla violenza e all’esasperazione dei toni deriva proprio da questo contesto che, se non letto e interpretato in modo appropriato, rischia di produrre risposte inefficaci. Siamo quindi immersi in una società che genera malessere psicosociale, il malessere si manifesta in condotte auto lesive, dipendenti, di violenza verso i più deboli (donne, bambini, anziani, migranti, omosessuali). Queste forme di violenze sono agite a volte in una dimensione individuale (femminicidi, figlicidi), altre in forme sociali o legali (vedi lotta all’immigrazione, inasprimento delle pene, leggi sulla legittima difesa, ricorso alle armi).

A fronte di tali molteplici problematicità, si rischia di proporre soluzioni semplificanti, di tipo assistenziale, che nulla possono, se non appiattire su un unico binario, in una logica binaria, una platea di soggetti e problematiche sociali varie e differenziate. Il predominio del codice economico/finanziario rispetto alla gestione dei servizi ha prodotto una perversione del sistema. Se l’obiettivo dei servizi sanitari non è la salute dei cittadini, bensì il mantenimento del bilancio, si perde la connessione fra i valori per cui i servizi sono nati e la loro operatività. Più ancora, si osserva sempre di più un livello di deumanizzazione che non riguarda solo i pazienti, ma anche gli operatori.

Quale può essere il contributo della professionalità psicologica.
La logica della valutazione a tutti i costi, rispetto alle capacità genitoriali, di guida automobilistica, attitudinali, psicopatologiche e via di questo passo, non possono risolvere le questioni, se non si pensa a una presa in carico dei problemi che si evidenziano. 

Con la legge 180/1978 si chiusero definitivamente i manicomi: fu quella l’occasione per porre l’attenzione al “territorio”, dove erano più presenti gli psicologi, e con essa la necessità di concepire un modello d’intervento integrato fra più figure professionali che potesse trattare i diversi ordini di problemi psicosociosanitari posti dall’utenza. Nello stesso periodo, in seguito alle lotte femminili e all’ingresso delle donne nel sistema di produzione, nacquero i consultori, gli asili nido, per sollevare le donne dal lavoro di cura nelle famiglie.
Con il passare del tempo, lo spazio dedicato alla cura si è progressivamente eroso a favore di interventi di valutazione da un lato e riabilitazione dall’altro. I consultori e i servizi materno-infantili sono costantemente alle prese con le richieste di certificazioni per scuole, tribunali, affidi ecc. Nei Dipartimenti di Salute Mentale gli psicologi, che via via sono in pensionamento, non vengono sostituiti, al loro posto si pensa di assumere terapisti delle riabilitazione o educatori; allo stesso tempo si vanno a dismettere servizi che hanno avuto nel tempo una funzione cardine all’interno del tessuto sociale dei nostri territori, quali i Centri di Salute Mentale (come nel caso della ASL di Brindisi), a favore di strutture del privato che, in nessun modo, possono sostituirsi al ruolo delle istituzioni pubbliche. La presenza di un tipo di operatori piuttosto che un altro qualifica il tipo di cultura organizzativa e di servizio offerto. Investire nei farmaci e nella riabilitazione, piuttosto che nella prevenzione e nella cura, vuol dire avere sempre maggiore cronicità e minori servizi per i cittadini.

Investire in psicologia, tenendo conto anche di una presa in carico dei problemi e non solo della loro valutazione, può rispondere alle esigenze che la società manifesta. Il tema sarà oggetto dell’incontro, aperto al pubblico, tra rappresentanti delle istituzioni e professionisti, organizzato da Altra Psicologia (associazione di politica professionale degli psicologi italiani più rappresentativa della categoria) per domani - venerdì 28 giugno - a Bari dalle 15 alle 19 presso Polifunzionale Studenti in piazza C. Battisti, 1.


Sonia Melgiovanni
Altra Psicologia - Puglia
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  Ultimo aggiornamento: 20:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA