Scattano le manette: finisce in trappola il clan dei “cravattari”

Il clan degli usurai è caduto in trappola all’alba di ieri. Con la pioggia di arresti e provvedimenti cautelari eseguiti dai carabinieri del comando provinciale. In quattordici sono stati travolti dalla burrasca scatenata da un piccolo esercito di cento militari. Cinque persone sono finite in carcere e altre tre ai domiciliari. Mentre per sei indagati il gip ha disposto la misura dell’obbligo di dimora. Ad attenuare la portata della retata i troppi anni passati tra gli episodi contestati e il blitz di ieri.

Il business dell’usura veniva gestito in una macelleria di Palagiano. Al banco bastava chiedere “agnelli” o “carne” per ottenere un prestito. Quelle parole chiave, però, hanno aperto la porta della disperazione a diversi imprenditori e commercianti in crisi di liquidità del versante occidentale della provincia, nel triangolo compreso tra Palagiano, Palagianello e Castellaneta. Perché con quella richiesta si entrava nel tunnel senza uscita dell’usura. Un inferno orchestrato da una rete di cravattari che imponeva tassi che sfondavano il tetto del 120% su base annua. Interessi stellari che hanno spinto sul lastrico le vittime, giunte sul punto di consegnare agli strozzini le loro attività. Ad accendere i riflettori sull’organizzazione la denuncia presentata sette anni fa da una delle vittime. Un allevatore che si era stancato di vivere sotto il tacco dei cravattari. Quel primo varco nel muro dell’omertà ha spalancato uno scenario sconcertante. Sino a giungere al blitz di ieri, battezzato il “signore degli agnelli”. Nella retata sono rimaste coinvolte 14 persone, dodici delle quali rispondono di associazione per delinquere finalizzata all’usura ed al riciclaggio, una di tentata estorsione in concorso e l’ultima di concorso in usura. Tutto è cominciato con quella denuncia raccolta dai militari di Palagianello, guidati dal maresciallo Damiano Maio.

 
 

Così si è riusciti a portare a galla la rete di prestiti illegali e quei tassi da capogiro. Interessi del 10% ma anche del 12% al mese facevano da moltiplicatore facendo schizzare alle stelle le somme da restituire. Basti pensare che nel corso delle indagini sono stati sequestrati contanti e cambiali per mezzo milione di euro. A tirare le fila una organizzazione nella quale ognuno aveva il suo ruolo. Tre i livelli inquadrati dai carabinieri: il vertice, i procacciatori di clienti e i finanziatori. Al timone è indicato il 56enne Fernando Rizzi, conosciuto come “u Rizz”, imprenditore edile di Palagiano, con alle spalle anche una accusa di associazione mafiosa nell’ambito dei cosiddetti “compari di Palagiano”. Da luogotenente e finanziatore, invece, avrebbe fatto il 61enne palagianese “Capu Torta”, al secolo Nunzio Ruffino. Lui avrebbe alimentato il fiume di denaro affidato a Vincenzo Carone, macellaio 46enne di Palagiano. Carone, detto “Cià Cià” dal banco della sua macelleria avrebbe curato i rapporti con commercianti e imprenditori sotto usura. «Alla base di questa indagine - ha detto ieri il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Andrea Intermite - la spiccata capacità dei carabinieri di agire sul territorio e penetrare realtà criminali in cui il silenzio, l’omertà e anche la vergogna delle vittime fanno da argine».
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Giovedì 22 Settembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 23-09-2016 16:21