Die Welt, il Covid e la mafia italiana: il logoro mix di cliché e razzismo

Die Welt, il Covid e la mafia italiana: il logoro mix di cliché e razzismo
di Mario Ajello
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Giovedì 9 Aprile 2020, 13:43 - Ultimo aggiornamento: 14:49

Anche basta, come nel gergo di quaggiù. Perché non fa onore alla cultura tedesca riproporre a oltranza il cliché logoro e falso dell’Italia-Mafia. Se ci si volesse mettere, ma non lo vogliamo affatto, sullo stesso livello della nuova-vecchia polemica scatenata dal quotidiano tedesco Die Welt - «Con i Coronabond l’Italia finanzierebbe Cosa Nostra» - si potrebbe reagire dicendo che comunque i capitali della mafia e della 'ndrangheta che arrivano in Germania sono spesso accettati di buon grado.

Ma appunto, guaina scendere di livello. Anche se stavolta verrebbe la voglia, perché il misto di disprezzo e di ignoranza che trasuda dall’offensiva anti italiana e anti europea - non hanno capito gli amici tedeschi che se affossano noi affossano anche gli altri, compresi loro stessi che non saprebbero più dove piazzare le merci? - di Die Welt arriva in un momento in cui già la sofferenza è grande e se a questa vengono aggiunti i pregiudizi razzisti di chi non è autorizzato a darli la pazienza può tracimare oltre il limite.

Oltretutto attaccare così bassamente il nostro Paese che sta dando lezione di comportamenti anti virus a tutti, ed è diventato un modello europeo e mondiale di lotta all’epidemia, svela miopia e intempestività. E quasi una sorta di invidia per come una nazione che a certi tedeschi, ma a molti altri no, è sempre apparsa irresponsabile stia invece dimostrando di sapere essere all’altezza della tragedia. Verrebbe da dire abbasso Die Welt ed evviva Der Spiegel che ieri ha ammesso che sarebbe “gretto e vigliacco” non aiutare l’Italia in questa fase di massimo bisogno.

Si pensava che i luoghi comuni tedeschi sul Belpaese riassunto in un piatto di spaghetti sormontato da una pistola di un boss mafioso - secondo la celebre immagine di copertina dello Spiegel di qualche anno fa - si fossero esauriti davanti alla vicenda di una nazione, la nostra, che forse sconfiggerà il virus ma intanto ha sconfitto la mafia, almeno nella sue punte più virulente. Ma niente, certi riflessi condizionati che vengono da lontano - coniugati a interessi politici ben precisi e di natura contingente - sono più forti di ogni valutazione di merito. E questo è un peccato anzitutto per chi, come una parte della Germania, si attarda nel diffonderli facendo fare pessima figura agli altri tedeschi che non lo condividono affatto.

Basti pensare a quello che ha detto l’ex premier tedesco, Gerhard Schroeder, l’altro giorno: e cioè che la Germania deve avere nei nostri confronti, e nei confronti dell’Europa, del «doveri di solidarietà» perché ogni volta che ha avuto bisogno di aiuti - e basti pensare a come era ridotto quel Paese dopo la prima e dopo la seconda guerra mondiale - lo ha ricevuto.
Il problema è che anche quando solidarizzano con noi spesso i tedeschi non riescono a farlo al netto degli stereotipi.

Bastava vedere l’altro giorno l’intera pagina della Bild Zeitung dedicata all'Italia, il «Paese più colpito dal Coronavirus». Una pagina affettuosa, sin dal titolo e dall'incipit: «Siamo con voi e piangiamo con voi». Poi, però, il solito elenco di luoghi comuni: il tiramisù, Rimini, Capri, la Toscana, Umberto Tozzi e, per quelli più raffinati, Paolo Conte. La voglia di emulazione, inseguendo la «vostra rilassatezza che vi abbiamo sempre invidiato». Come anche la bravura nel cucinare, la pasta, il Campari, la dolce vita. Manca solo il mandolino. Conclusione: «Ciao Italia, ci rivedremo presto, a bere un caffè, o un bicchiere di vino rosso. In vacanza oppure in pizzeria». Magari con il solito bel piatto di spaghetti condito con la pistola?

Era già successo nella crisi economica, quando secondo carta stampa teutonica i greci volevano pagarsi i loro vizi con i risparmi dei pensionati tedeschi e invece i soldi di tutta l'Europa servirono soprattutto rimborsare i crediti spericolati delle banche tedesche. Ed era già successo durante la crisi degli immigrati, quando parte dell’opinione pubblica in Germania accusava i Paesi del Sud di aprire le porte ai nuovi barbari.

Per fortuna certi giornali tedeschi non sono - lo ripetiamo - tutta la Germania. E questa è una consolazione. Ma se i tedeschi non vogliono stare a sentire noi italiani, almeno ascoltino loro stessi. Come dice Juergen Habermas, il più grande filosofo tedesco vivente, «se il Nord non aiutasse il Sud, perderebbe non solo sé stesso, ma anche l'Europa». Ed è meglio anche per loro tenersela, alleggerendosi invece di certi paraocchi fatti di egoismo e di particolarismo che fanno dubitare che la Germania sia la grande nazione che è.

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