La politica e il bene comune nell'esempio di Aldo Moro

Domani ricorre il centenario della nascita di Aldo Moro, avvenuta a Maglie ove da poco tempo la famiglia si era trasferita per ragioni di lavoro. Il padre, Renato, che per i suoi studi divenne il caposcuola di un nuovo ramo del diritto, quello scolastico e la madre, Fida Sticchi, cattolica impegnata a diffondere tra le donne la consapevolezza dei loro diritti.

Erano stati assegnati entrambi alla scuola elementare magliese, lui come direttore didattico e, lei, come insegnante. Dopo la nascita di Aldo, la famiglia si trattenne a Maglie soltanto quattro anni per trasferirsi, dopo, a Taranto. In quella città, il Nostro conseguì la maturità classica presso il liceo “Archita” con voti altissimi tra i quali spicca un significativo dieci in matematica, eccezionale per tempi in cui la valutazione degli allievi era molto severa. Studiò giurisprudenza a Bari e in quell’Ateneo, che ora porta il suo nome, dopo pochi anni dalla laurea divenne docente di filosofia del diritto e di diritto penale. Avrebbe voluto impegnarsi soltanto nella ricerca scientifica, ma l’insistente sollecitazione dell’arcivescovo Marcello Mimmi lo convinse a dedicarsi anche alla politica. Venne eletto, quindi, all’Assemblea Costituente nel 1946 e chiamato a far parte della “Commissione dei 75”, che aveva il compito di predisporre il testo del nuovo statuto.
Della permanenza a Maglie, Moro ricordava soltanto – come mi riferì la moglie Eleonora – che, sdraiato pigramente sul lettino, guardava la volta a crocera della stanza chiedendosi e chiedendo come mai le pietre non cadessero. Spesso sono tornato al racconto della signora Eleonora, pensando che quella stessa domanda sarà tornata alla mente dell’illustre magliese tutte le volte in cui, negli studi di filosofia del diritto come nell’azione politica, ha tentato di tenere unite, rendendole produttive, realtà diverse e contrapposte.

Moro visitò spesso la città natale, pur essendo Bari il centro dei suoi interessi universitari e politici. La prima volta tornò nel 1946 per parlare su San Tommaso d’Aquino all’inaugurazione dell’anno sociale della Gioventù Studentesca e, l’ultima, esattamente undici mesi prima del rapimento, il 16 aprile 1977, per inaugurare una mostra di paleontologia e tenere un comizio. In quel trentennio le occasioni per rivedere Maglie ed il Salento furono numerose: una mostra fotografica, allestita dall’Università delle Tre Età nella casa ove nacque con il suggestivo titolo “Moro a casa sua”, offre ora la possibilità di verificare il continuo interesse per gli eventi culturali, sociali e politici del nostro territorio che egli seguì sempre con particolare partecipazione. Qualche incomprensione si ebbe soltanto in occasione dell’istituzione dell’università a Lecce perché Moro, come quasi tutti gli accademici italiani, diffidava di un ateneo creato ad iniziativa degli enti locali ma, quando ne constatò la serietà, non oppose ostacoli, anzi si impegnò per il riconoscimento legale degli studi e per la statizzazione.
La ricorrenza centenaria sarà ricordata in molte località, ma due cerimonie assumeranno un particolare significato; quella presso il Quirinale - ove il presidente Mattarella troverà certamente le parole giuste per esprimere il sentimento di gratitudine della Nazione per Moro e per tutte le vittime di dieci anni di diffusa follia durante i quali la violenza terroristica e la colpevole convivenza di molti misero a soqquadro la Repubblica – e quella di Maglie, che durerà l’intera giornata del 23 prossimo.
Poiché è prevedibile che i mass media daranno rilievo alla cerimonia del Quirinale e poco o nessuno a quella della città natale, può tornare utile informarne almeno i salentini perché vi prendano parte o, comunque, idealmente si associno.

La giornata magliese è articolata in tre fasi ognuna delle quali ha un particolare significato. La prima fase è costituita dall’assemblea degli studenti dell’ultima classe di tutti gli istituti di secondo grado della città per discutere sull’attualità del pensiero di Moro. Interverrà all’incontro la sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione, sen. Angela D’Onghia. Non è la prima volta che la scuola magliese si pone quella domanda. Ogni anno, infatti, nel giorno dell’assassinio, durante una pubblica cerimonia, a turno, gli allievi illustrano i risultati di ricerche da loro condotte su Moro politico e studioso, così da approfondire e tramandare la memoria.

La seconda fase della manifestazione è costituita dal convegno su “Il contributo di Aldo Moro alla Costituzione ed agli studi di diritto”. Le relazioni - affidate ai presidenti emeriti della Corte costituzionale professori Di Siervo su “Moro e “la Costituzione rigidamente democratica ed arditamente sociale” e Flick su “Il percorso di Moro nel diritto penale: dalla legge alla persona” nonché quella del prof. D’Agostino, presidente dei giuristi cattolici, su “Moro e la teoria del diritto” – offriranno certamente un importante contributo all’approfondimento del ruolo che egli ebbe nella cultura giuridica del Paese. Sia nella prima che nella seconda parte della manifestazione è evidente la volontà di sottrarre il ricordo di Moro all’inconcludente, almeno sin ora, ricerca di ulteriori notizie sulla prigionia e sull’assassinio per privilegiare, invece, l’approfondimento della sua ricca lezione ideale. Infatti, sino a quando gli autori del crimine ancora in vita non sveleranno tutto ciò che sanno e sino a quando non saranno scoperti eventuali documenti negli archivi di stati esteri, è arduo sperare di scoprire cose nuove sulla terribile vicenda che, non va mai dimenticato, non riguarda soltanto Moro, ma l’intera strategia delle BR la quale insanguinò l’Italia per più di un decennio.
Infine, la terza fase prevede il sorvolo del cielo di Maglie da parte della Pattuglia Acrobatica Nazionale dell’Aeronautica Militare ed il concerto eseguito dalla Fanfara del comando scuole della 3a Regione Aerea. La domanda è inevitabile: cosa centra l’Aeronautica? Lo Stato Maggiore dell’Arma Azzurra ha voluto associarsi al ricordo di Moro il quale, durante la seconda guerra mondiale, fu suo disciplinato sottufficiale ed unirsi all’omaggio al grande salentino, figlio della terra in cui l’Aeronautica è rinata dopo le vicende dell’8 settembre 1943.
A parte le celebrazioni, che pure hanno valore e significato non trascurabili, Moro è un nostro autorevole contemporaneo che ci invita ancora a superare gli steccati; a trovare con tutti, attraverso un rispettoso confronto anche quando le posizioni sembrano inconciliabili, punti di sintesi e percorsi comuni; a tenere sempre presente che la politica è fatta per l’uomo e che il suo fine è il bene comune; a ricordarsi che “la stagione dei diritti può essere effimera se in tutti, proprio in tutti, non nasce un nuovo senso del dovere”.
 
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Giovedì 22 Settembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 12:56