Fondi della Lega, nell'inchiesta spunta fiduciaria a Panama

Sabato 12 Settembre 2020
Fondi della Lega, nell'inchiesta spunta fiduciaria a Panama

Portano fino a Panama le indagini sui fondi della Lega. Spunta infatti una fiduciaria panamense domiciliata in Svizzera nell'inchiesta della Procura di Milano che ha innescato i domiciliari per Alberto Di Rubba, ex presidente della Lombardia Film Commission e direttore amministrativo della Lega al Senato, Andrea Manzoni, revisore contabile per il Carroccio alla Camera, l'altro commercialista Michele Scillieri e suo cognato Fabio Barbarossa.

Parte degli 800mila euro incassati dal «gruppo» con la vendita gonfiata di un immobile alla LFC, operazione «schermo» per intascare finanziamenti regionali alla Fondazione, sarebbe finita sulla società panamense. Quasi 300mila euro in tutto. È uno dei punti che le indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, dopo le analisi anche sulla fiduciaria italiana Fidirev, vogliono chiarire riguardo alla «destinazione finale» di una tranche della «provvista» creata con l'affare sul capannone privo «di una reale giustificazione economica».

 

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Ci sono le dichiarazioni della segretaria della Lombardia Film Commission e le dichiarazioni di Luca Sostegni, il prestanome fermato lo scorso luglio mentre fuggiva in Brasile, ma soprattutto nell'ordinanza che ha portato ai domiciliari, con le accuse di peculato, turbata libertà d'asta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte dei commercialisti della Lega, Andrea Manzoni, Alberto Di Rubba e Michele Scillieri, ci sono i passaggi di soldi, che dimostrano che gli 800mila euro pubblici, impiegati dall'ente regionale per comprare un capannone,comprato poco prima dalla società Andromeda, amministrata da Sostegni, per 400mila euro, siano finite nelle casse dei professionisti.

Ed è stata avviata da giorni una rogatoria nel Paese elvetico per seguire i flussi del denaro nell'ipotesi di ' fondi nerì raccolti dai commercialisti del Carroccio. Intanto, il procuratore Francesco Greco, in merito a notizie di stampa «riguardanti un incontro cui avrebbero preso parte anche Parlamentari» ha voluto precisare «che, nel corso di quell'incontro, non era attivo alcun captatore informatico».

Gli investigatori hanno raccolto elementi dalle loro attività, tra cui analisi di intercettazioni, su una cena a Roma a fine maggio tra alcune persone, tra cui Manzoni. Il captatore 'troyan' era attivo sui telefoni di Scillieri e del presunto prestanome Luca Sostegni (non presenti) e non su quelli di Manzoni e Di Rubba, tra l'altro molto legati al tesoriere leghista e deputato Giulio Centemero, già imputato a Milano e Roma per finanziamento illecito. Per questo, oltre ad una ricostruzione basata su conversazioni in cui si citano nomi di persone tra cui quello di Matteo Salvini, nell'inchiesta allo stato non si può avere certezza sul fatto che alla cena fossero o meno presenti, tra gli altri, il leader della Lega e Roberto Calderoli.

«Per quel che mi riguarda quella cena non c'e mai stata», ha spiegato il vicepresidente del Senato. Pare certa la presenza di Manzoni e del senatore Stefano Borghesi. Stando agli accertamenti, Manzoni ed altri si incontravano di solito nella Capitale e in quel periodo erano preoccupati per alcuni articoli pubblicati e per il licenziamento del direttore della filiale Ubi di Seriate (Bergamo) presso la quale Di Rubba e Manzoni avevano aperto conti. Da un'intercettazione emerge anche la loro preoccupazione di aver messo nei «guai» la Lega. Al direttore di banca i due chiesero, ha raccontato lui stesso a verbale all'aggiunto Eugenio Fusco e al pm Stefano Civardi, di aprire «conti» intestati alle «associazioni regionali» del Carroccio.

«Non sono preoccupato per la semplice ragione che non ci sono i motivi per esserlo», ha commentato il leader leghista. E il vicesegretario Giancarlo Giorgetti dei commercialisti ha detto: «Conoscendoli io ho fiducia in loro e quindi ho fiducia nella giustizia». A Sostegni, che sta collaborando, gli inquirenti hanno posto domande sull'approdo finale dei soldi. Sostegni, però, ha chiarito che la «mente» delle operazioni, anche quelle a lui sconosciute e nel mirino dei pm, era Scillieri. E in uno dei verbali ha riportato una battuta che il professionista avrebbe fatto: rispose «servono per la campagna elettorale» alla sua domanda «che ve ne fate di tutti questi soldi?». Scillieri, si legge negli atti, «è uomo di assoluta fiducia» di Di Rubba. Allo stato tracce di denaro che va alla Lega non sono state trovate nelle indagini che, tuttavia, si intrecciano con quelle genovesi sul riciclaggio dei famosi 49 milioni di euro. E l'inchiesta milanese si concentra pure su Francesco Barachetti, imprenditore nel campo edile, secondo i pm, legato «al mondo della Lega».

Ultimo aggiornamento: 19:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA