Fischi a Donnarumma, Marco Mazzocchi: «Scandalizzarsi non ha senso. Per i tifosi viene prima il club e poi la Nazionale»

Giovedì 7 Ottobre 2021 di Domenico Zurlo
Fischi a Donnarumma, Marco Mazzocchi: «Scandalizzarsi non ha senso. Il tifoso tifa prima il club e poi la Nazionale»

Fischi a Donnarumma, giusto o sbagliato? Ha fatto molto discutere sui social l'accoglienza al portiere del Paris Saint-Germain che gli hanno riservato i suoi ex tifosi del Milan, dalla curva Sud dello stadio San Siro dove ieri sera l'Italia ha perso con la Spagna nella semifinale di Nations League. Fischi, urla e buu di disapprovazione che hanno diviso l'opinione pubblica, tra chi pensa che contestare un giocatore della propria Nazionale sia sbagliato, e chi invece giustifica i tifosi milanisti perché feriti dal modo in cui si è interrotto il suo rapporto col club rossonero.

 

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Non del tutto contrario ai fischi al portierone azzurro è Marco Mazzocchi, storico volto Rai, secondo cui la contestazione di ieri «era preventivata e preventivabile - spiega a Leggo - Donnarumma stesso sapeva perfettamente che ci sarebbero stati, dato che da alcuni anni aveva perso il feeling con la tifoseria milanista per questo suo desiderio di andare altrove. Scandalizzarsi perché lo hanno fischiato significa non conoscere il mondo del calcio e il mondo del tifo».


«Un conto sono i fischi, un conto sono gli striscioni del tipo "stai attento se giri per Milano" - continua Mazzocchi - finché ci si limita al fischio, ci sta. Non è stato bello perché ieri sera rappresentava la Nazionale, ma ha giocato per anni nel Milan, era ovvio che nel momento in cui tornava nel suo ex stadio i tifosi lo fischiassero. I fischi hanno una loro motivazione, anche sentimentale: ti ho amato, ti ho tifato, e tu sei andato via senza far sì che il club ricevesse del denaro. Chi nel nostro mondo conosce il calcio e si meraviglia, o fa finta di non conoscere questo mondo, o ha sbagliato lavoro».


Mazzocchi critica anche alcune interpretazioni arrivate sui media tra ieri sera e questa mattina: qualcuno ha paragonato i fischi a Donnarumma ai buu razzisti nei confronti di Koulibaly e Osimhen a Firenze, altri hanno definito i tifosi che hanno fischiato 'teppisti'. «Per me un teppista non è uno che fischia, ma uno che mi mette le mani addosso, che usa violenza - spiega - I buu razzisti, i cori contro il Vesuvio o a evocare l'Heysel sono tutta un'altra cosa. Se mettiamo tutto allo stesso livello finiamo per non dare la giusta importanza alle cose e si rendono meno gravi i cori razzisti». Quanto all'errore che nel primo tempo poteva costargli un gol subìto, Mazzocchi aggiunge: «Il portiere non è come l'attaccante. L'attaccante corre per 90 minuti, può fregarsene dei fischi: per il portiere è diverso, può passare 10-15 minuti fermo e solo tra i pali e i fischi e gli insulti dagli spalti li sente tutti. Ci può stare che fosse deconcentrato per i fischi e possono aver inciso in quell'errore».


Pochi giorni fa Donnarumma, in un'intervista, aveva detto che quando legge gli insulti sui social si fa una risata. «Chi ha un profilo pubblico indossa una maschera - conclude Mazzocchi - se sul web fanno una shitstorm contro di me posso anche dire che non mi interessa, ma ci rimango male, non sarei capace di ridere e dubito che lo faccia lui». Infine una chiosa sulla natura stessa dei tifosi: «Gli italiani tifano innanzitutto il proprio club, poi la Nazionale. Il calcio è campanile puro - le sue parole - Secondo me si doveva parlare più dei fischi all'inno spagnolo, un Paese civile non può accettare una cosa simile. Mi sarebbe piaciuto un gesto eclatante da parte dei giocatori, tipo un abbraccio agli spagnoli, qualcosa così. Quelli sono i fischi da condannare».

Ultimo aggiornamento: 21:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA